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DALLA VIA DEL POSSIBILE AL VERTICALISMO

 

 

Origine dell’Universo dal Nulla Campo di possibilità.
La vita. L’uomo. La società. La politica.

Il Verticalismo (“corrente” artistica e culturale).

Cronistoria del Verticalismo: 1973-2017

 

 

Salvatore Commercio

Teorico e fondatore del Verticalismo

(la via del possibile)

 

 

Premessa

 

 

 

Pensando all’ Universo che osserviamo in espansione (come ebbe a dimostrare Edwin Hubble, nel 1929), dinamico dall’ infinitamente grande all’ infinitamente piccolo, niente può convincermi che sia nato da “una massa infinitesima immobile” come vuole la teoria del Big Bang (modello standard tutt’oggi il più accreditato e considerato ufficiale). Secondo quest’ ultima l’ universo ha avuto origine circa 14 miliardi di anni addietro (il range varia da 14 a 19 miliardi, a seconda del valore della costante di Hubble applicato. Come dire che, oggi, il raggio visibile del cosmo in espansione è di 140 mila miliardi di km. E’ finito e illimitato. Nei suoi primi istanti tutto l’ Universo era contenuto in 10 miliardesimi di miliardesimo di miliardesimo di millimetro (per avere un’idea di questa grandezza infinitamente piccola vale la pena ricordare che un protone è un millesimo di miliardesimo di millimetro).

I teorici dell’ esplosione calda non attribuiscono un’ origine all’ “atomo primordiale”, teorizzato dall’ abate belga  Georges Lemaitre nel 1927 e perfezionato nel 1950 da Fred Hoyle; vale a dire era lì da sempre e costituiva l’ intero universo.

Ci si chiede: ma se lo spazio infinitesimo superdenso si trovava lì da un tempo infinito a rigore di logica doveva rimanere per sempre nel suo stato: non sarebbe dovuto esplodere. Ovviamente, si preferisce questo aspetto oscuro a un Universo che possa nascere da un “universo altro” (diversamente concepito), idea che nettamente viola il principio della conservazione dell’ energia. Per non parlare del problema di che cosa, a un certo istante, avrebbe reso instabile “l’ atomo”.

Stephen Hawking: “Siamo abituati a credere che gli eventi siano causati da eventi antecedenti, i quali a loro volta sarebbero causati da eventi ancora antecedenti: vi è una catena di causalità che si spinge fin nel remoto passato. Ma supponiamo che la catena abbia avuto un inizio. Supponiamo che vi sia stato un primo evento. Che cosa lo causò? Era un problema che gli scienziati non avevano molto voglia di affrontare e che cercavano di eludere. Alcuni, come i russi, sostenevano che l’ universo non aveva un inizio; altri affermavano che quello dell’ origine dell’ universo era un problema non già scientifico, bensì metafisico o religioso. A mio avviso, un simile atteggiamento non è degno di un vero scienziato. Se si sospendono le leggi di natura all’ inizio dell’ universo, non si sarà tentati di sospenderle anche in altri momenti? Non è una legge quella che è valida in determinate circostanze e non in altre”.

Rivale della teoria del Big Bang, è stata, per molti anni, il modello dello “stato stazionario” sviluppato da Fred Hoyle, Hermann Bondi e Thomas Gold nel 1948. Per dirla molto all’ ingrosso, questo universo è immutabile su larga scala per via della creazione continua della materia (pari a un decimo di grammo al secondo in un volume di spazio grande quanto il sistema solare) che controbilancia la rarefazione determinata dall’ espansione degli ammassi di galassie. Sì, perché anche questo universo (che non muove da una singolarità) si espande, se immaginiamo la carica del protone leggermente superiore a quella dell’elettrone (peraltro mai riscontrata). Più semplicemente, nubi di idrogeno con carica positiva possono sopraffare la forza gravitazionale e espandersi. In breve, un universo perfettamente calcolato in accordo con la Legge di Hubble.

Lo “stato stazionario” viene del tutto abbandonato nel 1965, subitodopo la scoperta della radiazione cosmica di fondo (residuo del big bang, locuzione dovuta proprio ad Hoyle)  per opera degli ingegneri Arno Penzias e Robert Woodrow Wilson, della Bell Telephon. Per tale scoperta nel 1978 ricevettero il Premio Nobel per la Fisica. (Va ricordato che Il fisico George Gamow  l’aveva già teorizzata a metà degli anni ’40).

Intanto, la cosmologia del terzo millennio si arricchisce di nuovi scenari. Rivoluzionarie scoperte, di cui faremo cenno più in là, riaprono il dibattito di sempre sull’ origine dell’ universo, della sua evoluzione e persino della sua natura più alta: la vita.

Noi, in questa storia cosmologica (fatta anche di dispute) ci inseriamo con un “nuovo” pensiero forte: il Campo di possibilità o “la Via del possibile” (su cui abbiamo investito anche sul piano di una “corrente” artistico-culturale e sociale: il Verticalismo), e lo facciamo navigando nelle acque della filosofia della scienza. Seguiremo passo passo questa nostra “via” cosmologica (non standard), la cui divulgazione, attraverso svariate pubblicazioni supportate da una lunga serie di conferenze e attività culturali, affonda le radici nei primi anni ’70. Oggi possiamo dirlo: già conta importanti e decisivi riscontri scientifici.

 

 

L’UNIVERSO SECONDO ME

 

 

Per me, l’ Universo fisico muove dal Nulla “campo di possibilità”, un Nulla, questo, non riscontrabile nei nostri dizionari né nella storia delle idee;  perciò non facile da accettare come da concepire. Vediamo di riuscire a darne una spiegazione semplice e chiara, non meno che logica.

Il nostro Nulla (nulla per quanto riguarda la massa-energia come la conosce e la interpreta l’ uomo) data la sua peculiarità non può avere un “prima”, una causa, pertanto non può essere registrato come un effetto. Ebbene, visto che il mondo esiste, il Nulla va interpretato, per chi scrive, come eterno “campo di possibilità”.

Chiarito ciò, iniziamo col dire che il Nulla dobbiamo concepirlo come un “insieme” nullo: eterno “insieme” infinito di infiniti; tutti indipendenti ma legati uno all’ altro, in continua reazione. Da qui le “fluttuazioni”, “le forze” atte a creare quella “(pre)energia” (a partire da quella cinetica) onnipervasiva necessaria per il mantenimento dell’ indipendenza di tutti gli infiniti (Spazio Assoluto). Senza tale processo gli infiniti sarebbero precipitati uno nell’ altro fino a compattarsi in un unico infinito immobile, inesistente. Il Nulla sarebbe stato una “impossibilità”. Parmenide: “Ciò che ‘non è’ non può esistere”. Ne deriva che l’ energia nostra antenata, risultato di un eterno, infinito, divenire di possibilità, pur muovendo dal Nulla di fatto lo colma; cioè a dire raggiunta una certa soglia annulla il Nulla (il dominio originario del Nulla, non il suo eterno campo di possibilità), per assurgere a una nuova fase di energia. Il “necessario” e il “contingente” sono tutt’ uno. (Contrariamente di quello che sostiene San Tommaso d’ Aquino nelle sue 5 prove elaborate per dimostrare l’ esistenza di Dio).

Diciamolo, il Nulla attraverso una singolare metamorfosi (a esempio, simile a bruco, poi crisalide che diventi farfalla) si è trasmutato in pura energia immateriale. In altri termini, il Nulla quando “si vede” energia immateriale “capisce”, da energia, che muove dal Nulla che più non è, ma ne è la continuità ampliata, diversamente espressa: l’ unica “via” se voleva esistere e avere un futuro di possibilità. E non può non concludere (va da sé che è solo un modo di dire) che tutto ciò è stato possibile perché era possibile in quanto “campo di possibilità”. In realtà, nel cambiamento di stato non si è “consumata” una qualche peculiarità, anzi si è aggiunto un “nuovo” campo: l’ immateriale. Vale a dire, nel “suo” campo eterno e infinito (senza un “prima” né un “dopo”, poiché il Tempo non ha ancora fatto la sua comparsa) si è creata soltanto un’espansione: cioè a dire la farfalla è al tempo stesso  bruco e crisalide. E nel suo continuo di possibilità (in altre dimensioni oggetto di transfisica) finirà per essere massa-energia: spazio-tempo: Universo(i), vita… Tutta un’ altra storia! (Sullo “spazio-tempo”, nell’ Immanente, Platone: “Il tempo dunque fu fatto con il cielo, affinché, generati insieme, anche insieme si dissolvano, se mai a loro avvenga alcuna dissoluzione”).

Dall’ analisi del quadro tratteggiato appare chiara e rivoluzionaria la “fusione di tre idee” fondamentali che attengono all’ origine del cosmo: 1) l’ Universo è stato creato; 2) l’ Universo si è creato; 3) l’ Universo c’è da sempre. Conclusione che da un lato soddisfa la scienza perché non vi è violazione del principio della conservazione dell’ energia (inoltre, dà una logica spiegazione circa la genesi dell’ energia che ha dato vita alla(e) grande(i) esplosione(i) da cui muove anche l’ universo che conosciamo); dall’ altro è in accordo con la dottrina cristiana che vuole l’ atto creativo del cosmo dal Nulla per mano divina. (L’ Arcivescovo Gianfranco Ravasi: “Quando si sarà in epoca ellenista e ci saranno le categorie filosofiche greche di essere e nulla, allora anche la Bibbia si adatterà a questo linguaggio: ‘Dio ha fatto il cielo e la terra e quanto è in essi non da cose preesistenti…”). E, soprattutto, apre a nuove interpretazioni che attengono alla scienza, alla filosofia della scienza come alla teologia cristiana.

Intorno alla dinamica e alle ragioni del nostro modello di universo.

Da quanto esposto se ne trae che questa energia primordiale progressivamente diviene una realtà sostanziale di vari livelli di energia infinita. Da tale sviluppo si sono formate “isole” di energia che, in forza della “necessità” del possibile, finiscono per addensarsi sino a raggiungere pressioni e temperature elevatissime, delle singolarità. (Ritengo estremamente improbabile che i suddetti globi si siano concentrati fino a costituire “punti” infinitamente piccoli superdensi. In ogni caso siamo in presenza di un processo inverso rispetto all’ idea di un “punto” superdenso iniziale, lì da sempre, che all’ improvviso esplode e si espande in se stesso, cioè a dire costituendo esso stesso tutto lo spazio-tempo). Di qui una successione di big bang, da cui muove anche l’ universo reale che vediamo (la cui espansione viene potenziata dalla presenza infinita della forza repulsiva dell’ “immateriale”, fino a essere sottoposta a grandi effetti di accelerazioni, specialmente tra ammassi di galassie e ancor più in aree molto remote (in assenza o quasi della forza gravitazionale), producendo in modo crescente inomogeneità): un “momento”, sottolineamolo, negli infiniti cicli di (ri)nascita, espansione e infine “scomparsa” di universi. Un eterno divenire (panta rhei, l’ unica verità per Eraclito, per il cosmo visibile) in cui gli orizzonti delle regioni più remote possono finire per incrociarsi, per penetrare uno nell’ altro. [Un panorama spaziale che allo stato attuale è impossibile verificare. Basti sapere che, oggi, il nostro “occhio” è fermo a una quasar distante 14 miliardi (?) di anni luce, la cui velocità di allontanamento si avvicina a quella della luce. Equivale a dire che di fatto esiste una barriera per le galassie molto distanti da noi che abbiano una recessione superiore alla soglia di 300000 chilometri al secondo, velocità della luce, invalicabile nello spazio fisico (come vuole la teoria della relatività) ma non per l’ intero spazio in espansione. Intanto, oggi,  attestiamoci su un dato significativo: la NASA per festeggiare i 18 anni di attività del telescopio orbitante Hubble ha diffuso 59 immagini spettacolari della collisione di molte galassie. La nostra stessa Via Lattea da un lato sta correndo verso la vicina e più grande Andromeda, dall’ altro sta ingoiando Sagittario, una galassia nana].

Il “modello” trattato, dal punto di vista della geografia dell’ Universo, presenta nuove prospettive per ciò che concerne la configurazione come il contenuto. Ne consegue una domanda (sorge spontanea): “Che cosa c’era tra un’ isola e l’ altra? Oggi, che cosa c’ è tra un ammasso di galassie e l’ altro, tra una galassia e l’ altra?” Campo di energia immateriale! Lo spiego richiamando, per comodità, il “nuovo volto” del Nulla, già analizzato. Se all’ infinito “A”, spazio infinito assoluto di energia immateriale, sottraiamo un infinito “B” di massa-energia resta pur sempre uno spazio infinito “A”. Un infinito resta tale per quanta materia si possa togliere o aggiungere. Ora, in forza della nostra dissertazione, è logico concludere che tutt’ ora l’ energia immateriale, dimensione “altra” antigravitazionale, continui a trasformarsi a largo spettro in massa-energia. Un osservatore ideale vedrebbe un numero indefinito di campi infiniti di particelle infinitesime, che in modo progressivo si aggregano per dare vita  alla struttura della materia e alla  sua massa, nonché  un’ immediata “reazione” consistente in una “restituzione” al cosmo (oltre che di forza gravitazionale…) di energia immateriale o  ultradimensionale: una quinta “forza” che abbiamo chiamato “verticale”. (Blaise Pascal: “Tutto ciò che è incomprensibile non per questo cessa di esistere”).

Quanto detto, per estensione, ci porta a concludere che lo stesso atomo è annegato nell’ immateriale (da cui ha avuto origine) che in quanto tale va visto come un “tunnel” infinito legato all’ intero cosmo, il cui dominio è “anima attiva” (e “memoria” di alcuni processi iniziali) nell’ universo dell’ infinitamente piccolo. Significa che c’è un campo di congiunzione, tra l’”immateriale” (il tunnel) e il “materiale” (l’ atomo), che crea, agisce, stabilizza, rende possibile lo spazio-tempo dell’ atomo stesso. Anche in virtù di quella che abbiamo chiamato “quinta interazione”, determinante nel gioco delle quattro interazioni fondamentali conosciute che agiscono sui corpi, cioè a dire: gravitazionale, elettromagnetica, forte e debole.

[Negli anni ’60 Peter Higgs ha teorizzato l’ esistenza di un bosone, tutt’ oggi non ancora osservato, responsabile della massa delle particelle. Una sorta di costruttore del primo mattone della massa, denominato, nel 1993, “Particella di Dio” dal fisico Premio Nobel Leon Max Lederman. Ed è subito gara aperta soprattutto tra i grandi laboratori e acceleratori del mondo, dal Large Hadron Collider presso il Cern di Ginevra al Tevatron presso il Fermilab di Chicago… Intanto, i ricercatori di quest’ ultimo (tra cui il coordinatore italiano Giovanni Punzi),   danno notizia di avere scoperto e osservato una nuova “particella misteriosa” (e non può finire qui). Già si parla di  “nuova forza”, di leggi fisiche rivoluzionarie: di “nuova fisica”. Naturalmente, il mondo della scienza attende le necessarie conferme.

Ribadiamo il nostro pensiero. L’ origine della massa all’ interno dell’ atomo (la “memoria” viva) è da ricercare nel campo di congiunzione, in cui è rimasto non strutturato un processo infinito di pre-materia, di massa primitiva…, dove agisce un universo di variabili nascoste. Siamo molto “oltre”! Siamo nel dominio della transfisica].

Ora, fermiamoci un attimo. Dopo tante teorie chiediamoci (soprattutto il lettore se lo chiede): è possibile una qualche verifica di quanto abbiamo sin qui sostenuto (il nostro bravo “campo di possibilità”) oppure abbiamo fatto soltanto pura astrazione, nient’ altro che metafisica? Bene, analizziamo  un “primo” importante riscontro scientifico già ampiamente consolidato,  che in atto fa discutere non poco le varie scuole di astrofisica, e cambia di fatto l’ odierno panorama cosmologico.

In campo astrofisico, sulla base del modello standard ovvero del Big Bang, attente osservazioni portano a credere che 1) circa il 3% di materia è da attribuire al mondo fisico rispetto all’ intero spazio in espansione; 2) circa il 27% dell’ energia globale è da considerare materia oscura, per intenderci quella ritenuta mancante e che tiene e muove l’ intero cosmo; 3) valutata nell’ ordine del 70% è l’ “energia del vuoto” (così coniata da Michael Turner nel 1998) valida a giustificare l’ “accelerazione dell’ Universo nell’ area più remota”, accelerazione osservata a metà degli anni novanta e definitivamente confermata da Saul Perlmutter del Berkeley Lab nel 1998, e da quel momento in poi da tante altre fonti. L’ energia del vuoto è una “forza repulsiva”, antigravitazionale.

Soprattutto il punto riportato in grassetto ci dà la portata del più recente progresso in campo astrofisico, da cui muovono nuove ipotesi cosmologiche. Noi lo registriamo come un eccezionale risultato poiché posto a fondamento di tutte le nostre “idee”. Prima di riportare qualche nostro passo storico, virgolettato, a dimostrazione di quanto appena detto, vediamo che interpretazione ne danno i cosmologi di due diverse scuole di pensiero.

1) La teoria quantistica descrive che tutto lo spazio (e quindi anche il vuoto) altro non è che un campo di fluttuazioni in cui di continuo si formano in modo uniforme “coppie di particelle e antiparticelle virtuali” (materia e antimateria) che finiscono per annichilirsi entro il “tempo di planck”. Di qui una possibile energia del vuoto di densità costante, con una pressione negativa, che si manifesta come costante cosmologica di einsteiniana memoria (di cui faremo cenno poco più avanti).

2) Altra teoria di ipotetica energia proposta da alcuni cosmologi atta a spiegare l’ accelerazione dell’ universo è la “quintessenza” (non quella aristotelica, per intenderci). Una quinta forza che permea lo spazio, che va ad aggiungersi alle quattro interazioni fondamentali già note. La “quintessenza” darebbe luogo, in virtù della sua pressione negativa, a una “gravità repulsiva”. Rispetto all’ energia del vuoto che nel tempo mantiene costante la sua pressione, la “quintessenza” darebbe luogo a una pressione dell’ energia molto dinamica, evolve nel tempo potenziando la sua azione antigravitazionale.

La scelta ultima dell’ una o dell’ altra ipotesi dipenderà molto dalle accurate osservazioni che in atto si stanno operando su una specifica classe di supernove particolarmente brillanti.

Come ho anticipato, qui di seguito alcuni passi di saggi da noi pubblicati  negli anni ’70 (successivamente raccolti nel volume Verticalismo del 1982, il primo di una lunga serie).

(…) “Quanto descritto sta a dimostrare logicamente che pur muovendo tutto da A (Nulla) sia A che B (energia immateriale) che C (evoluzione) sono eterni ed esistono contemporaneamente insieme”. “(…) Si è detto che un “pacchetto” di energia immateriale si evolve sino a raggiungere una energia verticale massima. A questo punto raggiunge un suo stato critico (…) e si trasforma in massa-energia e dà vita a nuovi processi evolutivi”.  “(…) La trasformazione dell’ immateriale in massa-energia che noi vediamo come materia creata dal Nulla in effetti altro non è che energia- massa equivalente all’ energia immateriale da cui muove”. “(…) L’ immateriale è infinito e ci vuole un tempo infinito affinché il materiale colmi l’ intero Universo, il che equivale a dire che mai potrà colmarlo”.

(…) “L’ energia immateriale è, infine, l’ energia più pura. Talmente pura che ha un valore universale (…) e su larga scala si pone in contrapposizione alla forza gravitazionale”.

(…) “L’ Universo su larga scala accentua la sua inomogeneità”.

(…) “Cos’è la quinta forza di cui ho fatto cenno che spiega l’ espansione dell’ Universo e il suo continuo? Quando ho parlato della creazione della materia (…) ho detto che sin dal primo istante della sua creazione emette forze gravitazionali e verticali. Dei gravitoni non sappiamo nulla. Affermiamo che esistono, a ragione, in quanto è palese l’ effetto della gravitazione. Anche dell’ energia verticale non si sa e non si può sapere nulla; ma esistono gli effetti. In condizioni normali questa energia verticale essendo molto più debole dell’ energia gravitazionale non ha su questa alcun effetto; mentre ha un effetto repulsivo sulla materia in assenza di gravitazione o là dove questa è debolissima. E’ quest’ ultimo aspetto che a noi qui interessa. Sappiamo che a distanze intergalattiche la forza gravitazionale è molto debole e facilmente può essere sopraffatta dalla forza verticale che in quanto immateriale agisce indisturbata in tutto l’ Universo. Da qui la recessione delle galassie. Più lontane sono più debole è la forza gravitazionale maggiormente agisce quella verticale”.

(…) “L’ universo tutto è una realtà verticale sia nel senso dello spazio-tempo che nel senso dello sviluppo: immateriale-materiale-immateriale”.

(…) “Lo spazio resta legato solo a una storia, a una crescita e a un movimento che possiamo definire “continuo verticale”: sovrapposizione di possibilità in un campo di possibilità”.

Diciamolo, oggi più che mai siamo spinti a credere di essere davvero vicinissimi all’ incontro ravvicinato con la via del possibile. Anche perché siamo convinti che molto presto 1) si scoprirà che l’ energia del vuoto altro non è che un campo reale (e non virtuale) immateriale; 2) e si scoprirà una nuova configurazione dell’ Universo: un “insieme” infinito di cosmi disseminati e dinamici in tutte le direzioni. (Per quanto attiene alla portata dell’ eco del Big Bang si troverà un’altra ragione d’ essere).

[Qui giova una nota esplicativa. La “costante” cosmologica fu introdotta da Albert Einstein nel 1917 proprio per evitare o contrastare l’ implosione delle stelle per via degli effetti gravitazionali. Ma questa “forza” (indicata anche con la lettera greca lambda), necessaria per rendere “stabile”, “stazionario” il cosmo, in linea con il pensiero dominante dell’ epoca, ben presto venne ripudiata dal padre della relatività, quando nel 1922 Aleksandr Fridman scoprì  che le equazioni del campo descrivevano 3 modelli di universo in espansione. La conferma inequivocabile di un cosmo in espansione arriverà solo nel 1929 a opera di Hubble (un osservatore, non privilegiato, vede tutte le galassie allontanarsi radialmente, e la velocità crescere con l’ aumentare della distanza). Einstein dirà: “Il mio più grande errore“.

  (Ricordo a me stesso, che nel 1915, anno della pubblicazione della Teoria della Relatività Generale, l’ intero Universo era rappresentato solo dalla nostra galassia, la Via Lattea. La scoperta di Andromeda, la prima di una lunghissima serie di galassie, risale al 1925: Hoyle dimostra che le nebulose a spirale altro non sono che galassie al di là della Via Lattea. Oggi se ne contano circa 150 miliardi e il numero è costantemente in evoluzione).

Come si vede, negli anni che seguirono, lungi da Einstein e dagli astrofisici l’ idea dell’ esistenza di un “campo infinito di energia immateriale attiva e in evoluzione”, vale a dire di energia a monte e “altra” rispetto alla massa-energia; né mai è stata messa seriamente in discussione la “dinamica”, la “linearità dell’ espansione” dell’ universo di hubble; né mai è balenata l’ idea di una sua possibile accelerazione nell’ area più remota: in assenza, o quasi, di forza gravitazionale. Il modello standard era “il modello” per eccellenza: la verità non scritta. Oggi, invece, proprio in virtù della scoperta del 1998, esposta al punto 3, si rispolvera la costante cosmologica già inserita nella Teoria Generale della Relatività. E si aprono nuovi scenari… Intanto, molti cosmologi hanno di fatto abbandonato la teoria classica del Big Bang].

Per il momento usciamo da questo primo capitoletto (ma presto lo riprenderemo, non siamo che all’ inizio), nella speranza di essere riusciti a dare una prima chiara visione dell’ Universo Campo di possibilità o “la Via del Possibile”.

Ilya Progogine, Premio Nobel: “(…) nell’ articolo Le possibile et le réel (…) Bergson vi parla del tempo come di “un’ effettiva esplosione di novità imprevedibile”, (…) ma anche dell’ indeterminazione delle cose. Di conseguenza il possibile è “più ricco” del reale. L’ universo che ci circonda dev’ essere compreso a partire dal possibile, e non da un qualunque stato iniziale da cui potrebbe, in qualche modo, essere dedotto. (…) Il problema del possibile turbò anche Poincaré. Esso fu il tema motore dell’ opera filosofica di Whitehead (…). Secondo Whitehead il possibile doveva diventare una categoria primordiale per ogni cosmologia razionale…”.

           [Quanto detto ha una profonda poetica; ma so che non lascia molto spazio allo sguardo del poeta. In ogni caso non tange minimamente la “luna” del grande Leopardi: “Che fai tu, luna in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?”].                                                                                                                                                                                                            

LUNGO LA VITA

 

 

Andiamo oltre, non prima però di attestarci su alcune considerazioni.

La natura sovrapponendosi a se stessa, creando e ricreando nella “via del possibile”, è diventata ciò che è. E non già grazie alla pura libertà, all’ indeterminazione: peculiarità già dell’ essenza del “campo di possibilità”. Sto volendo significare ancora una volta, e non smetterò di farlo, che il “campo di possibilità” non è soltanto una bella espressione da spendere davanti all’ oscurità o alla bellezza dei fenomeni: è un atto e un fatto al tempo stesso, eternamente creativo, illuminato e illuminante.

Nelle prime fasi dell’ Universo che osserviamo se un protone non avesse avuto la possibilità di formare deuterio attraverso la cattura di un neutrone il cosmo sarebbe solo gas, puro idrogeno. Certo, le particelle sarebbero state “libere” di muoversi e scontrarsi in eterno… ma niente di più. Se, poi, la reazione di due nuclei di deuterio non avesse prodotto elio 4, passando per elio 3 e il trizio, e se (in particolari condizioni e con altre modalità, a esempio attraverso la catena protone-protone o il ciclo carbonio-azoto) reazioni di 3 elio non avessero formato carbonio (fondamentale per la vita terrestre) e lungo questa via “nuovi elementi” di certo non avremmo la nostra natura. Ma c’è dell’ altro… Il nucleo degli atomi che formano tutti gli elementi sono costituiti da protoni con carica elettrica positiva e neutroni. Si sa che le particelle aventi la stessa carica si respingono (per via della forza elettrostatica repulsiva) e quelle con carica opposta si attraggono. Ebbene, come si spiega che i protoni non si respingono? Se questo non accade (come aveva ipotizzato Hideki Yukawa, nel 1935) lo si deve all’ intervento di una particella (mesone) che ad altissima velocità (in un tempo di circa 10 alla meno 23 sec., talmente breve che la natura quasi non se ne accorge e quindi lo consente) passa dal protone al neutrone e viceversa facendo da collante, da attrazione e cambiando di fatto alternativamente le caratteristiche sia del protone che del neutrone. Diciamolo, se non fosse per questo “miracolo” della natura l’ universo sarebbe un campo infinito di gas di solo idrogeno. E noi non staremmo qui a parlarne.

Ma se tutto questo di per sé è straordinario che cosa dire della singolarità della vita?

Iniziamo con alcuni esempi, virgolettati, di un saggio di chi scrive del 1980.

“Circa 4 miliardi di anni addietro in una Terra molto simile a quella attuale, con un atmosfera primitiva costituita da azoto, anidride carbonica e vapore d’ acqua, è scoccata la scintilla della vita organica con la prima cellula, formata essenzialmente da macromolecole di acidi nucleici (DNA: acido deossiribonucleico e RNA: acido ribonucleico) e proteine (amminoacidi).

(…) Una proteina media è l’ insieme di una catena di oltre 350 amminoacidi (già ottenuti sperimentalmente, partendo dai costituenti dell’ atmosfera primitiva). E’ sufficiente variare di posto un solo anello della catena affinché si realizzi una nuova proteina. Se consideriamo che tale processo è condotto da 20 amminoacidi biologici risulta facile capire quanto sia astronomico il numero di possibili proteine. Questo vuol dire che le proteine specifiche (il corpo umano ne contiene una varietà di oltre 100.000) che concorrono alla vita sono state legate al calcolo delle probabilità per quanto attiene alla loro esatta concatenazione (dato un elevato numero di prove, di combinazioni, in un arco di tempo valutato intorno a 1 o 2 miliardi di anni, e l’ esito estremamente improbabile finisce per essere inevitabile).

Cuore della cellula e base della vita è il DNA. In esso sono contenuti i 46 cromosomi dell’ uomo (il cui numero varia a seconda della specie) in cui sono distribuiti i geni: il patrimonio ereditario. E’ composto da due catene di nucleotidi che si intrecciano simile a una scala a chiocciola. Un nucleotide è strutturato da molecole di fosfato e di deossiribosio (zucchero) a cui si lega, quasi a ottenere dei gradini, una delle 4 basi: adenina (A), guanina (G), citosina (C), timina (T)”. (Per semplificare, in considerazione del nostro ‘particolare scopo’, in questo contesto evitiamo di entrare nel vivo del contenuto come dei meccanismi complessi della cellula…).

“Quanto detto ci porta a fare alcune considerazioni. La cellula come fa a dare corso alla sua continuità da cui muove la vita in tutte le sue forme fino all’ uomo? E’ in questo, come vedremo, che si manifesta tutta la potenza del “campo di possibilità” di cui è caratterizzata la natura.

La cellula per creare un’ altra se stessa non ricorre a elementi esterni: semplicemente la autogenera, per mitosi si duplica (ma anche attraverso altre modalità). E’ come vedere un uovo aperto, posto al centro del nostro tavolo, che all’ improvviso si divide dando origine a un uovo figlio, poi diventano 4, poi 8 e così via. Perché questo avvenga innanzi tutto duplica il suo DNA, ciascun cromosoma, pertanto ciascun gene. (Non è così nelle cellule sessuali: in forza di un’ operazione detta meiosi, si realizza la suddivisine del numero di cromosomi -cellule aploidi. Questo fa sì che nello zigote (diploide) si ricomponga il numero standard di cromosomi diversamente risulterebbe il doppio).

Ora, tenendo presente che la cellula per replicarsi deve sintetizzare migliaia di proteine specifiche come fa ad alternare i 20 diversi amminoacidi in modo da formare una collana di centinaia di amminoacidi? La cellula sa ciò che deve fare perché nei suoi geni c’è un progetto chiamato “codice genetico”. E’ compito del gene pilotare la sintesi di una specifica proteina, in una sofisticata catena di montaggio, o se più piace in una sorta di elaboratore sui generis (…).

Per concludere, la natura (dalla genesi del mondo alla vita all’ embriogenesi) è indeterminata ma anche costante nelle sue Leggi fondamentali. Se così non fosse non avrebbe alcuna “possibilità” di essere. E poiché è bisogna dire grazia al “possibile”: alla sua verticalità. La libertà, il caso, le condizioni particolari o singolari della natura sono, o possono essere, una straordinaria fucina operazionale. Ma è il “campo di possibilità” che permea la natura, che di step in step assurge a qualcosa di ‘ulteriore’”.

Lungo questa “Via” si è sviluppato il nostro “pensiero” (un “pensiero” che, in quanto continuum del possibile, in realtà racconta se stesso) diretto solo a fare emergere in tutta la sua portata ciò che anima tanto la forma quanto il contenuto, la sostanza del mondo, dall’ infinitamente grande all’ infinitamente piccolo, dalla vita all’ uomo.

 

Antonino Zichichi: “(…) le Leggi fondamentali della natura (…) sono la prova che esiste nell’ Immanente una Logica rigorosa voluta da Colui che ha fatto il mondo: dal cuore di un protone ai confini del Cosmo. Leggi che non potrebbero esistere se fossimo figli del caos”.

John Glenn (primo astronauta americano), dopo l’ impresa compiuta: “Non posso ammettere che tutto ciò avvenga per caso (…). L’ ordine lo vedo, lo constato, lo esperimento: la potenza no, non cade sotto i sensi, ma non è perciò meno vera e certa…”.

 Ilya Prigogine: “La storia della materia è inclusa nella storia cosmologica, la storia della vita in quella della materia. E infine la nostra stessa vita è immersa nella storia della società”.

  Roberto Augias, nel saggio Disputa su Dio e dintorni del 2009 (dibattito con Vito Mancuso) riporta un passo importante di José Gabriel Funes, teologo e astrofisico, responsabile dell’ Osservatorio astrofisico vaticano: “‘Si può ammettere l’ esistenza di altri mondi e altre vite, anche più evolute della nostra, senza per questo mettere in discussione la fede nella creazione, nell’ incarnazione e nella redenzione, poiché non possiamo porre limiti alla libertà creatrice di Dio’. Alla domanda su chi avrebbe redento questi alieni come fatto da Gesù con il genere umano, l’ astrofisico vaticano, senza batter ciglio, ha risposto ‘Non è detto che essi debbano aver bisogno della redenzione. Potrebbero essere rimasti nell’ amicizia piena con il loro Creatore’. (…) Giordano Bruno venne bruciato vivo per aver affermato, fra l’ altro, l’ esistenza di infiniti esseri in mondi infiniti”. Ricordiamolo: messo al rogo il 17 febbraio 1600 da papa Clemente VIII e il cardinale Roberto Bellarmino oggi, strano a dirsi, Santo. (Beatificato nel 1923, canonizzato nel 1930, Dottore della Chiesa nel 1931). Henry Miller: “La Chiesa è un’ istituzione umana, che spesso scambia il delinquente per il santo e viceversa”.

   [Giordano Bruno (per non dimenticare): “Ma forse avete più paura voi nel condannarmi, che non io nel subire la condanna”].

   Vito Mancuso (cattolico, docente di teologia presso la facoltà di filosofia dell’ università Vita-Salute San Raffaele di Milano), nello stesso saggio: “Non credo che la nostra vita di esseri umani liberi e pensanti sia il risultato di un insondabile colpo di fortuna chimico, ripetutosi peraltro miliardi di volte nella direzione della crescita della complessità e dell’ organizzazione, fino a giungere al livello della coscienza della mente umana. (…) Credo, al contrario, che il nostro corpo e la nostra mente siano il frutto più bello di una stupefacente avventura iniziata al momento dell’ espansione del puntino cosmico primordiale (la ‘singolarità’, la chiamano i fisici) 13,7 miliardi di anni fa. Quando il pensiero religioso parla di creazione intende contrassegnare questo processo evolutivo dell’ essere energia come dotato di direzione, criterio, senso. E, quindi, intende dire che anche la nostra vita, che è parte di tale processo, ha a sua volta direzione, criterio e senso. E’ in questa prospettiva che io credo che siamo stati ‘creati da Dio’”. E in altri passi: “(…) Sono lontanissimo dal creazionismo e dal ritenere che la vita sia dovuta a un intervento diretto da parte di Dio. Anzi, io penso che in teologia occorre cambiare prospettiva rispetto al racconto biblico di Genesi 2,7, secondo cui Dio prese la polvere, plasmò l’ uomo e poi vi infuse il suo soffio vitale. No, Dio infuse il suo soffio vitale prima, direttamente nella polvere, nella materia, la quale poi da sé, autonomamente, ha dato origine alla vita in tutte le sue forme, compresa quella dell’ uomo. (…) Intendo dire che l’ origine della vita per me non va interpretata come un miracolo che scende dall’ alto, bensì come una proprietà emergente da una certa configurazione della materia. Nego quindi due estremi: che la vita piova dall’ alto, opera di un miracolo divino, e che avvenga a seguito di una combinazione casuale e quindi sia in sé priva di senso. Sostengo, al contrario, che la vita sale dal basso, dalla materia, e che per questo: 1) non poteva non nascere; 2) è destinata a una continua evoluzione, anche al di là degli esseri umani; 3) è intrinsecamente dotata di direzione e di scopo, essendo tale scopo l’ accrescimento della vita stessa nelle sue qualità relazionali”.

  Albert Einstein: “Chiunque crede che la sua propria vita e quella dei suoi simili sia priva di significato è non soltanto infelice, ma appena capace di vivere. E’ il sentimento profondo che si trova sempre nella culla dell’ arte e della scienza pura. Chi non è più in grado di provare né stupore né sorpresa è per così dire morto; i suoi occhi sono spenti”.

  [Oggi, fa scalpore, ma diciamolo era nell’ aria, l’ annuncio da parte di Craig Venter (lo scienziato che nel 2000 giunse alla decifrazione del genoma umano, pressoché contemporaneamente a Francis Collins) della creazione di un batterio con un genoma (DNA) artificiale che si autoreplica (per le implicazioni di ordine etico-morale). Vale a dire, il DNA con un solo cromosoma è stato disegnato al computer e poi sintetizzato; dopodiché il cromosoma è stato trapiantato in una cellula naturale, privata del suo DNA.

       Il cardinale Angelo Bagnasco vede nella scoperta “l’ intelligenza dell’ uomo, che è un grande dono di Dio”. Monsignor Mauro Cozzoli vede nella manipolazione genetica, nella tecnologia, un modo per “collaborare con Dio”. Il cardinale Javier Barragan dice che alla scienza non si può porre alcun limite. Ancora A. Einstein: “La scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca”].                                                                                       

 

IN QUANTO ALLA TEOLOGIA CRISTIANA

 

 

Don Antonio Corsaro, sacerdote cattolico, docente universitario, saggista, poeta, intellettuale, straordinario teorico storico del Verticalismo (movimento artistico-culturale e sociale che muove dalla corrente di pensiero “la via del possibile”), ebbe a scrivere a proposito della mia teoria sull’ origine del cosmo dal Nulla (per il  mio saggio Verticalismo, 1982): “(…) non come un universo che sgorghi dal Nulla ma come un Nulla che si mostri, per paradosso, sempre più creativo, in espansione”.

Come interpretare: non un Nulla comunemente inteso, bensì “un Nulla che si mostri, per paradosso sempre più creativo in espansione”? Esperti della filosofia teologica cristiana, uomini di scienza (cattolici) e di cultura… individuano una eccezionale uguaglianza: il Nulla che “è” = campo dello spirito. Dalle parole di don Antonio Corsaro, senza meno si può dedurre che la creatio ex nihili è libera conseguenza del “campo di possibilità” in espansione: Dio. E diventa verosimile un Dio esteso, Totalità infinita accrescibile, che crei l’ Universo da sé (“a sua immagine e somiglianza”) poiché non c’è un al di fuori di sé. Significa che Dio, Trascendente è “anche” sovrapposto al Creato anch’esso, nella “sostanza”, infinito assoluto in quanto essenza della “via del possibile”; una ristrettezza delle sue possibilità segnerebbe il fallimento della volontà di Dio. [Nel dominio di un insieme infinito, una parte può essere equipotente al tutto, George Cantor docet (non erano dello stesso avviso Aristotele e Galilei, tra gli altri, e sbagliavano). Nel nostro caso il Creato è uguale alla Totalità rispetto alla “sostanza”]. In ultimo, un Dio-Assoluto (il) “campo di possibilità”, quindi accrescibile (pensiero contrapposto a un Dio dato in atto, Totalità compiuta, futuro zero, possibilità zero), che, certamente, rende più l’ idea di onnipotenza, onnipresenza, onniscienza… (Qui, una visione di infinito assoluto “oltre” rispetto al concetto proposto da Cantor). L’ insieme Dio+Universo fisico (estensione di possibilità di Dio, e non semplicemente impronta di Dio) è più di un Dio dato in atto al di là del cosmo. Significa: ammesso che, per un solo attimo, si riesca a pensare qualcosa di più grande di Dio, in quell’ attimo stesso Dio è già infinitamente più grande. In questo contesto trovano forza le parole di Sant’ Anselmo d’ Aosta: Dio “(…) ciò del quale nulla di più grande si può pensare”.  Ragionamenti netti che rispondono anche alla prima domanda di Kant: “Che cosa possiamo sapere?”.

Certamente è questo il “pensiero forte” (il Nulla creativo: Dio: Campo di possibilità: la realtà, visibile e invisibile: la Verità, una Verità che si autoassolve per quanto attiene alla responsabilità del mondo) che farà dire a padre Corsaro: “Il Dio dei teologi, dei filosofi, della legge non esiste”. “Il Papa, l’ esaurimento nervoso del Cristo”. Parole forti, da parte di un sacerdote, che dovrebbero far riflettere sulla reale distanza Dio-Natura-Uomo a opera della Chiesa cattolica.  Sant’ Agostino, nelle Confessioni: “…Ma chi Ti invoca se prima non Ti conosce? Chi non Ti conosce potrebbe invocare una cosa per un’altra. O non più tosto Ti si invoca per conoscerTi?”.

Di recente, a sostegno della “realtà” da sempre libera e “creativa”, palese “verità”, si sono pronunciati autorevoli prelati del Vaticano, in alcune interviste realizzate da televisioni e quotidiani nazionali. Monsignor Francesco Ventorino, al meeting di Rimini del 20 agosto 2007: “La verità si lascia incontrare, accade: essa è l’ imporsi della realtà nella sua evidente presenza!”. Non si può negare che è davvero forte l’ influenza del pensiero di papa Karol Wojtyla, espresso in più occasioni a partire dal 1979. In sintesi, la Scienza opera nell’ Immanente che è verità, pertanto non può che scoprire verità. Tutto ciò avvicina al Trascendente. E papa Ratzinger : “Scienza e fede non sono in contrapposizione. La realtà è un libro scritto da Dio”. La scienza opera nella (e per la) verità. Ragionamenti netti, nuovi, che sicuramente accorciano la distanza tra Trascendente e Immanente. Tuttavia, Dio resta ancora, in modo assoluto, al di fuori, oltre e indipendente dall’ universo reale. Vale a dire distante dall’ uomo e dalla natura. E pensare che Gesù Cristo (“incarnazione” di Dio e “uomo”), con la sua presenza e rivelazione, attraverso la teoria e la prassi (“Io sono la Via”), ha certamente voluto testimoniare l’ Immanente quale estensione del Trascendente (stesso “Principio” che anima il Campo di possibilità), pur nella netta distinzione. Mancuso: “Essendo riconosciuto come “vero uomo” e al contempo “vero Dio”, Gesù riunisce nella sua unica persona i contrari di finito (in quanto uomo) e di infinito (in quanto Dio)…”.  “(…) L’ idea di Dio contiene l’ idea di uomo (perché se non la contenesse, Dio sarebbe limitato da qualcosa, e quindi non sarebbe infinito), per cui un Dio-uomo non è in sé contraddittorio…”.

Il filosofo, matematico Alfred North Whitehead: “E’ tanto vero dire che Dio è permanente e il Mondo fluente quanto dire che il Mondo è permanente e Dio fluente.

E’ tanto vero dire che Dio è uno e il Mondo molteplice, quanto dire che il Mondo è uno e Dio molteplice.

E’ tanto vero dire che in confronto al Mondo, Dio è eminentemente reale, quanto che, in confronto a Dio, il Mondo è eminentemente reale.

E’ tanto vero dire che il Mondo è immanente in Dio, quanto che Dio è immanente nel Mondo.

E’ tanto vero dire che Dio trascende il Mondo, quanto dire che il Mondo trascende Dio.

E’ tanto vero dire che Dio crea il Mondo, quanto dire che il Mondo crea Dio.

(…) Dio e il Mondo stanno l’uno di fronte all’ altro (…) non si può scindere queste due realtà l’ una dall’ altra: ognuna è tutto in tutto. Perciò ogni occasione temporale incarna Dio ed è incarnata in Dio. Nella natura divina la permanenza è primordiale e il flusso deriva dal Mondo; nella natura del Mondo il flusso è primordiale e la permanenza deriva da Dio. Inoltre la natura del Mondo è un dato primordiale per Dio; e la natura di Dio è un dato primordiale per il Mondo. La creazione realizza la riconciliazione della permanenza e del flusso, quando raggiunge il suo termine finale che è la perennità – l’ Apoteosi del Mondo”.  

Alla luce delle “idee” qui sostenute, scienza e dottrina cristiana partono dalla stessa unica “matrice”: hanno lo stesso “principio” (che non vuol dire “inizio”), ma seguono vie diverse del tutto indipendenti: 1) la scienza (dalla cosmologia in avanti) è rivolta a formulare le leggi che governano i multiaspetti della natura: dalla genesi, struttura e dinamica dell’ Universo fino alla vita…; 2) la dottrina cristiana si occupa della rivelazione di Dio, dell’ essere, della coscienza…

 

Siamo quasi all’ alba. Sono convinto che alle prime luci si paleserà in modo netto la via del possibile, un eterno divenire “verticale”: sovrapposizione, disseminazione e espansione di campi possibilità.

 

L’UOMO VERTICALE, LA SOCIETA’, LA POLITICA

 

 

L’ idea di un Universo eterno “campo di possibilità” inevitabilmente genera nell’ uomo “verticale” il pensiero forte di essere la verticale: l’ espressione e il valore più alti della “via del possibile”, la più singolare possibilità del cosmo per “sapere” di se stesso. Grazie all’ io: alla sua capacità di interpretare, indagare la natura. Inoltre, la consapevolezza di essere figlio di una storia del mondo “creativo” lo fa assurgere a pieno titolo a “libertà”, “creatività”… l’ unica “verità” vera. (Dico con Kant: “L’ uomo deve essere considerato come un fine, mai come un mezzo”. Non è mai, in nessun caso, un vuoto a perdere, uno scarto…).

L’ estensione di questa evidenza (libertà-creatività-verità, un’ “unica” voce che sta per “campo di possibilità”) fornisce quest’ uomo di nuovi strumenti culturali potenti. Lo rende vestale e responsabile dei multiaspetti della natura (poetica assoluta), attento critico e guardiano del suo io come del suo divenire di possibilità che investe tanto nella società e nella vita quanto nell’ habitat in cui si svolge. Quest’ uomo, oggi, senza scartare chi fa solo esercizio di sé e meno che mai chi è impossibilitato a essere, si fa carico di fare scoppiare le contraddizioni tra il modello ideale di “società di possibilità” (di qui, per noi, la necessità di “armarci” di un movimento artistico-culturale e sociale: il Verticalismo) e le odierne società: da quelle gestite dalle dittature votate a rendere “impossibile” l’ essere (non più consentanee alle nuove sfide che attengono alle emergenze socio-politiche e ambientali planetarie), a quelle cosiddette democratiche in cui molto spesso taluni poteri forti (dai grandi capitali, alle grandi organizzazioni…) ampliano le proprie redini soprattutto attraverso le necessità del “sud” della società.

Chi “non ha” possibilità “non è”. Non è libero di operare delle scelte né di autodeterminarsi. Dipende in toto da chi detiene le redini. Ed è facile preda di chi gestisce illusioni. [don Corsaro: “Alla base delle “invenzioni” dei verticalisti resta il mutamento delle strutture economico-sociali”].

Come già ho avuto modo di dire: “La società, nella sua interezza, sembra esistere solo nei (e sottoforma di) tabulati delle istituzioni”. Jean-Jacques Rousseau: “L’ uomo è nato libero, ma in ogni luogo egli è in catene. Anche chi si crede padrone degli altri non cessa tuttavia di essere più schiavo di loro”.

 “(…) Dato che nell’ attuale società ancora non posso, appartengo interamente al “potere”, il quale forte della sua verità (l’ ideologia, il bastone-piffero, pesi, misure e libro mastro) mi considera “determinato”, “bloccato”, per certi aspetti “cosa morta”. Il mio “cadavere” fa la gioia dei suoi fotografi della morte, i quali producono decine e decine di identici fotogrammi (e mi catalogano), mi toccano, mi annusano e mi succhiano la sostanza di ciò che potrei essere. Quando potrò nessuno sarà in grado di scattare due identiche fotografie del mio “io”. (Mi auguro di non dover mai ricorrere, e questo vale per tutti gli “io”, al pensiero di Cristiano Federico Hebbel: “Eppure vano è ogni sforzo per salire in alto. Non c’è pensiero che spezzi dall’ alto il cerchio che mi stringe. Allora rabbrividendo mi sento solo come nessuno mai, e quello che io sono saluta con tristezza quello ch’io potrei essere”).

Il nostro “io” e il “potere” sono in conflitto continuato. Noi, in un piatto della bilancia, che chiediamo ad alta voce di poter vivere in un “campo di possibilità”, per poter essere “campo di possibilità”, il “potere”, nell’ altro, armato della sua verità che ci pressa: “Pensate, dunque esistete: siete veri: vi ho: dovete” (di hegeliana memoria). Incredibile, ma sono proprio questi i termini! Per chi detiene lo scettro è questo il tipo di amore che nutre per il popolo (che ingenuamente continua a credere di avere edificato la vera democrazia, caratterizzata dalla piena libertà). Ci ama alla stessa stregua di come “gli impresari di pompe funebri amano i sorpassatori”, così recita un monito americano rivolto agli automobilisti: ‘undertakers love overtakers’. (A volte si ha la sensazione di ricevere, in quanto persone, un vero sputo in faccia, non meno intenso di quello che ricevette Oscar Wilde da uno sconosciuto, alla stazione già vestito da galeotto pronto per il carcere di Reading: “Questo è proprio Oscar Wilde” e gli sputa in faccia).

Non meravigliamoci, poi, se a vista d’ occhio si accresce una moltitudine di disabilitati a essere seme dell’ impossibilità della società reale e dell’ impossibilità del mondo. [“Fino a quando, o Catilina, tu abuserai della nostra tolleranza? Quanto a lungo ancora codesto tuo furore si farà gioco di noi? Fino a qual limite si spingerà codesta tua disfrenata audacia?” (Cicerone)].

Fra le nostre priorità c’è sempre stata l’ opposizione al potere per il potere, fine a se stesso, ad usum Delphini. Pura patologia! “Chi lo possiede ragiona in termini di apparati verticistici (che non vuol dire verticalistici), centralizzati” (don A. Corsaro). Sarà un giorno davvero speciale, da incorniciare, quando sentiremo un uomo di “potere”, sfrenato nell’ abuso, dire con Lev Tolstoj: “Io muoio di vergogna, io sono colpevole, io merito disprezzo… (…) Io non ho fatto neppure la millesima parte di quello che è necessario, e me ne vergogno…”.

Per un cambiamento vero e radicale “(…) è necessario che in primis i governi si attestino su un progetto di costruzione di una civiltà in cui ciascun io possa assurgere a “campo di possibilità”. Solo in questo modo si potrà operare un reale cambiamento: dalla società in progress di “impossibilità” a una società capace di svilupparsi lungo “la Via del Possibile”.

Detto così sembra ben poca cosa: facile a farsi: alla portata dei “signori dei palazzi”. Anzi, a sentir loro vi lavorano da sempre, è la loro scommessa, la loro poetica. In realtà le difficoltà sono enormi e consistono semplicemente nel fatto che tale realizzazione è “giusta” e finirebbe per essere “fruibile” da tutti. Ne deducono (e di qui la fobia e l’ impossibilità di cui sopra) che sicuramente porterebbe a un crollo delle (loro) “azioni” in termini di potere (ovviamente), per usare un’ espressione borsistica. (In fondo il “potere” non è talora una “borsa” tal altra un “mercato generale”?). E miseramente si irrigidiscono davanti all’ istanza di apertura al “possibile” che oltre a essere “giusta” è estremamente “necessaria” se consideriamo le tante emergenze nazionali (non meno che planetarie) a cui bisogna subito far fronte pena l’ implosione della società”.

Diciamolo senza temperamenti: qual è il vero nocciolo della metastasi? Poiché il “potere” non è nell’ aria che respiriamo, e non è cosa viva pertanto non si autoreplica, è da ricercare nel dna della politica, nella sua “letteratura”. “(…) La preoccupazione di tutte le espressioni politiche restano quelle da un lato di ottenere, conservare o rinsaldare il potere, dall’ altro di alimentare in modo barbaro le proprie radici o osannare le proprie ceneri: in un sistema cosiddetto democratico, il centro-destra attraverso la media e l’ alta borghesia, il centro-sinistra attraverso le masse operaie e la piccola borghesia; in un regime di dittatura attraverso la forza, la paura (e, in qualche caso, la miseria, l’ ignoranza, la morte).

Come dire che, di volta in volta, a seconda di chi gestisce i poteri dello Stato ci saranno milioni di persone con l’ io stand-by, congelato. La società reale è costretta a vivere dimezzata, nell’ impossibilità di divenire.

Di qui la necessità di un “nodo” o un “occhio” o un “osservatorio”… interdisciplinare flessibile, aperto, (sovra)nazionale, di intellettuali, scienziati, artisti, rappresentanti di associazioni e cittadini comuni, che punti sull’ “essere” e la “natura” cuore dell’ umanità.

(…) Dobbiamo convincerci noi cittadini per primi, che dobbiamo nettamente cambiare i termini di concepire la politica, di fare politica, di guardare alla politica”. Tutto questo è il seme minimo se davvero vogliamo  costruire la società agognata, la “(…) civiltà dove il “noi” diventa la garanzia dell’ “io” perché è un “noi” di “io” realizzati attraverso il recupero della loro genesi (…) dove ciascuno, finalmente, potrà dire: “posso, dunque sono”.

[(…) Oggi, davanti a una natura per moltissimi aspetti esplorata e decifrata, possiamo affermare che l’ uomo è parte integrante di un processo di possibilità. Se vogliamo, la “singolarità” di un movimento di possibilità. Ne consegue che togliere possibilità all’ uomo significa sottrargli una parte di essere, di “libertà”. In altri termini, io non sono abilitato a decidere di essere (o non essere) dato che non sono. E non sono perché non ho le possibilità atte a rendere “intero” il mio essere. Amenoché non finga di essere, illudendomi (escamotage da autolesionista) di superare il “potere”, quel “potere” che ha requisito la società reale e con questa le possibilità del mio “io”, del mio essere”].

La fattoria degli animali di George Orwell (1945) è più che mai attuale. La storia in sintesi la ricordo a me stesso: “Gli animali di una Fattoria padronale non potendone più della tirannia dell’ uomo, si coalizzano e lottano per creare una società di pura uguaglianza. L’ operazione riesce. Ben presto l’ insegna ‘Fattoria padronale’ diventa ‘Fattoria degli animali’. E sul muro del granaio vengono scritti i principi dell’ animalismo, la legge, in Sette Comandamenti.

Ma, di lì a poco accade l’ inevitabile. I maiali, più intelligenti, assumono il comando e lentamente cominciano a imitare gli uomini, a comportarsi come gli uomini, se non peggio. I Sette Comandamenti vengono sostituiti da un unico comandamento: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. E pensano bene di rimettere la vecchia insegna: ‘Fattoria padronale’”.

Sì, in certo qual senso la storia si ripete: ieri con i governi totalitari, oggi con i governi di partiti.

La libertà (chiusa) non basta. Fichte: “Bisogna continuamente ‘farsi liberi’”. John Fitzgerald Kennedy:  “Il mondo democratico è pronto a pagare qualsiasi prezzo, sostenere qualsiasi onere, affrontare qualsiasi prova, appoggiare qualsiasi amico, opporsi a qualsiasi nemico per assicurare la sopravvivenza e il trionfo della libertà”. Ma dice anche: “Se una società non può aiutare i molti che sono poveri, non dovrebbe salvare i pochi che sono ricchi”. Ludovico Geymonat: “La libertà non è uno status che si possa raggiungere una volta per sempre oppure che, una volta conseguito, richiede solo di essere difeso. Al contrario, esso richiede di essere permanentemente ampliato, approfondito, discusso. L’ unico modo di difenderlo è quello di sottoporlo a continue critiche; è quello di potenziare la sua creatività”.

            In pieno terzo millennio stiamo ancora vivendo una strana “democrazia” non pienamente realizzata, forse interrotta, forse irrealizzabile… Sicuramente da rifondare! Ma che sia un “campo di possibilità”, per una “società di possibilità”: la Via del Possibile. 

 

VERTICALISMO

“Corrente” artistica e culturale

(Pot-pourri dai saggi Verticalismo)

 

Con il lemma Verticalismo si vuole significare un divenire di  possibilità e “attiene a tutte le espressioni artistico-culturali non meno che socio-politiche. Muove dalla nostra corrente di pensiero filosofico-scientifica “la Via del Possibile” secondo la quale l’ Universo (spazio eterno, fisico e non solo fisico) nato dal Nulla è un puro “campo di possibilità” che sfocia, nel suo continuum di possibilità, nella vita e, in forza di un processo filogenetico, nell’ uomo (spazio biologico e dell’ io)”.

“Considerato che l’ Universo e la (sua) vita si sono evoluti liberamente in quanto “campo di possibilità”, si può senza meno affermare che l’ unica verità (libera da atti, da necessità, da radici deterministiche…) è il “campo di possibilità” dominio della libertà vera.

“Dunque è la nuova concezione dello spatium (fisico, biologico e sociale) il sestante che ci istrada nell’ interlavoro io-società”.

“Da questa nuova visione del mondo muove una conoscenza “altra”, forte, che definitivamente libera dai residui di rigide formule artistiche e culturali che esaltavano verità assolute, misura di ogni azione”.

“Il nostro tamtam consiste nella teorizzazione, rappresentazione e pianificazione artistico-culturale e sociale dell’ espansione dell’ io attraverso la sovrapposizione e la disseminazione di campi di possibilità. Come dire che l’ io inserito nel sociale e nelle attività umane impara e insegna ad assurgere a “verticale” (a “possibilità”) cioè a dire ad essere in un divenire  di possibilità”. Kennedy: “L’ arte non è una forma di propaganda, ma una forma di verità”.

“Sul piano prettamente creativo, che attiene a tutte le espressioni artistiche e culturali, non vengono poste restrizioni per ciò che riguarda la tecnica, la forma, la sperimentazione, il contenuto… neanche per eventuali sconfinamenti in soluzioni codificate, come vuole la nostra libertà (verità) campo di possibilità (le radici dei verticalisti affondano nelle tendenze più disparate, quasi sempre mantenute, come si evince da tutte le esposizioni d’ arte, in virtù del continuo incontro critico con la storia che, se non replicata, può essere terreno fertile per quel che concerne le “invenzioni”, parte attiva nella generazione di sinergie, e sono sinergie l’ emigrazione di una disciplina in un’ altra disciplina, la cooperazione, l’ azione combinata simultanea potenziata, qualcosa di ulteriore rispetto alla somma algebrica di elementi o al semplice accostamento coreografico di tendenze), purché sia nettamente ravvisabile quel linguaggio originale “altro”, quel cambiamento di marcia e di direzione spaziotemporale che è proprio dell’ “opera unica” che vive e cresce in un divenire lungo “la via del possibile” (la via della bellezza dell’ io); diversamente si fa solo dell’ artigianato, della riesumazione, si entra tout court nella sfera della sterile suggestione del già visto, ripetizione della storia dei segni e delle idee, pura ennesima decadenza. [Gli strumenti linguistici di un mondo che non esiste più, già interpretato, non sono idonei a spiegare o pianificare l’ odierno universo polilinguistico, sensibile e intelligibile. Né tantomeno i linguaggi di oggi possono ricreare la poetica, la visione, la realtà di un cosmo che già ci appare lontano anni luce. W. Kandinsky: “(…) Lo sforzo di ridar vita a principi estetici del passato può creare al massimo delle opere d’ arte che sembrano bambini nati morti. (…) L’ arte che non ha avvenire, che è solo figlia del suo tempo ma non diventerà mai madre del futuro, è un’ arte sterile. Ha vita breve e muore moralmente nell’ attimo in cui cambia l’ atmosfera che l’ ha prodotta. Anche l’ altra arte, suscettibile di nuovi sviluppi, è radicata nella propria epoca, ma non si limita ad esserne un’ eco e un riflesso; possiede invece una stimolante forza profetica, capace di esercitare un’ influenza ampia e profonda”. (Il grassetto è mio). Riflessioni, diciamolo, già di Schelling e Schiller... Ma solo nostra è la soluzione, la nuova Via: l’ arte, nello spaziotempo e in tutte le direzioni, intesa come “campo di possibilità”].

Incessantemente, ogni società si muove in avanti, si trasforma: produce idee e/o subisce idee, cultura, eventi… Non possono esistere due fotogrammi identici di una società neanche se scattati a distanza di un nanosecondo; figuriamoci se scattati a distanza di decenni o centinaia di anni. La civiltà reale di un Paese è data dalla cultura e dall’ arte che ha espresso e continua a esprimere in ogni spaziotempo. L’ artista, l’ operatore culturale, l’ intellettuale veri ne sono direttamente responsabili in quanto sismografi, amplificatori, costruttori e mattoni al tempo stesso dell’ intera architettura artistico-culturale e socio-politica.

“(…) In tante opere visive verticaliste la sovrapposizione, la disseminazione e l’ espansione in “sinergia” agiscono, secondo la psicologia della visione, in modo da farci percepire i significanti come accelerati a una velocità relativistica”. “Questa (de)moltiplica produce una contrazione della materia e una dilatazione del suo orologio interno, come dire tra i segni nasce un ‘intervallo’: il tempo, quarta dimensione, più precisamente lo spazio-tempo (cronotopo). Scoperta sicuramente stimolante sul piano creativo, i cui risvolti sono finora in fase di studio, che ci porta a navigare in acque imprevedibili. Investe la grammatica e psicologia della visione come il perpetuo fluire dello spazio-tempo, l’ io sotto tutti gli aspetti, l’ ignoto… Inoltre, una siffatta opera d’ arte nei confronti del fruitore nettamente funge da abbiccì, da ingresso, da canale comunicazionale, instrada in modo facile verso “la via del possibile”.

Ma, attenzione, la nota anzidetta non deve far credere, neanche per un solo istante, che siamo ‘rigidamente’ attestati su questo modus operandi; sarebbe una vera contraddizione in termini. Tuttavia, proprio per non innescare equivoci, per l’ ennesima volta operiamo una doppia sottolineatura: poiché il “campo di possibilità” è espansione di possibilità, qualsiasi idea “nuova” (anche nel senso di “evoluzione”), al di là dell’ impianto linguistico, va a potenziarlo e investe nella via del possibile. E’ il caso di un artista (oppure un operatore culturale, uno scienziato, un politico, una persona comune…) che, toccato da un’ illuminazione, concepisce un’ idea singolare, dà vita a un progresso, a un’ invenzione mai registrata o ad una ricerca monotematica originale. Per tale ragione sin dalla nascita del movimento, nel nostro periodico di corrente, a firma di don Antonio Corsaro, è stato stilato un lunghissimo elenco di creativi da noi ritenuti verticalisti: “Brunelleschi è verticalista nello spazio prospettico”, “Piero Manzoni è verticalista nel meccanismo mentale”, “Elias Canetti è verticalista nel respiro”, “Antony Caro è verticalista per scolpire tutto”, “De Dominicis è verticalista nel mongoloide”, “Man Ray è verticalista nella iperfotografia”, “Pistoletto è verticalista nello specchio”, “Penone è verticalista a proiettare il gesso”, “Günter Haese è verticalista fosforescente”, “Zoltan Keminy è verticalista per linee di fuga”, “Pierre Alechinsky è verticalista sul vulcano stregato”, “Alan Green è verticalista alle 4 del mattino”, “Giò Pomodoro è verticalista con l’urobulo”, “Morris Louis è verticalista in piedi”, “Anton Egloff è verticalista nelle scatole di conserva delle nuvole”… (Per l’ elenco completo rimando al nostro periodico Verticalismo). “Eppure non entra nei possibili del verticalismo che intendiamo proporre ‘ripetere’ la loro esperienza”. Io aggiungo all’ elenco: “Einstein è verticalista nella Relatività”, “Joice è verticalista nel linguaggio”, “Schoenberg è verticalista nel tracciare percorsi musicali”, “Dante è verticalista sopra, sotto e oltre”, “Fellini è verticalista nella poetica della settima arte”, “madre Teresa di Calcutta è verticalista nel dare”, “Leonardo è verticalista nel futuro”, “Carmelo Bene è verticalista nel sottrarre e nell’ accrescere”, “Crick e Watson sono verticalisti nella doppia elica del DNA”… Questa è la Via del Possibile. Il nostro fine.

Ancora don Corsaro: “La convinzione verticalista si muove dentro l’ ambito di omologie di struttura nel senso in cui, sul piano della moderna ricerca, le due metodologie, quella estetica e quella scientifica, evitando le astrattezze metafisiche, si reggono a vicenda. Ma non si vuole soltanto collaudare il metodo scientifico per l’ interpretazione dell’ arte. Anche la creatività, che pure appartiene alla sfera della intuizione, riceve stimoli e luce dalla scienza. All’ artista spetta il compito di non lasciarsi travolgere dalla tecnologia. Se però al di là della tecnologia coltiva l’ habitus scientifico, il suo prodotto avrà tutte le caratteristiche della verità e della bellezza. Verità e bellezza libere, utili e inutili nello stesso tempo: utili, perché compatte con la struttura sociale; inutili, perché assolutamente pure e disinteressate. Il prodotto scientifico non è identico al prodotto estetico, d’ accordo; ma la loro “purezza” è identica. Entrambi contengono significati sociali, si presentano come semiotiche del reale, e perciò mutano la realtà. Entrambi, d’ altra parte, fanno esplodere una “differenza” che colpisce l’ uomo nella sua essenzialità costitutiva e dà un senso, vale a dire una direzione, al mondo. Per via della differenza si scopre l’ unità organica del reale, unità che si evolve in direzione verticalista (…)”. E in altri passi precisa: “Sono campo orizzontale la scienza, ogni metodo scientifico, la tecnologia, fino al momento in cui non producono alcunché di comprensibile all’ interno delle loro possibilità”.

[Una precisazione indispensabile. Le ali dell’ io non sono prerogativa esclusiva di chi “crea”. La storia è piena di “eroi” verticali(sti), quelli della via del possibile, che, pur non avendo inventato nulla, hanno di fatto registrato un più uno nel divenire di possibilità, spendendo tutte le proprie energie per un disegno “alto” che riguarda tutti gli uomini. Pensiamo all’ impegno per i diritti umani; pensiamo al sostegno degli infelici; pensiamo alla lotta contro la povertà nel sud del mondo; pensiamo alla lotta per la libertà, la pace, la vera giustizia, la democrazia “compiuta”; pensiamo alla salvaguardia dell’ ambiente (la “casa comune”), alle tante emergenze planetarie, alla ricerca scientifica…

A. Einstein: “Non sono, è vero, i risultati delle loro ricerche che elevano e arricchiscono moralmente gli uomini, ma è il loro sforzo per capire, è il loro lavoro intellettuale fecondo e capace”.

Antonio Corsaro: “L’ uomo vale soltanto se ‘si spende’ disinteressatamente per rinnovare se stesso e il mondo senza un attimo di tregua”.

Krishnamurti: “E’ una grande soddisfazione attribuirsi dei titoli, dei nomi, isolarsi dal mondo e pensarsi diversi dagli altri! Ma (…) avete forse salvato una sola creatura dal dolore e dall’ afflizione?”.

            E per dirla con I. Klug “(…) L’ uomo eroico vive rivolto verso l’ interno, ma il suo fine è la piena conoscenza oggettiva di sé e del mondo, e non si arrovella in sterili riflessioni, ma passa di fatto in fatto; vive anche rivolto verso l’ esterno, tuttavia non si perde negli uomini e nelle cose, ma li serve e, in questo servire, il pensiero fondamentale, unitario dell’ intera missione della sua vita rimane sempre per lui il motivo conduttore. L’ eroico vive – e questa è la sua essenza più profonda – vive e tende verso l’ alto, e la sua meta è di essere domani più grande che oggi, di essere domani più lontano di ieri”].

 

 

 

 

CRONISTORIA DEL VERTICALISMO

(LA VIA DEL POSSIBILE)

1973-2015

 

                A Catania, nel 1973 si costituisce un gruppo di artisti e intellettuali legati da un’ ”idea”, un sì al Verticalismo (ovvero la Via del Possibile), movimento artistico-culturale e sociale polisemico, aperto a tutte le attività umane.

            Risale al 23 novembre 1974 la prima esposizione di 16 pittori e scultori, alla Gallery 71 di via Federico De Roberto 27, elevata a galleria di “corrente”. Artisti: Salvatore Commercio, Guglielmo Pepe, Rosario Platania, Nino Raciti, Iolanda Taccini, Benito D’ Accampo, Guglielmo Volpe, Raf Occhipinti, Giovanni Di Mauro, Benedetto Scalirò, Pietro Deodato, Carlo Rigano, Angelo Privitera, Vincenzo Rizzo, Carlo Mazzio, Paolo Alfredo Zagami.

            Presenti a sostenere l’ evento, oltre a don Antonio Corsaro, molti altri aderenti al movimento: poeti, scrittori, critici, giornalisti, musicisti, registi, ricercatori…

            Gli artisti, in quella occasione (un primo seme) liberamente si attestarono sull’ “idea” che lo spazio (l’ Universo) è verticale, vale a dire un “campo di possibilità”, e che il divenire dell’ uomo e della società in tutte le sue espressioni corrono in direzione del possibile. Per l’ artista, sul piano del linguaggio spaziotemporale, non vive alcuna restrizione se non quella di essere condannato all’ “originalità” ovvero all’ “evoluzione” dei linguaggi. Don Corsaro: “Il verticalismo pittorico comprende così l’ unicità del suo segno e la totalità della vita”.

            “Il Verticalismo, movimento polisemico, e quindi non necessariamente estetico, anzi non propriamente estetico, ha messo in circolazione un concetto unitario della realtà espressa con gli strumenti della scienza, della scienza della critica e del linguaggio. Il linguaggio qui ha il senso di comunicazione collettiva e di concausa di fenomeni generali”. “(…) Abbiamo la convinzione che lungo la verticale (…) si finisce per trovare le ragioni più attive della creatività di fronte alle insidie dell’ appiattimento e della imitazione passiva”.

            Non è che l’ inizio di una rivoluzione artistica, che investe l’ io e il noi: lo spazio dell’ essere e della società non meno che dell’ ambiente la casa comune. E’ l’ alba di una nuova “realtà”: la via del possibile (la nostra malattia conclamata).

         Quel giorno non suonarono speciali campane ma si registrò una singolare scossa sismica tutt’ ora in pieno divenire la cui portata è solo in parte consegnata alla storia.

         Certo, sin dal primo istante vi fu un’ atmosfera di rabbia e sconcerto da parte di molti artisti, intellettuali e galleristi della nostra provincia per l’ adesione di Fiore Torrisi critico d’ arte del quotidiano La Sicilia, uno dei sette poeti italiani segnalati sul Tempo del 22-12-1959 da Salvatore Quasimodo da Stoccolma, in occasione del Premio Nobel. Ma soprattutto  rabbia e scetticismo per l’ adesione, anima e corpo, di don Antonio Corsaro: rabbia perché il più importante critico d’ arte e letterario della Sicilia, di risonanza europea, aveva detto sì al Verticalismo; scetticismo per un’ evidente anomalia, secondo il loro punto di vista: io non credente e Antonio Corsaro sacerdote. “(…) Due opposte culture avrebbero teorizzato il Verticalismo: la mia e quella di Corsaro. Ma, forse non consisteva in questo la nostra forza? Neanche Dio ci era di ostacolo. Io non credo in Dio (ma lo individuo e lo disegno in senso verticalistico). Corsaro, che è un prete cattolico del tutto eccezionale, so che crede in Dio non nel senso del cattolicesimo e della nuova chiesa bensì in senso verticalistico” (rimando ai suoi Aforismi). “Dov’ è, dunque, la differenza? Entrambi ci ritroviamo nella stessa verticale” (campo di possibilità), tenevo spesso a precisare e poi lo scrissi e lo evidenziai nel romanzo Comizio verticale. In fondo, dico oggi in modo più preciso e appropriato, avevamo la stessa fede “altra” che ci assimilava. E sempre oggi dico che tranquillamente avremmo potuto tenere insieme un singolare sermone. (Puntualmente non mancò il solito detrattore. “Dammi un Pitagora e ti darò i suoi detrattori”, sono parole di Francesco Petrarca).      

           Il singolare avvenimento, oggi possiamo dirlo, di grande portata storica, i quotidiani siciliani lo salutarono degnamente con una serie di articoli. La Sicilia: “Pitture del Verticalismo” (F.T.); L’Ora: “Verticalismo alla Gallery 71” (Giovanni Mangano); Espresso Sera: “I Verticalisti alla Gallery 71” (Riccardo Campanella); ancora Espresso Sera (a cura di Giuliano Consoli): “Un gruppo di pittori attorno alla culla del Verticalismo. Adesso attendiamo il manifesto”; “Sabato scorso alla Gallery 71 di via De Roberto un gruppo di artisti ha collettivamente presentato opere ispirate al movimento (o corrente) verticalistico.

           Anche se nell’ invito diramato dal Centro culturale della Associazione mediterranea per le arti e le lettere - AMAL - non sono stati indicati (forse volontariamente) i nomi di questi pittori, ci pare interessante elencare le firme delle tele. (…)

            La corrente del Verticalismo in pittura è dunque nata all’ insegna di un anelito teso alla conquista di nuovi spazi espressivi. Sarà pertanto interessante seguirne gli sviluppi. Anche attraverso il “manifesto” che è in via di elaborazione (…)”.

            [Per la cronaca, il critico Consoli, qualche mese prima, aveva già parlato di Verticalismo in occasione di una mia personale al Gabbiano Rosso. Registro appena una nota: “Salvatore commercio, ventisette anni, si è votato al Verticalismo (…). Abbiamo così lo spirito verticale”. E ne scrive anche Giovanni Mangano su L’ Ora di Palermo: “Il pittore Salvatore Commercio espone in una personale al “Gabbiano Rosso” un nutrito numero di opere dedicate ad una nuova forma pittorica (…). Questa nuova filosofia pittorica, dallo stesso definita ‘Verticalismo’ (…)”. Le opere coprono il decennio 1964-1974 (in minima parte già esposte nel 1966 nei locali del Teatro Rosina Anselmi, in occasione della mia prima personale)].

            Qualche mese più tardi è la volta del primo numero del periodico trimestrale “Verticalismo” (distribuito gratuitamente al livello internazionale), la nostra voce nel mondo, una voce nuova e forte, in piena autonomia economica e nella indipendenza delle idee: la nostra vera forza. A firmarlo sono: Salvatore Commercio (direttore responsabile), Antonio Corsaro (direttore), Fiore Torrisi, Giacomo Scilla, Giuseppe Valenti, Guglielmo Pepe, Guglielmo Volpe, Filippo Liardo, Nino Raciti, Giovanni Compagnino, Rosario Platania, Iolanda Taccini, Raf Occhipinti, Benedetto Scalirò, Angelo Privitera, Paolo Cusato, Giovanni Di Mauro, Carlo Rigano, Pietro Deodato, Pippo Romano. Editore: Lorenzo Misuraca. [Dal secondo al quinto numero l’ Editore è Vito Cavallotto. Da quel momento nelle sue Gallerie e Librerie di Catania, Palermo e Caltanissetta sono disponibili opere e/o documentazione dei pittori verticalisti. Subito, nella Galleria di Catania si dà corso a una interessantissima “Mostra – dibattito”. Un dibattito fin troppo appassionato che alla fine ha scaldato “oltre” gli animi di alcuni artisti e critici d’arte. Il caos! Per gli appassionati dei particolari preciso che l’ intera cronaca è riportata nel mio volume Comizio verticale.  Dal sesto numero in avanti nascono le Edizioni Verticaliste.

            Nel Periodico precisammo: “Noi siamo stati i primi a dire: Verticalismo. Il vocabolario della lingua italiana ci spiega che questo lemma è una caratteristica delle strutture architettoniche in cui gli elementi verticali prevalgono sugli altri o come tendenza a ricercare ed a ottenere uno sviluppo prevalentemente verticale della composizione architettonica (Zingarelli). Invece noi diciamo per la prima volta che Verticalismo è un lemma polisemico in cui non prevale la preoccupazione architettonica ma la struttura psicofisica della mente umana nel suo funzionamento adeguato a tutte le modalità del possibile. Il Verticalismo si fonda sulle proiezioni dinamiche e genetiche di ciò che chiamiamo ancora pensiero, in realtà un “complesso mentale” in continuo sviluppo. In questo senso, paradossalmente, un quadro di Rembrandt potrebbe far capire il Verticalismo meglio di una guglia gotica, poiché nel quadro di Rembrandt, quella luce emergente dagli abissi oscuri vale più di una freccia lanciata verticalmente nello spazio”. Don Corsaro: “Usare gli occhi in altezza non vuol dire guardare contro il cielo. Altezza è tutto ciò che si vede per la prima volta in essenza”.

           E in altri passi, altra precisazione: “(…) La sovrapposizione generativa non viene a richiamare per noi la stratificazione verticistica, o stupidamente gerarchica, pari a un alveare di oppressi manieri, palazzacci asmatici, ma una prigione liberata, disgregata e distrutta dalle innumerabili possibilità. Il possibile è rivoluzionario, non riformista”.

           “(…) Noi che non siamo abituati a guardarci con la lente d’ ingrandimento, noi che nei nostri oggetti verticalisti vediamo soltanto un nuovo modo di spingere l’ uomo a credere nelle sue capacità noetiche e a riprodurre con assoluta umiltà le rivelazioni che giungono da questo “universo di dimensioni al di là dei sensi” in cui passa la sua esistenza, intendiamo servire una causa stupenda come quella che si propone di rendere visibile l’ invisibile della natura e della ragione. Rendere è per noi restituire. I verticalisti restituiscono la luce che hanno ricevuto in dono”.

           Antonio Corsaro allarga il concetto alla società e aggiunge: “(…) Sulla ‘orizzontale della realtà’ noi riteniamo che debba, oggi, apparire il visibile. Il verticalismo mentale ha proprio il compito di rendere visibile “il visibile e l’ invisibile”.

           (…) Il collettivo verticalista, che avanza in un clima di legittima diffidenza, data la quasi totale sprovvedutezza degli storici dell’ arte, degli estetologhi e dei critici da passeggio e della conferenza in tetrapak, porta in campo estetico una provocazione morale inedita, come ogni verità noetica rimasta inerte nel chiuso dei suoi tropi. Non ha importanza che sul piano storico il suo avvento sia tutto da verificare. Ma il verticalismo possiede già le sue leggi di funzionamento: nessuna “tradizione” lo soccorre, nessun mistero lo copre, a parte l’ imprevedibile legato ai fenomeni della umana essenza”.

           Anche il periodico Verticalismo venne calorosamente salutato dalla stampa locale. Quotidiano Espresso Sera: “Il movimento verticalista ha la sua voce stampata”. “Il movimento del Verticalismo nell’ arte nato a Catania per accorporamento spontaneo fra un gruppo di “operatori” di un nuovo linguaggio espressivo con saggisti e studiosi che abitualmente si occupano di altre “discipline”, ha da qualche settimana la sua voce stampata. Si tratta di una rivista trimestrale – che ha ovviamente scelto come testata “Verticalismo” – nelle cui dodici pagine del ‘numero uno’ viene programmaticamente sottolineata qual è la struttura portante – ideologicamente parlando – del movimento stesso” (G.C.). Eccetera.

           L’evento ci aprì le porte alla nostra prima targa d’oro, consegnata dall’ assessore provinciale Nunzio Lombardo (registrato dalla RAI nonché da alcune radio locali e dalla Stampa). La motivazione: ”Al collettivo Verticalista di Catania che nel 1974 dette origine ad un nuovo movimento culturale in cui tutte le espressioni dell’ uomo trovano le ragioni della loro più profonda rinascita sotto il segno dell’ arte e della scienza, intese come convergenza di energia verso posizioni superiori e come comunicazione delle cose da significare attraverso la filosofia del linguaggio”.

           [Ricordo, a quel tempo spesso mi accadeva di pensare alle parole di Dante: “(…) è chiaro che al volgare siciliano si attribuisce fama superiore agli altri, perché tutto quello che gli Italiani producono in fatto di poesia si chiama siciliano, e perché troviamo che maestri nativi della Sicilia hanno cantato nobilmente (...). Anche per me questo è un punto fermo, e non potrà essere mutato dai nostri posteri”. Questo pensiero (oramai da alcuni secoli lontano dalla realtà) volevo rivitalizzarlo e ampliarlo in tutte le direzioni ora che la Sicilia di nuovo c’era tutt’ intera, con una “idea” originale aperta all’ all’arte, alla cultura, alla società, all’ ambiente, alla genesi e evoluzione del cosmo…].

        Oggi, quattro decenni!… Un sogno ininterrotto, intenso, al cardiopalmo. I fatti più che raccontarli vorrei cantarli; anche i canti disperati, “sono i canti più belli” (Musset). Mi rendo conto che vi sono sentimenti che solo la musica rende appieno. Le parole da sole non bastano a sintetizzare la direzione e il senso di quel “piccolo mondo artistico-culturale e sociale catanese” di allora, che a malapena galleggiava nel “nulla” ma che ebbe l’ audacia (e per certuni, diciamolo, la presunzione) di dare vita a un movimento, a un “pensiero” assolutamente originale, cioè a dire senza attingere dal pozzo di teorie già note, come mai era avvenuto prima a partire dall’ arte moderna (oggi  possiamo aggiungere  anche il  più  longevo e l’ unico ad  essere aperto a tutte le attività umane), e perciò rivoluzionario, da guardare a vista. Ancora Petrarca: “Meglio sarebbe non fare come le api che vanno raccogliendo qua e là, ma come quei bachi che cavano la seta dalle proprie viscere e trarre insomma da se stessi sostanza e forma”. Francis Cornford insegna: “Ogni azione di carattere pubblico che non sia usuale o è sbagliata, oppure, se è giusta, costituisce un precedente pericoloso. Ne consegue che non si dovrebbe fare nulla per la prima volta”. Ma i miei 26 anni, forgiati nel magma dell’ Etna, evevano già lanciato la sfida. Scrissi: “Noi catanesi, anzi siciliani, veniamo dal nulla là dove ci hanno relegato in modo studiato i “signori” del potere politico-economico-culturale. Pertanto siamo il nulla. Di questo nulla un gruppetto di pazzi esaltati (ovviamente inconsistenti, invisibili, totalmente trasparenti) si è fatto carico (pesantissimo fardello), trasformandosi in un nulla “che è”. E prende ad agire allo scoperto in forza di un’ “idea” polisemica (il Verticalismo) valida a trasformare il presente orizzontale in divenire verticale, vale a dire di “possibilità”, visto in prospettiva globale per tutti gli “io” che vivono a mezz’ asta. In modo irresistibile sprigiona tutta la riserva di flusso vitale (da sempre tacitato dalla cappa della “fame”), sottoforma di paladino, canto, semina, passe-partout, sestante…”. Per Benedetto Croce, l’ artista “deve avere quella partecipazione al mondo del pensiero e dell’ azione che gli faccia vivere (…) il pieno dramma umano”. Albert Einstein: “Solo coloro che sono così folli da pensare di cambiare il mondo, lo cambiano davvero”.

        In quanto all’ Etna (dichiarato dall’ Unesco patrimonio dell’ umanità). Antonio Corsaro: “Dinanzi a Francois Villon si rizzava sempre la minaccia di una forca; dinanzi a Leopardi s’ innalzava sempre un ermo colle; dinanzi a Dante si sovrapponevano mondi su mondi: tutti gli artisti in tutte le età hanno sempre avuto dinanzi un poncif. Anche noi abbiamo il nostro poncif: l’ Etna. Un luogo comune, lo spolvero del nostro quadro di siciliani orientali. Un poncif, una montagna, un destino verticale per diritto di nascita. Guardiamo la montagna con la stessa meraviglia di Breton quando sognava un castello (il suo poncif) poco lontano da Parigi. (…) Giovanni Verga le somiglia. Lungo i suoi fianchi  sale Salvatore Commercio, spinto da una forza occulta; Guglielmo Volpe, attonito, a statue in volo; Guglielmo Pepe, intento a liberare aquiloni dal magma verso il cielo luminoso; Giacomo Scilla, impaurito dall’ essenza gassosa che gli va suggerendo Alfonzo Gatto; Rosario Platania, che grida libertà e bellezza; Raf Occhipinti, avvolto in un silenzio d’ arco acuto; Nino Raciti, dagli occhi scavati; Giovanni Compagnino intento a sovrapporre forme dinamiche; Iolanda Taccini, in metamorfosi; Benedetto Scalirò, ricco di lirismo danzante; Filippo Liardo, preso in un sogno”… E così via. (Per l’ elenco completo rimando al nostro Periodico Verticalismo, n° 1  1975).  Ed io, oggi, a distanza di 40 anni, aggiungo: Antonio Corsaro, con l’ io colmo di cielo; Rosario Calì, teso a trasmutare materia in arte; Salvatore Barbagallo, alle prese con universi di luce; Benito D’Accampo, pura demoltiplica di stati d’ animo; Sebastiano Milluzzo, con la tavolozza in espansione; Salvatore Spatola, in equilibrio tra ricordi e fantasia; Maria Farinella, pensieri luminosi che si multiplano; Mario Lo Presti, in volo tra sintagmi filogenetici; Maria Di Gloria, disseminazione di storie al presente; Daniele Pepe, con le ‘sue linee di forza’; Toto’ La Scala, con tutte le altezze dell’io; Tony Misuraca, ricchezza di forma che assurge a vita; Rosa Buccheri, orchestra di tormenti cromatici; Daniela Costa, vestale di foglie energetiche; Salvatore Maggiore, tra significanti e significati; Alessandro Farinella, in continua immersione nello spazio-tempo; Luca Arena, a ritmo di danza e colori; Francesco Di Giovanni, con lo sguardo puntato alla camera oscura; Vincenzo Orto, lungo Vie di spazi pluridimensionali; Giacomo Catania, intento a gestire pennelli computerizzati; Oliana Spazzoli, costruttrice di dettagli dell’ anima; Eugenia Di Grazia, poesia “intera”; Ninetta Minio, luce della verticale; Claudio Arezzo di Trifiletti, con quanto c’ è di più alto; Francesco Amato, libero futuro aperto al presente; Ambra Sciuto, ricca di fotogrammi che ci istradano nel suo io profondo; Anastasia Guardo, lungo vie verticali, luoghi “altri”; Nadya Cazan, metamorfosi della natura in arte”. E via elencando.

        [Giusto una nota a sostegno del senso che diamo all’ originalità di  una “idea” e quindi dell’ assoluta originalità della nostra “idea”.

        Se volgiamo lo sguardo al XX secolo (solo per non andare lontano) ci accorgiamo che è caratterizzato da un susseguirsi, e a volte da una sovrapposizione, di “idee”, movimenti, avanguardie, “ritorni”… (che gridano “verità” o l’ irrazionalismo: verità “altra”) sempre partoriti in forza di “pensieri” filosofici e/o scientifici già consolidati o di puro effetto e pertanto di grande impatto su molti artisti (che finiscono per investire anche sul piano politico: marxismo, nazismo, fascismo). Pensiamo a Bergson, Einstein, Freud, Husserl, Kierkgaard, Schopenhauer, Nietzsche… Diciamolo in modo chiaro, teorie e prassi in forza di un linguaggio chiuso, bloccato, non rivitalizzato poiché credono di essere attestati sull’ “unica verità”, nell’ arco di pochi anni hanno prodotto una elevatissima entropia: significa che i fenomeni si sono spenti e inevitabilmente è sopraggiunta la morte naturale, resa ancora più netta dal crollo dei modelli ideologici di riferimento. Ma, dico anche che sto parlando di movimenti storicamente importanti.  Sia queste “correnti” che alcune “idee” di vari gruppi, vanno comunque ad ampliare “la Via del possibile” (vale a dire il nostro “Campo di possibilità” di cui è parte integrante il Verticalismo), ovviamente non come “verità” assolute bensì sottoforma di “innovazione”, “stimolo”, “risveglio”… socio-politico-culturale. In sintesi, non sono che “mattoni” della nostra “Via”. Su questi aspetti faremo un approfondimento  più in là].

            In questo preciso istante si presentano alla mente (senza bisogno di ricorrere alla proustiana “madeleine inzuppata in una tazza di tè”) un numero incredibile di volti e i loro nomi, di ogni parte del mondo. Rivedo centinaia di mostre d’ arte (di tutte le arti), fiere, spettacoli, film, conferenze e dibattiti interdisciplinari, trasmissioni televisive e radiofoniche, danza, teatro, premi, lettere e telegrammi… Risento tanta musica sperimentale; ma anche migliaia di telefonate… Rivedo i luoghi: Musei, Università, Comuni, Province, Gallerie d’Arte, Chiese, teatri, piazze, strade, le nostre quattro Gallerie d’Arte Verticaliste (la quarta, in ordine di tempo, è anche una Factory). Rivedo tante attività collaterali: moda, design, architettura, arredo, scenografia, giochi, pubblicità, bigiotterie, oggettistica, stoffe, cucina, cosmesi, profumeria; a cui si sovrappongono altre creazioni: dai vini ai liquori alle bevande ai dolciumi… (Henry Miller: “Quando ci prende l’ impulso creativo si diventa creativi contemporaneamente in tutte le direzioni”). Rivedo anche oltre 100 organizzazioni socio-culturali, ambientaliste, umanitarie, scientifiche che ci hanno felicemente patrocinato con cui abbiamo lavorato in stretta sintonia, tra questi figurano Greenpeace, Amnesty International, Wwf, Croce Rossa Italiana, Club di Roma, Legambiente, Emergency Italia, Movimento per la pace, Centro Unesco… E come non pensare ai tanti libri pubblicati, agli oltre 400 saggi scritti per settimanali e quotidiani; ai saggi e articoli di critici e giornalisti (nazionali e internazionali) sulla nostra attività: oltre 800; al nostro Periodico, ai nostri Quaderni e alle nostre Brochures, ai nostri Siti web, alle nostre redazioni nazionali; ai numerosi video; alle tante “aste” realizzate per produrre alcune attività; alle interviste porta a porta sul Verticalismo, estese a molti paesi del mondo; ai tanti viaggi e agli alberghi... Penso alle tante biblioteche nazionali e internazionali dove sono  collocati i nostri libri e il nostro Periodico. Rivedo e risento con grande piacere tutti i docenti universitari (anche dell’ Università Pontificia) che si sono avvicendati nell’ Aula Magna dell’ Università di Catania, esperti di bioetica, zoologia, ecologia, fisica, scienze politiche, problematiche sociali, letteratura e via via tutte le arti... Ripenso alle parole di padre Corsaro, in un editoriale: “L’ idea verticalista, formulata in termini correnti da un manipolo di artisti e critici catanesi, fa il giro del mondo. Non è presunzione affermare che oggi, dappertutto, quella idea non è soltanto conosciuta ma anche discussa, contrastata e difesa. Questo è segno di vita. Christian Boltanski, nel 1975, proponeva di costruire un monumento alla “persona sconosciuta”, e cioè a una specie di milite ignoto della pittura. Noi negli stessi anni all’ incirca progettavamo la stessa cosa ma adesso non possiamo più dire di essere sconosciuti. Ciò significa che non avremo alcun monumento, che del resto non desideravamo affatto”. Mi illumino per l’ennesima volta rivedendo le scene del film lungometraggio “Verticalismo” interpretato anche dagli artisti, poeti, critici del gruppo verticalista, da me diretto. Soprattutto la scena della morte dell’ “orizzontale”, una bara portata a spalla per le vie della città e poi buttata nell’ immondizia, azione coronata dalla scena di un cane che la innaffia con un’ abbondante pipì. Sia durante le riprese del film che dopo la “prima”, quotidiani, mensili e settimanali danno grande risalto all’ evento sicuramente di portata storica. Alcuni titoli: “Dopo dieci anni Verticalismo sta per essere un film”; “Ultimo ciak per Verticalismo”; “Tutto pronto per la Prima mondiale del film Verticalismo”; “Verticalismo è un film”; “Il film Verticalismo”; “Verticalismo è un lungometraggio. Successo alla ‘prima’”… (Tutte le recensioni, parlano dell’ originalità della trama del film: il ‘parto’ del Verticalismo; visto come un continuum treno-razzo-uomo che si sovrappone, dissemina e espande nella società, sottoforma di ‘concerto verticale’). Rivedo interminabili pranzi e cene e tanti bicchieri di vino di troppo. Sequenze di complimenti, auguri e strette di mano… Ma non è sempre stato tutto rose e fiori! Come boomerang veloci mi ritornano, senza poterli minimamente evitare, scene di intrighi, di minacce, di sedie che volano, di fiumi di parole irripetibili incrociarsi in un’ atmosfera dantesca, di processi all’ uomo e all’ artista… Io stesso (anzi, soprattutto io) quanti processi ho subito da una parte del gruppo storico in questi decenni! Però, va detto senza temperamenti, che prevalentemente è proprio grazie a questi artisti da sempre in piena attività esclusivamente verticalista, alla loro passione sfrenata, alla loro fede inossidabile “costante” imprescindibile, che oggi si parla di una “storia” del Verticalismo. Hanno investito il loro “io” intero sul movimento. Camillo Corot aveva un solo scopo nella vita: fare paesaggi. Qui adatto un suo pensiero estremo, per tutti i verticalisti di imprese straordinarie: “Non abbiamo che un solo scopo nella vita, che intendiamo  perseguire con costanza: fare verticalismo”. Ma ora, lasciatemelo dire, prepotentemente si fanno largo tutti gli amici passati a miglior vita. Sono tanti! Italiani come stranieri. Ma non è morto il loro lavoro artistico e intellettuale. Non sono morti i ricordi di momenti eccezionali, di sogni, parole, sorrisi, certezze e dubbi eccezionali. Fra tutti domina la figura di don Antonio Corsaro. Un prete intellettuale, singolare, che in un momento particolare della sua  vita abbraccia una seconda fede, il Verticalismo, subito senza riserve e in modo totale.  Solo una grande fede poteva indurlo, nel film Verticalismo, a portare a spalla la bara (la morte dell’ orizzontale), orgoglioso in testa a tutti e certo non da attore, tra le vie storiche di Catania, in mezzo a un pubblico curiosissimo che stentava a credere ai propri occhi (specialmente chi era solito seguire le sue omelie in Cattedrale). E tutt’ ora, come pura musica riecheggiano espressioni e aforismi che danno la misura della sua fede nel Verticalismo: “Se amate l’ Amore amate il Verticalismo”; “La pittura se non è verticalista puzza di cadavere”; “Il Verticalismo non è la tuttologia ma un raro istante di liberazione”; “Abbiamo la convinzione che per mezzo del sistema verticalistico è possibile dare alla nostra epoca il linguaggio più concreto, il linguaggio più rappresentativo dello stato cui è pervenuto lo spirito umano”; “Noi riteniamo che il sistema verticalistico sia l’ unico sistema che corrisponda alle condizioni di civiltà in cui ci troviamo e corrisponda anche alla esigenza di superare tutti i modelli che l’ arte del nostro tempo ci presenta. Per tale superamento è necessario essere verticalisti. Ma essere verticalisti non è facile, come correre dietro ad una ideologia. Essere verticalisti significa creare una scienza e avere una precisa attitudine collettiva di fronte ad ogni azione umana e a tutto il mondo che ci circonda. L’ ideologismo va bandito.” E che dire della poesia scandalo “Tutta verticale” (1977), a imitazione di “Tutta autunnale” del poeta cecoslovacco Frantisek Halas:

 

Tutta verticale

 

Le vesti aveva verticali

e i capelli aveva verticali

e gli occhi aveva verticali

 

Le labbra aveva verticali

e i seni aveva verticali

e i sogni aveva verticali

 

La vita aveva verticale

e il grembo aveva verticale

e il sorriso aveva verticale

 

Sapore aveva verticale

e grazia aveva verticale

e angoscia aveva verticale

 

Era tutta verticale

come un’ essenza dello Spazio

 

            Il 18 agosto 1995, a Catania, muore don Antonio Corsaro. Non amava la morte! E so per certo che non era pronto ad accettarla. Anzi, non ne parlava affatto bene! Ricordo che un giorno, in uno dei tanti incontri di gruppo, ebbe a dire: “ Un concetto verticalistico è quello di non parlare mai bene della morte. Cioè a dire: non parlare mai bene della morte significa allargare le possibilità della vita. Non un prolungamento puramente fisico-chimico ma nel senso più totale del termine”. E la sua vita si prolungò fino a 86 anni, e io aggiungo: e ben oltre… Il mio stato d’ animo? Uso l’ espressione del poeta Lenau (che ha preso in prestito da Omero): “Nero tutt’ intorno!”. Ora, suo malgrado era nell’ eterno, quell’ eterno tanto agognato da Goethe: “(…) Potessi io finalmente essere colmato di te, o Eterno!”. A ricordarlo sono in tanti. Ma proprio per continuare a seguire la linea sin qui tracciata (omaggio al grande e singolare assertore del Verticalismo), mi piace riportare qualche passaggio di un articolo apparso sul Corriere della Sera, nel trigesimo della sua scomparsa, a firma di Carlo Bo, suo vecchio compagno all’ Università “Cattolica” di Milano, e ancora insieme nel gruppo che darà vita all’ Ermetismo. [Carlo Bo,  scomparso nel 2001, è stato Senatore a vita, storico della letteratura italiana e francese,  Magnifico Rettore dell’ Università di Urbino ].

           Titolo: Coi colori e con Dio poeta e teorico del Verticalismo.

           “(…) Singolare e per certi versi straordinaria figura di prete, di poeta e studioso d’ arte e di letteratura, Antonio Corsaro era nato nel  1909 a Camporotondo Etneo e, dopo gli studi in seminario, il suo vescovo lo aveva mandato all’ università Cattolica di Milano. Lo avevo conosciuto in quei cortili, nel gruppo capitanato da Vigorelli, e quella è stata la sua seconda università, così legata spiritualmente alle voci più libere che arrivavano dalla Francia e, più in generale, dall’ Europa. Era un piccolo prete pieno di curiosità e sempre pronto a difendere le ragioni del nuovo e del libero. A Milano si è compiuta la sua formazione. Come tanti altri siciliani d’ Europa. Corsaro aveva eletto il suo vero domicilio a Parigi e per moltissimi anni vi fece ritorno.

            Lo rividi in uno di quei viaggi che avevano come tappa Milano: non aveva perduto nulla di quella sua antica fiamma interiore. Poi prese a insegnare, prima all’ università di Perugia e poi di Palermo, dove fino all’ ultimo continuò a suscitare la partecipazione degli studenti (…).

            Inutile aggiungere che la sua carriera non fu facile. Corsaro era un irregolare e un cuore indipendente (…).

            Una volta trovandomi a Catania, andai a salutarlo. Abitava vicino al mercato, in via Giordano Bruno, assieme alla madre; in una casa piena di amici che credevano in lui e lo consideravano un maestro naturale.

            Passava, allora, per un prete rivoluzionario; se non comunista, per lo meno di sinistra: tutte definizioni che non rispettavano la verità. Corsaro stava con gli umili, con i poveri, ma anche con artisti e letterati.

            Accanto all’ attività di docente, svolse sempre con la stessa intensità, con uguale passione quella del critico e, se si sfogliano le sue raccolte di articoli (per esempio l’ Astrattismo…) si vede che nulla sfuggiva alla sua attenzione. Ciò che atteneva al nuovo in letteratura e in arte veniva registrato liberamente senza pregiudizi. Tutte cose che inquietavano i suoi superiori, sicché quando ideò una rivista dal titolo gidiano, Incidenza, non gli mancarono i rimproveri e le critiche del vescovo. Una volta non avendolo trovato a casa, l’ alto prelato protestò con la vecchia madre. Don Corsaro non accettò né il modo, né la sostanza del rimprovero e senza esitare gli telefonò per dirgli che se un’ altra volta si fosse permesso di fare piangere la madre, sarebbe andato in cattedrale all’ ora della Messa solenne, per schiaffeggiarlo (…).

            Per lui, Dio più che nelle chiese stava in quelle vocazioni e in quelle ricerche dell’ anima. Negli anni ’70 diventò teorico del Verticalismo (…)”.

            Io aggiungo: “Ma quale ballata fu la sua vita!”, ciò che Napoleone disse di se stesso, a S. Elena.

            In questo istante, dei tanti lavori pubblicati, mi vengono in mente: Astrattismo nella poesia francese del Seicento, Il nuovo romanzo francese, Forma e immagine, Su Beckett, Il nuovo teatro francese, Diario di un prete sciolto, Lettura retorica, strutturale e critica, Operetta solubile nel fuoco, Le uova fatali della gallina volante, Castello marino, La vergine, Il Figlio dell’ Uomo, Il potere e la morte, Storia dei papi, Tel Quel (Tel Quel e Verticalismo a confronto), Arte e situazione scientica del Verticalismo, Fenomenologia verticalista, Proverbi verticalisti… E via dicendo. [Per una sua biografia vera e completa rimando alle nostre pubblicazioni]. 

            Tutt’ oggi, tra i ricordi importanti nella storia del movimento, per la crescita del Verticalismo, c’è granitica la prima mostra a Milano (che coincide con la prima vera uscita dell’ intero gruppo dall’ Isola) al Museo Leonardo da Vinci e alla Galleria Presenze il 25 e il 26 marzo 1977; a poco più di tre anni e mezzo dal nostro esordio.

            Il quotidiano Espresso Sera ci dedica un articolo dal titolo “Verticalisti pronti per il treno del sole”. Giuliano Consoli: “I verticalisti catanesi stanno per salire sul treno del sole, quello che dalla Sicilia arriva direttamente a Milano. La notizia è stata resa nota attraverso il numero cinque del “periodico di corrente” che fa sapere il doppio appuntamento per il 25 e 26 marzo prossimi. Nella prima data ci sarà una conferenza al Museo “Leonardo da Vinci” (nonché proiezione delle opere d’ arte) e nella seconda una mostra alla galleria d’ arte “Presenze”.

            Presenza-presenti. Il bisticcio è quasi di rigore. Saranno dunque a Milano, fra pittori e saggisti, teorizzatori ed “operatori ideologici”, un bel mucchio di persone (…).

            Se pensate comunque che i verticalisti siano dei timidi accoliti di un pio sodalizio che non intende far proseliti vi sbagliate di grosso. Negli ultimi tre mesi dell’ anno scorso diversi appuntamenti informativi sono stati infatti realizzati nella nostra città, due dei quali al teatro ‘Rosina Anselmi’ (…)”.

           Il collettivo è composto da Antonio Corsaro, Salvatore Commercio, Guglielmo Pepe, Nino Raciti, Filippo Liardo, Fiore Torrisi, Raf Occhipinti, Iolanda Taccini, Eugenia di Grazia, Benito D’Accampo, Bruno Civello, Carlo Rigano, Angelo Privitera, Mara Bartoli, Vito Cutrona, Enrico Maria Bonanno, Amalia Tomaselli,  Giuseppe Valenti, Pavel, Roberto Carnevale, Vincenzo Rizzo, Maria Antonietta Marino, Giovanna Bruno di Belmonte, Pinò Sammarco, Bianca Brancati Carlevani.

            E’ il 20 marzo del ’77. E siamo veramente  pronti e sul treno già al suo ultimo fischio.

            [Ometto ciò che accadde a partire da quel fischio del treno fino all’ ingresso del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica, e tutto ciò che sta a valle di quella serata speciale (registrato in Comizio verticale), da me sempre considerato ottimo materiale per Federico Fellini (che oramai non c’è più) o Franco Zeffirelli. Aggiungo solo una piccolissima nota che attiene proprio ai sentimenti provati in quelle ore: ”(…) Catania, ora, si allontanava a vista d’ occhio. Tante preghiere per riuscire a liberarcene, come dalle catene, e ora ci sembrava di lasciarvi il nostro cuore. Per noi, si sa, lasciare la Sicilia è l’ equivalente di ciò che prova l’ astronauta nel lasciare la Terra. Non resistiamo alla tentazione di morirci. Ed è questo che distrugge i nostri sogni in quanto mai li vedremo realizzati lontano dalle fabbriche della cultura. Ciù-ciù ciù-ciù-ciù… Acitrezza, Acireale, Giarre-Riposto e poi Taormina, riserva di specchi per allodole. Oh Goethe! O Lawrence! Si incontreranno mai i nostri sospiri? Ciù-ciù-ciù-ciù… Letoianni, S. Teresa di Riva, Scaletta Zanclea… Nuvole di nuvole in milioni di proiezioni. Messina. Ed è la volta dello stretto: la gola profonda della politica aurifera. Il nodo scorsoio del Mezzogiorno. Qui precipitano tutti i peccati del mondo, prima fra tutti quelli “capitali”. Oh, se questo treno potesse parlare! Se questo traghetto potesse parlare! Se i morti potessero parlare! Se si potesse fare il pentothal a tutte quelle uova d’ oro che gestiscono il nostro respiro… Ora, anche la Sicilia, triangolo per eccellenza, si allontanava da noi a vista d’ occhio. Sempre di più fino a scomparire del tutto oltre l’ orizzonte. Adesso posso anche dormire. Il resto non conta. La mia geografia è Milano (…).

            Siamo a Milano e non c’è nebbia. Abbiamo la sensazione che tutti ci guardano. Ma no, come fanno a sapere che siamo dei verticalisti. No, nessuno in realtà ci guarda. Noi guardiamo per vedere se qualcuno ci guarda. E, come ho detto, nessuno si sogna di guardare noi. In questo tunnel siamo tutti uguali. Tutti abbiamo una valigia e tanta fretta in corpo. La nostra meta è l’ albergo Tunisia (…)”].

            In quanto alla serata.

            L’ attesa è finita. Siamo nella Sala del Cenacolo. E c’è tanta gente che pregusta l’ evento.

            “Intanto i relatori, cioè a dire Corsaro, io, nonché il gruppo Presenze ci appartammo per fare la scaletta. Dopodiché mi appartai con Corsaro per fare il punto degli argomenti. E infine prendemmo tutti posto per sistemare le cartelle, i giornali e la distanza delle poltrone dal microfono.

            (…) Più in fretta che si poté preparammo i caricatori con le diapositive, abbassammo la tela e aspettammo che si riempisse il salone. Ma non so perché stavo sulle spine. Era come se stessi seduto su di una panca di chiodi. Sì, forse cominciavo a sentire tutta la stanchezza accumulata nell’ ultimo mese. Ma non dovevo pensarci. Dovevo impegnarmi in qualche modo. Una crisi energetica era quella che più dovevo evitare. Mi dissi: “Andrò a parlare ancora con gli amici sino a quando non scocca l’ ora zero”. Giusto il tempo d’ un sorriso e una smorfia e scoccò questa benedettissima e sudatissima ora zero. E andai a prendere posto. Ricordo, avevo le mani sudate. E non solo le mani.

            In un silenzio religiosissimo, ora, guardammo le diapositive delle opere per me più belle del mondo e ci perdemmo in un universo tutto verticale. Non so quando durò questo viaggio nei colori e nella luce di idee singolari. Ma una cosa so: fu bellissimo! Al risveglio accendemmo le luci in un applauso quantomai vero.

            Il critico d’ arte Carmelo Strano: “Le diapositive che sono state proiettate riflettono alcune opere degli artisti che avete saputo si chiamano verticalisti. Il fatto che vengano da Catania non significa che propongano un’ arte tipicamente catanese. E se Presenze li ha ospitati non è perché siano catanesi.  Questo lo premetto perché se mi piace sottolineare questa loro provenienza non suoni come nota di campanilismo. Certo, comunque, ne sono soddisfatto, da buon catanese, se permettete. Stasera loro si presentano in questa grande Milano, vengono da una grande città, comunque si presentano in una città ancora più grande, una città che è stata anche alla ribalta di altri movimenti, e probabilmente mirano a scuotere certo nostro disincanto, un disincanto che chiaramente scaturisce, probabilmente, da un succedersi indefinito di avanguardie per cui ad un certo punto, davanti a un nuovo “ismo” che si presenta o ci viene proposto restiamo in quella indifferenza alla quale ci ha abituato tutto questo esplodere di movimenti. Ora, in non voglio entrare nel merito del Verticalismo anche perché, forse, non sono in grado di farlo, soprattutto perché a parlarcene sarà uno dei maggiori teorici del movimento, il professore Antonio Corsaro al quale cedo subito la parola”.

            Don Corsaro: “Grazie! Signore e signori, quando verso gli anni ’30 si cominciò a parlare di ermetismo nel senso critico della parola, perché prima ancora degli anni ’30 si faceva l’ ermetismo da parte di Quasimodo, Ungaretti, Montale ecc., dicevo quando negli anni ’30, esattamente nel 1935, si cominciò a teorizzare l’ ermetismo qui a Milano eravamo, perché c’ ero anch’ io, ho studiato qui a Milano e sono catanese, cinque o sei persone. Non c’ era Montale, c’ era Carlo Bo che ci lesse il suo discorso manifesto: “Letteratura come vita”, che poi venne pubblicato sulla rivista “Letteratura” dalla copertina rossa, poi si continuò ancora con questa rivista, poi con il “Frontespizio” di Firenze ecc., e il manifesto (allora era ancora tempo di manifesti, adesso non più) dell’ Ermetismo nacque in un’ aula buia, fredda, umida della  Università statale ed eravamo cinque o sei gatti. Nessuno ne sapeva niente. Stasera siamo circa 200 gatti, magari pregiati, mentre allora eravamo soltanto delle creaturine miagolanti in questa Università che ignorava completamente (allora insegnava Alfredo Galletti) l’ ermetismo e ignorava questi pazzi che parlavano difficile, che avevano l’ ambizione, la presunzione di cambiare la letteratura italiana, mentre la maggior parte della gente tranquillamente continuava a leggere Lucio D’Ambra, Salvatore Gotta, Virgilio Brocchi, e elencando… Questa sera per noi è un momento di estrema importanza non per la presunzione di venire a portare un seme, che si sa può far nascere una foresta, a questi rappresentanti della città di Milano, siete voi, non per portare il verbo che arriva da Catania, ma perché Catania ha bisogno di voi e siamo venuti a cercarvi e voi avete avuto la gentilezza di accogliere il nostro invito. E ripeto non ha nessuna importanza che siamo in pochi. Siamo venuti a cercare Milano e ne siete tra le intelligenze più rappresentative pesa il fatto che siete venuti, perché siete una presenza, potrei rubare anche il titolo alla rivista Presenze che mi è stata offerta questa sera, siete quindi anche delle presenze e quindi rappresentate Milano, appartenete ai milanesi di cui noi abbiamo bisogno. Questa premessa mi permette ancora di farne un’ altra e che riguarda un capitolo del “Divenire della critica” che Gillo Dorfles proprio questo pomeriggio mi ha dato in omaggio. L’ amico Gillo Dorfles a un certo punto, non ha importanza sapere quale, dice: “Nuove tendenze artistiche e critiche in Italia”. Parlando di queste nuove tendenze dell’ arte e della critica in Italia fa una certa enumerazione di artisti. Per esempio, a Torino si fa l’ arte povera, i cui rappresentanti sarebbero Merz, Zorio, Boetti, Anselmo; in altre città vi sono un Primi a Genova, Calzolari a Bologna, Kounellis a Roma, cui dovevano seguire le diverse correnti concettuali i cui rappresentanti sarebbero Paolini, De Dominicis, quello del mongoloide della Biennale, Penone ecc. Ancora, a quest’ arte povera si affianca o si accompagna in Italia l’ arte di Piero Manzoni, che continua le orme di Lucio Fontana, oppure si continua, sempre con questo materiale povero, a dirvi qual è questo materiale povero… In parentesi Gillo Dorfles dice: “La merde d’ Artiste”, capite di che si tratta. Ci sono, poi, in quest’ arte di povertà gli “Acromes”, certe materie plastiche che vengono manipolate in un determinato modo per darci nuove forme artistiche e via discorrendo. Questo, con tutto il rispetto per Gillo Dorfles, non è altro che una aneddotica dell’ arte in Italia e continuando di questo passo si potrebbe ancora fare l’ aneddotica dell’ arte del mondo. Il Verticalismo non dovrebbe essere una aneddotica; vale a dire un’ arte si rivolge al gusto, al piacere dell’ immaginazione che vedete. Era importante, necessario farvi vedere le immagini, ma oltre alle immagini c’è un concetto, c’è un’ idea cui cercherò di teorizzare, anche, il valore, il significato che appartiene, e qui nasce un atto di ambizione verticalista, appartiene alla storia, in altre parole noi abbiamo la presunzione di parlare un linguaggio storico, non criticamente settoriale, non in rapporto al piacere di un quadro, secondo il qual gusto io vado ad acquistare Manzoni o vado ad acquistare Pistoletto, oppure acquisto Rauschenberg… e me lo attacco alla parete, perché potrei anche acquistare un quadro che non mi piace e che nello stesso tempo rappresenta una svolta importante nella storia dell’ Arte non nella storia del gusto. Questo è molto importante per leggere nelle immagini verticaliste. La definizione, il significato di Verticalismo nasce, come già adesso avete ben capito, da un gruppo di pittori e scultori, ma poi possiamo anche aggiungere poeti, narratori, architetti, scienziati, critici, catanesi occasionalmente, ma ci auguriamo che siano anche milanesi, genovesi, torinesi, parigini, londinesi, newyorkesi, moscoviti, cinesi e via discorrendo. Questo non per creare, ecco, utopie velleitarie ma per creare utopie profetiche, se così posso esprimermi nel senso verticalistico della parola. Allora, questo gruppo di pazzi catanesi cerca di instaurare, ecco il punto, una moda o uno stile? Perché se si tratta di una moda è un conto se si tratta di uno stile è un altro conto. Vi dico subito che il Verticalismo vorrebbe essere uno stile che non disprezza le mode. Nelle intenzioni dei promotori dovrebbe essere ovviamente uno stile cioè un modo durevole di rappresentare talune emozioni accompagnate da esperienze e conoscenze unitarie. Ma per essere uno stile il Verticalismo deve passare dallo stato frammentario, come potrebbe essere quello che avete visto questa sera, a quello metodico, in cui si incontrano tradizione e invenzione, cosa molto difficile, ma non per questo impossibile. Per darne una definizione, senza con ciò avere la pretesa di arrivare a una classificazione precisa e perentoria, occorre premettere che esso è un metodo, e che come ogni metodo si fonda su presupposti convenzionali. Tutta l’ arte metodicamente intesa, cioè storicamente intesa, è convenzionalismo, nella storia dell’ Arte tale procedimento è costante. In questo suo inizio, dato che il Verticalismo è ancora agli inizi, la prima cosa che conta è il modo di concepire lo spazio. E’ il punto centrale: la concezione dello spazio. La grande scoperta del cubismo, vi prego di mettere molta attenzione, perché da qui possono nascere le vostre obiezioni, a quello che adesso segue, la grande scoperta del cubismo che rovesciò radicalmente la concezione dello stile rinascimentale, protrattasi fino alle soglie del 1900, fu lo spazio curvo. Tutte le forme successive espressionismo, surrealismo, astrattismo ecc., non sono state che la conseguenza della rivoluzione cubista. Questo vuol dire avere il senso storico dello spazio nell’ arte. Conseguenza che porta ancora oggi a costruire un ampio sistema arbitrario di equivalenze. Il Verticalismo, volendo uscire dai limiti della corrente cubista, e quindi dai limiti di tutte le sottospecie, dei sottoprodotti, le derivazioni, le ramificazioni del cubismo, come quelle che ho citato, volendo uscire dalla corrente cubista perché ritiene che lo spazio non è curvo, non è cubo, ma una verticale, tende a riprodurre le dimensioni dell’ Universo ch’è un continuo senza fine “verticale”. Il cubismo inventò lo spazio curvo, convenzionalmente, senza avere la nozione scientifica dello spazio. Il Verticalismo, che si fonda sulla concezione scientifica dello spazio, sa, pretende di sapere che lo spazio è una verticale infinita, e per dare il senso di questa verticale continua allora crea delle immagini che si generano l’ una dall’ altra per esprimere in pittura, nella scultura, nella musica, nella poesia e in tutte le forme dell’ arte il concetto di spazio verticalistico, e non più curvo secondo il cubismo. La prima ricerca è stata quella di creare uno spazio sovrapposto. La sovrapposizione che avete visto in queste immagini esprime abbastanza bene il concetto di infinito continuamente demoltiplicato secondo una linea che non può che essere verticale. L’ infinito demoltiplicato è quello che nella poesia francese contemporanea, tentata anche da alcuni italiani fra cui c’è un milanese, Nanni Balestrini, e poi anche altri che hanno cercato un po’ di copiare senza riuscirci, viene espresso dal gruppo che fa capo a Tel Quel, che sarebbe poi anche quello di Denis Roche, di Pleynet e di altri. La demoltiplicazione esattamente consiste in una lettura pluridimensionale, diversificata di un testo, e quindi di una scrittura che sia in sé pluridimensionale. Il Verticalismo si serve anche, ma non si rifà, della demoltiplicazione tequelista, si serve anche, dunque, delle scoperte che nascono dalla poesia degli autori che vi ho citato, ma anche della filosofia di Jacques Derridà, della filosofia di Michel Foucaul, della semiologia di Roland Barth e via discorrendo. Cioè a dire di tutto quel movimento che tiene conto delle scienze umane in funzione non soltanto semiologica e critica, ma anche in funzione creativa come un esempio potrebbe essere uno dei romanzi di Philippe Sollers, un libro qualcuno direbbe illeggibile, un altro direbbe da fare, io dico verticalista, un libro cioè a dire che non ha punteggiatura, ma questo già lo faceva Mallarmé. Non sarebbe una novità: non è questa la novità; ma qui bisognava continuare a togliere i punti di interpunzione e fare dunque la pagina che non avesse fine e che si potesse leggere dalla fine all’ inizio, ad apertura di libro, senza che con questo si deconcentrasse la continuità demoltiplicata della scrittura solleriana. Questo per dire che oltre a dei presupposti ci sono anche degli elementi collaterali al Verticalismo di cui intendiamo parlarvi. Ora, mettere un oggetto sopra un altro oggetto, una testa sopra un’ altra testa, un albero sopra un altro albero… non significa mettere una figura sopra un’ altra figura ma soprattutto rappresentare lo spazio come un continuo che scarta i propri limiti. Ogni artista con la tecnica che gli è propria può variare i modi e i contenuti della sovrapposizione in rapporto ai suoi interessi di pura pratica formale o di allusioni a fatti sociali e scientifici. Oggi, l’ arte in tutto il mondo si può dividere in tre grandi correnti: iperrealismo, illusionismo, fisicismo. Cioè, si va dalla rappresentazione della realtà smisurata delle vaste metropoli alla rappresentazione proiettiva e magica degli oggetti e soprattutto del corpo, per questo dico fisicismo. Ma queste correnti sono tributarie del cubismo. Quando vedete Lichtenstein vedete una propagazione cubista, quando guardate Max Ernest vedete una derivazione cubista, quando osservate l’ ultima Biennale di Venezia non vedete uno stile personale dell’ artista che non sia un richiamo all’ atmosfera cubista. In altre parole l’ impaginazione dello spazio non muta. E’ con il Verticalismo che si vorrebbe far cambiare questa impaginazione. Con questo non si vuol dire che gli artisti debbono seguire la corrente verticalista per fare delle opere valide e genuine. E’ importante, vedete, fare questa distinzione. Un’ opera che non è verticalista piace, può piacere, ed è un’ opera d’ arte. Ma non è un’ opera d’ arte, come dicevo all’ inizio, che incide nella storia dell’ arte. Nella storia dell’ arte si incide soltanto quando si muta la concezione dello spazio: dalle origini al cubismo, dal cubismo si direbbe, questo naturalmente lo diciamo con molta modestia e molta umiltà, al Verticalismo. Dal Verticalismo dovrebbe nascere una nuova impaginazione dello spazio. E allora dovrebbe appunto nascere una nuova maniera di fare lo stile, di creare uno stile artistico. Si vuole soltanto che il Verticalismo, se applicato con rigore e al di là del valore delle singole opere, offra la possibilità di imprimere all’ arte una svolta, dato che l’ arte prende una svolta nuova quando riesce a trovare una nuova concezione dello spazio. Scusatemi le ripetizioni. L’ importanza del Verticalismo non sta, dunque, nella bellezza di un quadro o di una poesia o di una pagina musicale… ma nel diverso modo di concepire il quadro, la poesia, la musica e altro. Detto questo, che mi sembra abbia già localizzato il modo di mettersi di fronte a un quadro verticalista, mi sembra anche opportuno darvi un esempio di una narrazione verticalista. Questa narrazione, dato che le immagini le avete viste, io la chiamo “Racconto bianco”. Il sopratitolo è una V, che sta per Verticalismo, sottotitolo “Racconto bianco”. Se volete ridete, ridete pure, perché dovrebbe essere anche divertente: “aereo aereo aereo a ma sulla pista il rullaggio quella manica a vento non vediamo più il radiofaro superate d’ impeto le bretelle la torre di controllo i raccordi le piazzole siamo alla fine soli nel supersonico-pesce però se fosse un ipersonico super o iper nella nostra civiltà avanzata alla fine siamo soli tutto super o iper superpensiero iperpensiero o superamore iperamore il senso potrebbe darlo l’ aerologia ci manca che ne dici l’ aerodina un difetto un tal difetto una carenza come sarà fatta la continua alare come quella di una rondine di un’ aquila e l’ ipersostentatore lungo il filo dell’ ala si avverte appena di qua e di là l’ impennaggio orizzontale poi quello verticale o già mah avrà il supersonico sogno d’ iper non distrarti guida guidami lei alla cabina di pilotaggio e è strano somiglia alla gondola motore quale delirio per trovarle una somiglianza non somiglianza…” eccetera, eccetera. Non è futurismo, badate bene. Non è nemmeno surrealismo. Dovrebbe essere una demoltiplicazione della scrittura e della pagina. Questo non significa che io vi suggerisca d’ insegnare queste cose a scuola, se siete professori, fareste impazzire i ragazzi. Vogliamo impazzire da soli. Però, a questo nostro matto desiderio di cambiare lo spazio si aggiunge anche qualche altra cosa, la speranza di poter cambiare una certa società, questa sporca società in cui viviamo, questa insopportabile condizione che limita tutto… anche con l’ aiuto della scienza di cui parlerà adesso Salvatore Commercio, che in sostanza è colui il quale ha anche trovato questo termine verticalismo. Intanto chiedo scusa se vi ho troppo oppresso con quello che vi ho detto”.

            Strano: “I commenti a fra poco, dopo aver ascoltato Salvatore Commercio”.

            Non sto a raccontarvi il mio lungo intervento. Ma posso dire che dopo avere illustrato tutte le teorie cosmologiche più accreditate (per questo aspetto rimando ai miei saggi), passai a disquisire sul modello dell’ Universo campo di possibilità, fino alla verticalizzazione di tutte le attività umane: un divenire verticale, vale a dire di possibilità, per una società di possibilità. E passai la parola.

            Carmelo Strano: “L’ Etna sappiamo ogni tanto va in eruzione e manda lapillazzoli che possono essere più o meno luminescenti. Questo, comunque, lo vedremo. Lo vedremo perché apriamo, fra poco naturalmente, il dibattito dalla parte esterna dei non verticalisti, di coloro che in fondo soltanto questa sera, forse, hanno sentito parlare di Verticalismo. Ma una breve parentesi mi sia consentita quella cioè a dire di far dare il saluto alla voce pubblica nella persona del dottor Siro Brondoni”.

            “Sono lieto dell’ occasione che mi si presenta per testimoniare come suggeriva poc’anzi Carmelo Strano, testimoniare l’ interesse di un pubblico operatore verso questa serata, una serata insolita, una serata indubbiamente stimolante nel corso della quale due amici, credo si possa usare questa aggettivazione che non vuole essere accattivante, vuole essere, casomai, avvicinante a quelle monadi che in definitiva siamo un po’ tutti. Due amici, dunque, il professor Corsaro e Salvatore Commercio ci hanno recato degli elementi certamente molto interessanti, forse di primo acchito possono sembrare sconcertanti, ma a mio avviso di estremo interesse, per sondare, per scandagliare nuovi confini in fatto di scienza, di metascienza e nei riguardi anche dei legami che la scienza dovrebbe avere con l’ arte in senso lato, con le esperienze visive, figurative ed anche esperienze letterarie in modo più specifico. Direi che l’ ambiente nel quale siamo collocati stasera, nel quale siamo inseriti, questa sala del Cenacolo al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica e per antonomasia, per definizione, il contesto più valido più efficace perché ci si possa incontrare su questi temi, si possa valutare quale fondatezza hanno questi studi, queste intuizioni, e si può soprattutto esprimere, come credo io debba esprimere un sentimento di gratitudine da un lato agli amici Carmelo e Gianni Strano che hanno voluto attraverso il parametro di Presenze, la rivista e la Galleria e il Centro culturale artistico, farci conoscere più direttamente l’ esperienza del Verticalismo, dall’ altro, appunto, i due relatori che hanno introdotto questa serata. Serata, che se non vado errato non si conchiude qui al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica perché poi contestualmente è stata organizzata una rassegna delle opere che stasera abbiamo visto proiettate in anteprima mediante diapositive. Io ho avuto l’ impressione che da quel che ho sentito poc’ anzi, da quel che ho cercato frettolosamente di leggere su questa bella pubblicazione che stasera gli amici catanesi hanno recato alla nostra attenzione, ho avuto l’ impressione che realmente in questo Cenacolo, in questo ambiente di studio, in questa fucina intellettuale che agisce che opera nella Milano della Sicilia, come talvolta si dice creando un parallelo simpatico tra Catania e Milano, ebbene in questi operatori c’è l’ ansia di stabilire attraverso confronti, attraverso analisi, attraverso considerazioni, qualcosa che meglio faccia  spingere in là le nostre conoscenze e le nostre verifiche. In questo senso credo che il modulo leonardiano al quale ci avviciniamo questa sera, come del resto quello di ogni scienziato che tenti di essere tale, può costituire per gli amici catanesi, e per noi che stasera vogliamo trarre qualcosa della loro esperienza, possa costituire una sorta di paradigma al quale rifarsi comunque. Certo nella espressione visiva abbiamo notato che c’è una sorta di nuovo modulo tra finito e infinito, queste sovrapposizioni di figure…, forse è meglio che riprenderà qualcosa di quello che sto cercando di abbozzare l’ amico professor Valerio ed altri studiosi che vedo presenti in sala, c’è anche un letterato come il critico poeta Abaleo, c’è qualche cosa che dà il senso di una sorta d’ ansia, di sofferenza e un tentativo quasi di stabilire dei legami, per dirla con Moliere “tra cielo e terra”, come diceva scherzosamente questo commediografo, un senso, questo, che ha sempre avuto un significato tanto  nella visione di Icaro quanto sino ai più recenti tentativi dell’ astronautica e quindi anche dell’ arte del nostro tempo che tenta faticosamente, ma a mio avviso meritatamente, di andare oltre quelli che sono i modelli passati, quelli che sono le visioni già definite, già sistemate per trovare un qualche cosa che possa anche dalla scienza, anche dalla ricerca scientifica, avere degli elementi, avere dei lumi, avere in ogni caso degli stimoli e delle verifiche. Come pubblico operatore io vorrei ringraziare gli amici catanesi che sono intervenuti a questo dibattito. Innanzi tutto i due relatori che abbiamo già sentito, Corsaro e Commercio, poi gli artisti che sono presenti in sala ed augurare che la manifestazione milanese bilanciata tra Museo, stasera, e i giorni successivi nella Galleria Presenze, possa consentire a molti di noi di fruire delle vostre considerazioni, delle vostre ricerche e di trarre una qualche scheggia di verità: già tanto rispetto al lume, alla luce odierna sempre più fioca e limitata rispetto al gran fascio d’ ombra. E’ un’ occasione da non perdere per la quale la vostra presenza a Milano, il suo ritorno gradito professor Corsaro, penso per noi tutti possa essere un elemento valido di confronto e perché no anche di amicizia da verificare, da tonificare, e in definitiva da rendere ancor più sensibile e ancor più attenta alle vicende del nostro tempo e perché no di ogni tempo”.

            Carmelo Strano: “Caro assessore ti ringraziamo. Io credo che i presenti saranno contenti di aver sentito queste parole incoraggianti. Apriamo adesso gli interventi estranei. Prende la parola il professor Luigi Valerio”.

            Il professor Valerio passò subito a elogiare tutte le opere. Ma continuò contestando le nostre teorie tirando in ballo filosofi, fisici e astronomi (Einstein, De Sitter, Gauss, Riemann, Bruno, Hegel, Newton…). Parlò a lungo, anche di surrealismo e della verticale. Infine e in sintesi: “Gli artisti non debbono fare scienza, lo dico a voi ma lo dico anche a quelli che sono di fama mondiale. Gli artisti debbono smetterla di fare della filosofia, di fare dell’ astrofisica. (…) Lo stesso spazialismo di Fontana credo sia stato un fallimento, con tutto il grande contributo che Fontana ha dato all’ arte…”.

            Strano: “Grazie professor Valerio. L’ambiente si è riscaldato, lasciamolo caldo. Ridiamo la parola a Salvatore Commercio”.

            Con toni accesi spiegai che la nostra “verticale” non ha nulla a che vedere con la geometria euclidea. Vogliamo intendere: sovrapposizione, disseminazione e espansione di campi di possibilità. L’ Universo (lo spazio) è “la via del possibile”. Spiegai nel modo più semplice  tutte le sfaccettature dei concetti di “finito” e “infinito”. Misi a nudo tanto la forma quanto la sostanza del surrealismo. E conclusi con una disquisizione sulla presenza e il valore della scienza e della tecnologia nella storia dell’ arte moderna e contemporanea, a partire dalla prospettiva rinascimentale.

           Corsaro: “Il professor Valerio che ha fatto benissimo l’ avvocato del diavolo antiverticalista è andato incontro oltre che agli errori fatti presenti da Commercio anche a degli errori che riguardano sia i quadri sia la teoria. Debbo subito dire che noi tutti non siamo ancora soddisfatti di queste opere presentate che lei, invece, ritiene eccezionali sul piano artistico. Ora, se i quadri sono però validi sono validi in funzione di una teoria, magari esposta coi piedi da parte dei teorici. In altre parole: Leonardo da Vinci non sarebbe stato tale senza le sue ricerche scientifiche. Non è vero che l’ artista non debba tener conto di una filosofia, non debba tener conto di una scienza e via discorrendo. I concetti di spazio che io ho enunciato fanno parte, anche, di una storia dell’ arte scritta da Pierre Francastel, cioè a dire Lo spazio figurativo dal Rinascimento al cubismo. Ora, per opporsi a queste nozioncine bisognerebbe scrivere un altro libro simile a quello di Pierre Francastel per arrivare fino al cubismo. Dopo il cubismo veniamo noi. Buonasera”.

            Carmelo Strano: “C’è qualche altro che vuole intervenire? Lei? Prego, si avvicini al microfono”.

            “Buonasera. Sono il pittore Raf Occhipinti del gruppo verticalista. Rispondo, in breve, al professor Valerio. Quando nacque questo movimento ne parlammo in cinque o sei. Anzi, ne parlarono. Io vivevo la situazione dall’ esterno e con me tanti altri. Quasi subito la teoria iniziale mi affascinò. Stimolato da questo nuovo modo di fare arte presi a cimentarmi in una nuova opera pittorica. A un certo punto, meraviglia delle meraviglie, venne fuori un quadro diverso da tutti gli altri quadri che solitamente facevo, e mi piace. Ne sono felice. Ora, non so se sia stato merito del Verticalismo… Ma se non è sta merito del Verticalismo di chi è stato il merito? Posso affermare, che se io avessi voluto fare del surrealismo o del simbolismo, come lei dice, l’ avrei fatto”.

            Strano: “C’è qualcun altro che desidera prendere la parola?”.

            “Sono il dottor Fasola. Un aforisma dice che quando un uomo crea qualcosa puramente con le mani è un manovale, quando un uomo crea qualche cosa con le mani e il cervello è un tecnico, è un artigiano, quando un uomo crea qualche cosa con le mani, con il cervello e col cuore è un artista. Dunque ci sono, in questi elementi, delle cariche energetiche, forze particolari e sentimenti che possono coesistere, l’ intelligenza con la preparazione scientifica, con una sistematica e una visione particolare delle cose. Oggi tutte le scienze collaborano fra esse, perché l’ unica possibilità per progredire davvero, oggi, è il confronto e l’ integrazione. La vera università non è forse quella interdisciplinare? Non è forse con questa visione culturale che si è espresso Leonardo da Vinci? Interpretare l’ Universo solo secondo la fisica teorica, senza lasciare spazio a altre teorie è pura comodità, come dice Poincarré, non vera del tutto, comoda perché non arriviamo a capire al di là di quello che possiamo percepire coi mezzi attuali. Ora, se la cosiddetta “intuizione” ci apre nuovi orizzonti, se in qualche modo integra quello che non arriviamo a trovare con questa fisica teorica né con qualsiasi altra scienza, be’, allora, ben vengano i verticalisti e che arte e scienza si stringano la mano”.

            Strano: “Grazie dottor Fasola. Un grazie a tutti e arrivederci”.  

            Finita la conferenza il professor Luigi Valerio venne a scusarsi per aver fatto l’ avvocato del diavolo. E noi lo scusammo tranquillamente. Anzi, il suo intervento era risultato vantaggioso proprio perché aveva permesso ulteriori chiarimenti senza i quali al pubblico in sala sarebbero rimasti, come sempre accade, parecchi dubbi e interrogativi.

            Da parte del pubblico, che ora ci veniva in contro, ci fu un autentico assalto. Tutti volevano sapere questo e quest’ altro. Volevano che gli inviassimo i numeri arretrati di Verticalismo. Ci domandavano che ne pensava la scienza ufficiale della nostra cosmologia. C’ era chi voleva collaborare col nostro giornale o fare abbonamenti sostenitori. E qualcuno, persino, ci chiese in tono ufficiale di voler diventare verticalista. C’ era da prendere appunti: numeri di telefono, cognomi, indirizzi… C’ era da distribuire sorrisi, strette di mani. C’ era da ricordargli che l’ indomani sera ci sarebbe stata l’ inaugurazione della mostra presso la Galleria Presenze…”.

            La sera dopo, all’ inaugurazione c’ era il Prefetto di Milano. Strano mi disse che era la prima volta che il Prefetto dott. Amari veniva nella Galleria Presenze. Tutto merito nostro. Erano presenti molti critici importanti, giornalisti, pittori di tutta la provincia di Milano fra cui Ibrahim Kodra. Ricordo che Kodra, il giorno precedente, nostro ospite a pranzo insieme con il giornalista e critico d’ arte del Corriere della Sera Sebastiano Grasso, realizzò un’ opera d’ arte facendosi spazio sul tavolo, “Omaggio al Verticalismo”, datato 23 marzo 1977. “Omaggio” lo scrisse con una sola “g”. Per l’ occasione fece uso di un rossetto e qualche foglia d’ erba, procurati dal titolare del ristorante. (Per la cronaca altro “Omaggio ai Verticalisti”, estemporaneo, lo fece il pittore Filippo De Gasperi, nel suo atelier).

            La mostra lasciò tutti senza parole. Anche i giorni successivi furono carichi di eventi importanti. Ma questa è un’ altra storia.

            Di lì a poco uscirono i primi ampi articoli ricchi di foto su molti giornali. Il Corriere della Sera (a firma del critico d’ arte Sebastiano Grasso), titola: “Un sacerdote scrittore presenta i primi passi del Verticalismo”. A monte del suo lunghissimo articolo ricorda: “Il teorico del gruppo è un sacerdote-scrittore, don Antonio Corsaro, docente universitario di letteratura francese. Siciliano, si è laureato alla Cattolica, nel lontano 1938. Assieme a Carlo Bo, Vittorio Sereni, Mario Luzi, Oreste Macrì ed altri faceva parte del gruppo dell’ Ermetismo. Dopo qualche tempo preferì tornare nella sua Catania. Nell’ isola egli ha continuato a lavorare. Ultimamente, si è fatto promotore di un nuovo movimento artistico, il Verticalismo”. Eccetera. Articoli importanti escono su La notte, Presenze, Il Miliardo… Titoli: “Il Verticalismo”; “La mostra sul Verticalismo”; “I verticalisti a Milano”… Naturalmente non mancano all’ appello molti giornali siciliani.

            Intanto i cinque numeri di Verticalismo, reperibili nelle maggiori biblioteche d’ Italia, con una distribuzione internazionale e dati in omaggio ad artisti, critici, letterati e gallerie d’ arte, cominciano ad avere un ottimo riscontro (ricordo che i primi quattro numeri sono stati esposti alla Biennale di Venezia nel padiglione Cardozzo). A tutto questo vanno aggiunte le tantissime conferenze nazionali; le decine di trasmissioni televisive e radiofoniche; i tanti libri pubblicati da don Corsaro e da chi scrive. (Grande interesse ha suscitato un saggio di Corsaro sul confronto e il legame tra il gruppo francese che segue Tel Quel e il Verticalismo. E diventa un testo universitario). Senza contare un numero rilevante di mostre a carattere personale, sia in Italia che all’ estero, di alcuni artisti del gruppo storico.

            Ora, sulla scia di una popolarità sempre più consolidata ci accorgiamo che in tanti (gruppi di artisti, uomini di cultura, critici, politici…) cominciano ad attingere dal pozzo delle nostre idee. In qualche caso non mi sento di escludere la pura coincidenza.

           Un fenomeno che mi piace qui riportare (forse pura coincidenza) è “Musica Verticale”.

           Su Repubblica del 12 ottobre 1980, Michelangelo Zurletti fa la cronaca dei “Concerti romani di Musica Verticale”. Poi intervista Walter Branchi, fondatore del Laboratorio Elettronico per la musica sperimentale presso il Conservatorio di Pesaro. Domanda: “Cosa c’è di verticale in questa musica?”. W.B.: “Se lo domandono anche molti associati, ma in realtà è molto semplice. E’ verticale perché viene considerata nel suo spettro sonoro. E’ un titolo per una situazione ideale, perché come si sa la musica elettronica è fatta anche con altri sistemi. Più tradizionali. Il computer è lo strumento ideale per produrre Musica Verticale. Naturalmente non si tratta in nessun caso di una verticalità accordale”.

           Noi, nel riportare per intero l’ articolo sul nostro periodico, teniamo a precisare: “Aggiungiamo solo una nota per motivi di chiarezza: la Musica Verticale si inserisce nell’ ambito dell’ estetica Verticalista come pura forma pluridimensionale: il suono si trasforma in metasegno e assurge a “significante poliespressivo”; la musica Verticalista, in quanto campo di possibilità, tende all’ espansione nella sovrapposizione e disseminazione dei “significati” attraverso un processo di significazione”.

           Preciso che sul secondo numero del nostro periodico Verticalismo (gennaio 1975), nel saggio “Situazione scientifica del Verticalismo”, Antonio Corsaro parla ampiamente di Musica Verticale. In quell’ occasione   prende spunto di importanti opere  di musica elettronica e contemporanea di grandi autori (con esempi grafici) per una lettura semiologica: Sylvano Bussotti (La passion selon Sade; Rara), Luciano Berio (Circles), Earle Brown (December 52), Dieter Schnebel (Glossolalie), Karlheinz Stockhausen (Refrain), Ferdinand Kriwet (Rundscheibe). Io stesso ne avevo già parlato e scritto in tante occasioni.

           Nel sito dell’ associazione Musica Verticale leggiamo: “Musica Verticale è la più antica associazione italiana di musica elettronica e contemporanea e raccoglie al suo interno molti tra i maggiori compositori italiani attivi in questo ambito. Fondata nel 1977 da Walter Branchi e Guido Baggiani (…).

            La ricerca di nuove modalità di fruizione e una costante attenzione alle nuove proposte artistiche ne fanno (…) un punto di riferimento internazionale nella diffusione della musica elettroacustica, genere fortemente innovativo nel panorama concertistico contemporaneo.

            Dal 1978 Musica Verticale propone a Roma una rassegna annuale (…) composizioni elettroacustiche, realizzate da compositori di quasi tutto il mondo, con opere in prima italiana o in prima assoluta.

           Musica Verticale ha organizzato concerti, seminari e convegni in Italia e all’ estero realizzati con i più importanti centri di produzione musicale elettronica e centri di ricerca quali: Istituto di Sonologia di Utrecht; Simon Fraser University, Vancouver; MIT (Massachusset Institute of Technology), Boston; Università di Stanford; Centro di Sonologia Computazionale, Padova; CNUCE, Pisa; CNRS, Marsiglia; IRCAM, Parigi; GMEBD, Bourges; Biennale di Zagabria; Festival di Musica Elettronica Italiana di Madrid; etc. Musica Verticale ha al suo attivo produzioni discografiche e pubblicazioni”.

           “(…) Ma se questo è il tema visibile dei concerti, ve n’è un altro sotteso che oscilla tra comunicazione ed estetica, dove tracciare una linea di separazione netta tra le due è sempre più arduo per le infinite relazioni che le legano oggi come ieri nella musica, nell’ arte, nelle scienze, nella filosofia, nella religione”.

           “(…) Alla realizzazione delle attività di Musica Verticale prestano il loro contributo la Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento Spettacolo), il Comune di Roma (Assessorato alle Politiche Culturali) e le maggiori istituzioni culturali straniere presenti in Italia…”.

           [Nel gennaio 2004, ricevo dal musicista Mauro Bagella (già Presidente dell’ associazione Musica Verticale) un CD di musica verticale con i lavori di Bagella, Tonino Battista, Michelangelo Lupone, Laura Bianchini e Luigi Ciccarelli; il volume I profili del suono (sui primi 10 anni di Musica Verticale) a cura di Mauro Bagella e Serena Tamburini e il catalogo delle attività 2003. In una lettera si congratula per l’ ultimo volume Verticalismo; e riconosce che “qualcosa ci unisce”. A febbraio esce il mio video Ricordi Verticali con la musica di Mauro Bagella Della fatica e del suono (in perfetto accordo con l’ autore)].

           Un’ altra significativa coincidenza l’abbiamo ravvisata nel pensiero della Transavanguardia (ma riguarda anche altre correnti pittoriche tributarie del Postmoderno architettonico, termine coniato negli USA alla fine degli anni Settanta), nata sul finire del 1979. Il teorico Achille Bonito Oliva scrive: “La Transavanguardia si muove a ventaglio con una torsione della sensibilità che permette all’ arte un movimento in tutte le direzioni, comprese quelle del passato”. ( E cita F. Nietzche: “Zarathustra non vuole perdere nulla del passato dell’ umanità, vuole gettare ogni cosa nel crogiuolo”). “Questo significa non avere nostalgia di niente, in quanto tutto è continuamente raggiungibile, senza più categorie temporali e gerarchie di presente e passato (…)”. Noi abbiamo sempre ripetuto, sin dal nostro esordio (oggi 4 decenni) ed anche in questo contesto: “Con il lemma Verticalismo si vuole significare un divenire di possibilità e ‘attiene a tutte le espressioni artistico-culturali non meno che socio-politiche. (…) Sul piano prettamente creativo, che riguarda tutte le espressioni artistiche e culturali, non vengono poste restrizioni per ciò che riguarda la tecnica, la forma, la sperimentazione, il contenuto… neanche per eventuali sconfinamenti in soluzioni codificate, come vuole la nostra libertà (verità) campo di possibilità (le radici dei verticalisti affondano nelle tendenze più disparate, quasi sempre mantenute, come si evince da tutte le esposizioni d’ arte, in virtù del continuo incontro critico con la storia che, se non replicata, può essere terreno fertile per quel che concerne le “invenzioni”, parte attiva nella generazione di sinergie, e sono sinergie l’ emigrazione di una disciplina in un’ altra disciplina, la cooperazione, l’ azione combinata simultanea potenziata, qualcosa di ulteriore rispetto alla somma algebrica di elementi o al semplice accostamento coreografico di tendenze), purché sia nettamente ravvisabile quel linguaggio originale “altro”, quel cambiamento di marcia e di direzione spaziotemporale che è proprio dell’ “opera unica” che vive e cresce in un divenire lungo la via del possibile (…)”. In questo senso e in questo processo: “tradizione e invenzione”. Certo, anche qui “qualcosa ci unisce”; tanto da poter dire, ad esempio (come abbiamo fatto con altri artisti e studiosi a partire dal Rinascimento), che Mimmo Paladino (uno dei cinque artisti storici della Transavanguardia) è verticalista nella visione sovrapposta e disseminata (basti vedere le opere Vento Andaluso, 1996; Sonno al tempio, 1984; 1953-film, 1985…).

            Una precisazione su quanto appena detto (vale come netto distinguo). Come più volte abbiamo ribadito, il Campo di possibilità non è libertà assoluta, anarchia: è libertà (del) possibile… La Via del possibile, nel continuo della sua configurazione formale e sostanziale, è tale perché vi sono anche delle “impossibilità”. Questo aspetto fa assurgere il Verticalismo a “Pensiero forte”. E questa “verità” non definitiva bensì “aperta” (il “Principio” del Campo di possibilità nonché il “Campo” stesso) si palesa nelle ragioni dell’ io, in tutte le attività umane, nella visione dei processi della natura... Contrariamente, la Transavanguardia è un “pensiero debole”, sostiene l’ irrazionalismo gnoseologico: l’ impossibilità della ragione e del pensiero scientifico a produrre un’ “idea pilota” della realtà…

           E qui mi fermo con la cronistoria di produzioni artistiche che fanno pensare al verticalismo (nel senso che noi diamo a questo lemma: Campo di possibilità: la Via del possibile). Anche perché, credetemi, è davvero copiosa e sempre più in crescita; e investe tanti ambiti: arte, musica, teatro, danza, moda, poesia, design… e così via. In fondo,  anche se qui non ce ne occupiamo e/o non le registriamo comunque potenziano “la Via del possibile”. E’ quello che vogliamo.

            Come in un film le immagini degli eventi continuano a multiplarsi a migliaia e mi attraversano, in ogni caso positivamente. Fra queste sicuramente ci sono quelle che più di tutte hanno fatto la storia  del movimento, pertanto meritano una registrazione “oltre”. A esempio gli Spettacoli Verticalisti. Il primo in assoluto, al Teatro Piccadilly di Catania, è datato 19 dicembre 1977. Due mesi più tardi è ripetuto nei locali della Provincia Regionale di Ragusa; qui, stesso collettivo ma con gli attori della Cooperativa Teatro Club di Ragusa: Giovanni Battaglia, Emanuele Campo, Concetta Boncoraglio, Carlo Lizzitto. Successivamente, è la volta di altri Paesi a cura dei nostri collaboratori stranieri. Ecco alcune recensioni (quotidiani, settimanali e riviste) : “Spettacolo verticalista”; “I Verticalisti al Teatro Piccadilly”; “Verticalismo: un modo diverso di concepire l’ arte”; “Verticalismo-Spettacolo”; “Interessante spettacolo nel salone della Provincia di Ragusa”; “Verticalismo”; …Di quest’ ultimo su Catania Sera, a firma B.S., riporto alcuni passaggi: “Al teatro “Piccadilly” un folto pubblico di intellettuali ha assistito entusiasta ad uno spettacolo di corrente verticalista. In sala sono stati notati anche personaggi del mondo della critica, dello spettacolo e della politica.

            Per oltre 2 ore si sono avvicendati sul palcoscenico artisti, poeti, letterati, scienziati, critici, parapsicologi e attori. Il tutto perfettamente in linea con il programma riportato sull’ invito e sui placards. Ecco in sintesi. 1) Arte visuale proiettata: Guglielmo Pepe, Salvatore Commercio, Nino Raciti, Filippo Liardo, Iolanda Taccini, Amalia Tomaselli, Mara Batoli, Bruno Civello, Benito D’ Accampo, Giorgio Marletta, Pinò Sammarco, Angelo Privitera, Elena Corbino Iros, Vito Cutrona; 2) Poesia: Fiore Torrisi, Eugenia Di Grazia, Salvatore Salemi, Amalia Tomaselli, Frantisek Halas; 3) Linee di prosa: Salvatore Commercio, Antonio Pizzuto; 4) Scienze umane: Giuseppe Valenti, Pietro Lipera; 5) Musica: Rosario Maria Bonanno; 6) Commento critico: Antonio Corsaro; 7) Attori del Teatro Piccadilly: Marilina Licciardello, Aldo Marselli, Edy Serao. Protagonisti della serata -come previsto- sono stati gli artisti, i quali con oltre 200 diapositive hanno ampiamente illustrato la teoria dello spazio verticale, da cui muove tutta la ricerca spaziale e i nuovi valori umani messi in discussione.

            Tre sono le caratteristiche fondamentali ravvisabili in tutte le opere d’ arte: rappresentazione dello spazio verticale; 2) proiezione verticale volta alla ricerca di valori superiori; 3) ricerca delle possibilità di utilizzazione dei valori e dei significati acquisiti per una probabile società superorganica costituita da coscienze e da intelletti nuovi.

            Ma cos’è, in ultima analisi, questo spazio verticale? Diciamolo in sintesi. Secondo la cosmologia verticalista lo spazio, ossia l’ Universo, non è curvo né piatto bensì un “continuo verticale”. L’ evoluzione di uno spazio che acquista caratteristiche e funzioni diverse ogni qualvolta precipita in un’ altra dimensione.

            Tutto muove dal “Nulla” che in quanto tale è eterno. Il “Nulla” è costituito da infinite dimensioni infinite pertanto in continua reazione dimensionale da cui si origina l’ energia immateriale. Questa raggiunta una evoluzione critica (collassata al massimo) si trasforma in massa-energia e dà vita al nostro Universo massa. Sicché, da uno spazio “nullo” si è originato lo spazio immateriale e da questo lo spazio materiale, che tutt’ ora continua ad evolversi.

        Chiaramente, queste e altre non sono che le briciole delle briciole della teoria generale verticalista, destinata a sconvolgere in senso positivo tutte le fenomenologie”.

            Diciamolo, oramai il movimento verticalista è talmente radicato e diffuso nel mondo dell’ arte e della cultura siciliana (ma direi anche in tutto il territorio nazionale grazie alla stampa), che non si parla d’ altro che di Verticalismo, di Verticale, della Via del possibile… E come sempre accade in questi casi escono le prime vignette. La prima di queste (maggio ’78), sul settimanale Sicilia Oggi a firma di Vito Balsamo i testi, e Giovanna Stella i disegni, è una vignetta composta da otto dialoghi in otto quadri. Ritrae un prete (don Antonio Corsaro) con l’ ombrello chiuso che dialoga con un comune cittadino. Apre don Corsaro: “La cultura catanese è verticale”. L’ altro: “Non lo sapevo”. Corsaro: “L’ uomo di Cultura catanese quando sputa sputa verticale”. E via dicendo… Per farla breve, Corsaro: “All’ Università di Catania a Lettere… ci sono studiosi formidabili che presto istituiranno corsi serali di aggiornamento”. L’uomo (in sintesi e per concludere): “La madò!”.

        Qualche mese più tardi, alla Camera di Commercio di Catania (Palazzo della Borsa), festeggiamo i primi cinque anni di attività. E’ una grande mostra di pittura, scultura, installazioni, musica, oggettistica, poesia e altre invenzioni. Intervengono alcune televisioni locali e se ne parla su molti quotidiani e settimanali. E’ argomento del giorno in tutte le gallerie d’ arte e associazioni culturali; ma anche per molta gente comune.  La scuola media  Capuana-Pirandello invita gli allievi a visitare e studiare la rassegna d’ arte del movimento verticalista, oggetto di un tema in classe. Protagonisti: A. Corsaro, S. Commercio, F. Torrisi, F. Liardo, N. Raciti, R. Platania, M. Bartoli, B. Scalirò, B. D’Accampo, V. Cutrona, G. Marletta, Pinò, E. Di Grazia, R. Costalunga, Amalia Tomaselli… Alcune recensioni: “L’ esperienza verticalista dopo cinque anni di ricerca”; “Gruppo compatto in verticale”; “Mostra dei verticalisti al Palazzo della Borsa”; “Mostra d’ Arte al Palazzo della Borsa”; “Palazzo della Borsa: il movimento verticalista presenta la sua produzione”; “Ha qualcosa da dire il Verticalismo? Tra l’ arte, la scienza, la letteratura e la società contemporanea passa una verticale”… Intanto, il settimanale Epoca tra gli artisti che contano annovera Nino Raciti, Benito D’ Accampo, Alfio Fiorentino, Rosario Platania, Benedetto Scalirò, Mara Batoli, Sebastiano Milluzzo (a quel tempo non era ancora entrato nel gruppo verticalista)…

        Un salto negli anni 80. Sono sicuramente da ricordare tanto per la portata sul piano delle attività e delle novità quanto per la grande espansione del movimento in tutto il mondo.

        Continuo a fare solo qualche esempio.

Marzo 1980: inaugurazione della Galleria Verticalista (la seconda in ordine di tempo) al 25 della stessa via Federico De Roberto. Anche questa volta l’ operazione viene messa in risalto dai media. In particolare su Sicilia Oggi esce il “Pensiero Verticalista in nove punti”, con una foto del gruppo verticalista e della Galleria. La copertina del numero 13-14 del nostro periodico si presenta con una originale foto di un gruppetto in verticale, all’ ingresso della Galleria: Corsaro, Raciti, Platania, Compagnino ed io.

        Ma non è stato messo in vetrina il rito della scelta delle opere da esporre (prassi che tutt’ oggi, per molti aspetti, sopravvive e ci impegna per svariate ore, e alle volte per molti giorni).

        Accenniamone, anche per capire bene i meccanismi di un vero movimento, le passioni, gli umori, la solidarietà, la rivalità…, e ciò che “non soltanto volevamo ma volevamo con ardore” (Ovidio).

           Data l’ importanza dell’ evento si pensò bene di riunire l’ intero collettivo. “Alla riunione c’ erano tutti, fatto di per sé eccezionale. Ma non tutti si presentarono con l’ opera prevista su un pannello 50x150 cm. di truciolato. Questo, comunque, non gli impediva di votare; operazione che  in una seconda fase avremmo effettuato per i loro lavori. L’ atmosfera era elettrizzante. Finalmente ciascuno avrebbe potuto dire ciò che aveva in animo”. Di lì a un’ora  (sì, perché in una prima fase ci sedemmo a cerchio indiano a parlare di verticalismo e verticalisti, ma anche di cronaca rosa prettamente interna), prendemmo a votare, uno alla volta, per ciascun artista. Dopodiché i foglietti, con i voti da 1 a 10, raccolti da un coordinatore, vennero regolarmente sigillati dentro una busta. Alla lettura dei risultati si avverò ciò che temevo. Naturalmente, in questo contesto non vi annoierò con tutti i particolari dei fuochi d’ artificio che illuminarono, per modo di dire, i nostri locali e dintorni. Giusto un frammento per dare un’ idea”…

          (…)

          “Per Platania: 8,9…”. Il 9 non si leggeva bene.

          Platania: “Facciamo 6, meglio”.

          “Va bene 6,5,1,6,6”.

          “Scusate, ma il premio in che cosa consiste?”.

          Risa.

          Platania: “Due volte 6 l’hai scritto?”.

          “Sì, prego, fate un po’ di silenzio!”.

          “Ricontiamo”.

          “Ah, ricontiamo! 8,6,5,1,6,6,1. Ora per Raciti. Ma guarda com’è ridotto questo foglietto… Sarà   uno che non vuol farsi scoprire. 7,6,7, nullo, 10,6,10,8,1”.

          “C’è un 1 in più”.

          “Forse è il voto nullo in più”.

          “No, non c’ entra… Facciamo che sia l’1 in più”.

          “Tutti d’ accordo?”.

          “D’ accordo!”.

          “Per Fradi’s: 6,4,6,3,4,1,3,1. Liardo: 7,5,5,8,7,4,1,8”.

          Silenzio. Ci si guarda negli occhi.

          “Allora?”.

         Raciti: “Mi sorge un’ idea, guardando la scultura di Liardo, scultura che qualcuno ha addirittura annullato dando 1. Perché coloro che hanno dato 1 e 8 non si fanno avanti spiegando l’ origine, il significato dei loro voti nettamente opposti? Solo così possiamo capirci meglio: entrando nella psiche di ciascuno di noi”.

         Fradi’s: “No, perché il voto è segreto. Allora che senso hanno avuto queste votazioni?”.

        “Aspetta un po’! Non mi hai fatto completare. Voglio dire che al di là dei voti ora diventa necessario sapere il perché uno di noi, verticalista, ha platealmente annullato la scultura, quando, addirittura, un altro l’ ha innalzata a 8”.

        “Ma, no. Il gioco è ormai fatto” replicò Fradi’s.

        “Aspetta, Fradi’s. Raciti ha pienamente ragione. Fra l’ altro era nel programma una simile verifica” diss’io.

        Raciti: ”Amenoché chi ha dato 1 non abbia voluto protestare per la scultura in sé, in considerazione del fatto che si era stabilito di lavorare tutti su questi pannelli appositamente preparati. Ma questo non possiamo saperlo se non si interroga l’ autore del gesto”.

        Corsaro: “Permettete? Potrebbe esserci anche un’ altra ragione di questi voti che è quella mia, e voi siete liberissimi di contestare. Io questi voti li leggo così: la disparità che va dall’ 1 al 10 indica che nel gruppo non c’è omogeneità. In altre parole, il gruppo con queste votazioni rivela una concezione del verticalismo disparata, eterogenea, quindi non omogenea. Ecco perché io, in partenza, dicevo che forse la cosa più importante non è tanto la votazione che è indicativa, giusta va bene, ma non è la cosa più importante. La cosa più importante è quella di cercare, conservando l’ unità della formula verticalista, trovare la multiformità dell’ espressione verticalista. Questo è il punto che poi è il programma di qualsiasi movimento, da Adamo ed Eva. Anche il loro è un movimento con il Padre Eterno, fino ai nostri giorni. E’ sempre così. Un movimento ha bisogno di un’ idea centrale, di un perno intorno a cui ruotare e poi ognuno se ne va per suo conto. La ricerca, nostra, secondo me dovrebbe andare verso questa direzione. E i voti ne hanno dato una prova”.

        “Ma scusate, a questo punto perché non alzano la mano coloro i quali hanno dato 1 e 8 e, con il pittore in mezzo, spiegano largamente le loro ragioni di scelta?” insiste Raciti.

        “Vorrei dire una cosa. Anzi, un’ altra cosa. Questo voto non è segreto, allora?” riprese a dire Corsaro.

        “Certo, in questo caso non è più segreto, ma rivelato. Ora, necessita chiarire ogni cosa”.

        “Ma nascerà una discordia?”.

        “Ma la discordia già c’è. E poi, come si dice? se le cose non si sfasciano non si aggiustano”.

        Le voci si accavallano in modo caotico.

        [Qui tornano utili le parole di Erasmo da Rotterdam: “L’ animo umano è foggiato in modo da essere attratto dal trucco più che dalla verità”. “(…) E’ privilegio degli insensati e di loro soli dire la verità senza offendere”. Certo, c’e anche chi dice, a esempio Aristotele: “Platone è mio amico, ma mi è più amica la verità”].

        Marletta: “Ma, già le opere parlano da sole. Abbiamo finalmente saputo che non sappiamo che cos’è il verticalismo”.

        Corsaro: “Ma, insomma… signori miei secondo me voi con queste votazioni avete trasformato il gruppo in un partito; per cui quando io voto dico zero quando poi debbo fare la dichiarazione di voto dico 10…”.

        Le voci continuano a intrecciarsi a piunonposso. Non si capisce più nulla. Poi, finalmente, si giunse a un compromesso.

        Io: “Signori, vi prego. Ciascuno a turno discuterà tutte le opere, nel bene e nel male”.

        “Per me va bene!”.

        “Anche per me!”.

        “Per me pure!”.

        “Sì, sì, va bene!”.

        “Ah, d’accordissimo, si cominci pure”.

        Marletta: “Un attimo. Prima di cominciare volevo dire un’ ultima cosa. Ho un cognato che insegna docimologia. Alle volte discutendo mi porta degli esempi. Mi dice che in un tema dato da giudicare a più professori, alle volte, si va dall’1 al 10, per lo stesso identico tema. Quindi non è una cosa strana”.

        Platania: “No, ma chi dice questo. Io dico che se a me la prossima volta mi date 1 desidero sapere il perché di questo 1. Noi, qui, dobbiamo essere tutti allo stesso livello: o si è tutti di valore 1 o tutti di valore 10, altrimenti il verticalismo non ha senso”.

        “Qui, stiamo solo perdendo del tempo. Se non sbaglio si era deciso di parlare uno alla volta. Direi di dare la parola a Corsaro, se siete d’ accordo”.

        “Sì, d’ accordo!”.

        Corsaro: “Un attimino. Vorrei dire, e qui mi contraddico, ma a me piace contraddirmi ogni tanto, che in realtà la votazione è stata utile, anche se, ripeto, in un certo senso mi sto contraddicendo, ma è una forma dialettica la mia di esporre certe cose. Adesso, cerchiamo di capire una cosa che mi sembra più pratica e più producente, cioè a dire quella di discutere sui quadri, non tanto adesso sulla eterogeneità della votazione ma discutere sui quadri in modo che ognuno possa liberamente dire quello che vede e se lo vede verticalistico, se non lo vede, indipendentemente dalle votazioni”.

        Io: “Allora, Corsaro, vuole cominciare lei a parlare di tutte le opere a partire da questa scultura di  Liardo?”.

        “Ma posso farlo, sì. Non ho riserve mentali. Non ne ho per niente. Dicono che faccio il critico perciò sono indenne da qualsiasi accusa! (…)”.

        E qui preferisco mettere un punto. Se più vi piace un omissis.

        Per ragioni strettamente organizzative (ma, diciamolo, anche per via dei durissimi scontri che hanno animato per alcune ore il dibattito) per lo storico avvenimento la presenza degli artisti espositori si era ristretta a Commercio, Pepe, Raciti, Platania, Fradi’s, Di Grazia, D’Accampo, Bartoli, Pinò e Marletta.

        Tanto la nuova Galleria Verticalista quanto la mostra restano, tutt’ oggi, registrate tra i fatti più significativi.

        Due mesi più tardi Antonio Corsaro è il nuovo direttore del settimanale Sicilia Oggi; inoltre, tra i redattori verticalisti figurano Commercio, Fiore Torrisi, Eugenia Di Grazia e Franco Distefano (altro ulteriore veicolo  per la divulgazione del Verticalismo). Al Teatro don Bosco, eseguo al pianoforte la mia opera Pazza Verticale. Alle Terme di Acireale Primo incontro tra pittura verticalista e musica lirica… In breve, si susseguono a ritmo serrato mostre di gruppo, teatro, musica, poesia, conferenze e dibattiti. Ancora molte pubblicazioni e presentazioni di libri di don  Corsaro, Commercio,  Eugenia Di Grazia, Fiore Torrisi, Amalia Tomaselli, Giuseppe Valenti… Mostre personali di Guglielmo Pepe, Nino Raciti, Iolanda Taccini,  Filippo Liardo, Giovanni Compagnino, Amalia Tomaselli, Raf Occhipinti, Rosario Platania, Commercio… solo per fare qualche nome. E tanti tanti viaggi in Italia come all’estero. Soprattutto a partire da questo momento la redazione del movimento è continuamente contattata da molti editori disposti ad inserire la nostra attività, e il Verticalismo tra i movimenti internazionali. Ci contattano anche tante Gallerie d’ arte, biblioteche, librerie, studiosi.

        E poi arriva l’ evento, sempre nell’ 80, che darà una svolta significativa. Il collettivo promuove Intervista sul Verticalismo. La domanda “Quali sono, e perché, gli aspetti positivi e/o negativi del Verticalismo?” è rivolta a critici, artisti, letterati, poeti, intellettuali, musicisti, galleristi e giornalisti nazionali e internazionali attraverso il nostro periodico. E in molti casi con il contatto diretto di due nostre giornaliste per l’ occasione. Ebbene, nell’ arco di sei mesi abbiamo ricevuto oltre 1000 risposte da quasi tutto il mondo. Alcune di queste davvero particolari: minimanifesti, poesie, opere di pittura, musica, foto, saggi, oggetti, nastri, giochi… Le interviste puntualmente sono state pubblicate sul nostro periodico. In tanti rispondono di essere pronti a collaborare; e persino ad aprire una redazione o un centro verticalista (come di fatto è accaduto appena qualche mese più tardi). Confesso che un simile riscontro ci ha spiazzati; ma ci ha fatto capire che c’ era tutto un mondo che si poteva conquistare.

        Due anni più tardi il nostro collettivo poteva già contare stabilmente su oltre 800 artisti disseminati in oltre 50 Paesi.

        Intanto il 16 ottobre 1982 al Jolly Hotel di Catania c’è la presentazione del mio saggio Verticalismo, un libro tutt’ oggi punto di riferimento per quanto attiene a tutte le teorie verticaliste. Ne parla bene tutta la critica specializzata. Alcune recensioni: La Sicilia: “‘Mettiamo le ali’ (l’ estetica verticale di Salvatore Commercio)” a firma di Giuseppe Adornò: “‘Al mondo c’è gente pesante, priva di ali; essa si agita sulla terra… Vi sono uomini che si fanno crescere le ali, si sollevano lentamente e volano…’ (Tolstoj). Noi verticalisti, ‘quelli della via del possibile’, siamo quegli uomini. Ci siamo fatti crescere le ali imparando, sulla nostra pelle, a essere degli io verticali in un momento storico in cui la miseria socio-culturale e politica planetaria, e segnatamente quella dei sud del mondo, ha superato la soglia estrema dell’ orizzontalità. La consapevolezza della lotta impari a cui andiamo incontro non ci fa paura, non ci fa recedere di un solo passo. La nostra forza è nella crescita in altezza in un ‘campo di possibilità’ dove, per noi, tutto è possibile. La ‘possibilità’ in quanto ‘libertà-verità’ è una rivoluzione già vinta: dateci tempo e sarà inevitabile. Perché si sappia:  quel giorno non ci saranno dividendi né fuochi d’ artificio. Solo innalzeremo una bandiera biopsichica: l’ uomo verticale. E’ l’ inizio’. Con questo asterisco si chiude il libro di Salvatore Commercio, che, per diritto di nascita, essendo catanese, ha avuto ‘un destino verticale’: l’ Etna, la montagna che si prolunga nel suo fumo, nei suoi lapilli, nel cui interno un vivo fuoco borbotta, s’ innalza e dilaga. (…) La complicatissima estetica verticale, che poggia le sue basi su tre colonne essenziali: la sovrapposizione, la disseminazione e l’ espansione, con il “manifesto” di Commercio si immerge nello sconfinato campo della scienza e della filosofia. L’ autore a volte con chiarezza e con molteplici esempi si sforza di dimostrare come la natura e l’ uomo hanno una profonda e interna struttura verticale e dal confronto con le teorie cosmologiche con quelle evolutive e relativistiche, fa scaturire  la teoria verticalista che afferma come origine del nostro Universo il Nulla: “una dimensione in continua reazione dimensionale infinita”. Dal Nulla si genera l’ energia e quindi anche l’ uomo (…)”. E così via. Futurismo Oggi: “Verticalismo” di Raffaella Di Ambra (da Parigi). Sicilia Oggi: “Verticalismo: fucina d’ iniziative” di Franco Di Stefano. Ancora Sicilia Oggi: “Verticalismo e non più” di don Corsaro: “Questi scritti di Salvatore Commercio, apparsi su Verticalismo, periodico di movimento che esce a Catania dal 1975, e qui raccolti con sistematica sequenza (che non significa sequenza di valori), intendono documentare otto anni d’ assidua ricerca e di sintomatici dibattiti. Nondimeno essi sono scritti “aperti”: aperti com’è aperto a nuove indagini il Verticalismo, che non è un’ avanguardia né una neoavanguardia né una superavanguardia (termini usurati d’ un bizzarro militarismo bloccato dalla disciplina della propria garitta, innalzata su frontiere contrapposte), e neppure una setta. Il plesso di esperienze, analisi e idee, che il suo “indeterminato” comporta rimane sempre sospeso, e, semmai, chiede la collaborazione di quanti, secondo specifiche competenze, posseggono doti adeguate per spingerlo oltre.

        L’ aperçu di Commercio, verticalista polivalente e fondatore del movimento, consiste appunto nella sua apertura mentale (e transmentale), nel suo trepido, accanito bisogno di percepire tutte le possibilità del possibile (…)”. Eccetera. Arte Cultura: “Verticalismo: Funzione e Teoria” di Domenico Cara: “Nella collana di studi filosofici, questo interessante volume di Salvatore Commercio, teorico del movimento verticalista catanese. Il saggio, simpaticamente dedicato “ai miei nemici”, offre al lettore le chiavi per comprendere il significato del movimento che ha fatto e fa parlare di sé. (…) La disquisizione è voluttuosa ed essenziale, quasi manifesto di un’ operazione culturale incapace di disastri ideologici o smanie asmatiche, ma divorante mediazione votata all’ analisi dell’ universo, negli aspetti fondamentali dei linguaggi creativi, in cui è evidente la suggestione (e la convinzione) che “Dio non gioca a dadi” nella vertigine dei suoi domini conflittuali, dell’ estasi e dello spazio. Un messaggio categorico e insieme energia di una volontà di purezza, che va oltre il calcolo deterministico dell’ effusione e dell’ ambizione collettiva di un gruppo (o di un “antigruppo”) e che libera sostanze disquisitive acute, impietrificabili, come sangue che cola e assimila e si espande nel deserto delle occasioni trapassate. Salvatore Commercio traccia immagini ed estremi gradi di coscienza estetica e spirituale, rifiuta gli ovvi contenuti di poetiche sorpassate per l’ arte e l’ umano, sviluppa (in accentuazioni categoriche e concrete) le manifestazioni radicali di ciò che intende essere il “verticalismo” da un decennio in qua. Il fenomeno è siciliano (di Catania) indubitabile, ha una pubblicazione periodica omonima, in cui si evitano i congelamenti masochistici propri degli “ismi” (…). Il maestro sensoriale è il poeta Antonio Corsaro, che riscopre così gli atteggiamenti della sua stessa poesia, la sacralità della proiezione di un infinito che si dirama “al vertice” di un’ esperienza tutt’ altro che romantica. Non è una rivoluzione anticapitalistica, né una critica all’ era di Reagan, o ai paradossi marxiani e ai frastornati modelli d’ urto societari contemporanei, ma un proposito proprio del “disagio della civiltà” nella singolarità di vedere le cose oltre il loro dissolvimento, nella visione spirituale e della durevole liberazione materialistica (senza dissuadersi della storia). Le regole sono tracciate in Testi fondamentali (nel libro) come Genesi della natura e Attività dell’ io, dalle cui fasi emergono funzioni e giudizi di comportamento, riassunzioni critiche che accompagnano il connesso sviluppo di ciò che affiora dalla discussione medesima, polisemica e introdotta come novità a un mondo di lettori che devono prendere spunto proprio da queste considerazioni comunicative, per rendersi conto del destino avviato dalla consapevole teoria, quasi distruggendo i modi abituali o classici della logica comune sulle cose. Qualcosa che possiede posizioni sinuose e suasive, ma che non potranno (nel tempo) essere misconosciute o inadoperabili”. Laboratorio: “Verticalismo di Salvatore Commercio” di Rino Giacone. Il poeta critico, dopo aver analizzato minuziosamente l’ intero saggio conclude: “Il libro si chiude con un capitolo sulla verità che potrebbe essere considerato l’ esemplare corollario  dell’ idea verticalista. (…) ‘La verità è la non esistenza della verità’. E sviluppando l’ argomento perviene, attraverso un sillogismo suggestivo, alla “sua” verità: se la verità  non esiste, la natura è libera “da sempre e per sempre”; quindi la libertà è la sola verità possibile. Verità, dunque, come libertà, ma non libertà come permissività, ma libertà come “campo di possibilità”.

        Prima di chiudere queste note sento l’ obbligo di dire che ho letto il libro di Commercio con vero interesse, tutto d’ un fiato e rigo per rigo (cosa che non mi accade molto spesso)”. 

        Nel 1983 un nuovo grande avvenimento. Il primo ciak del film lungometraggio Verticalismo, da me scritto, diretto e musicato. Protagonisti: Antonio Corsaro, Salvatore Commercio, Guglielmo Pepe, Rosario Platania, Giovanni Compagnino, Eugenia Di Grazia, Stefania Raineri, Concetto Calvaruso, Fradi’s, Cinzia Compagnino, Roberto Rivoli, Federico Spitaleri, Chicco Fazio, Marisa Mangano, Mariella Sapienza, Paolo Sidoti, Franco Brancatelli, Angelo Privitera, Mara Bartoli, Donatella Iocolano. Ultimo ciak gennaio 1984.

        Per gli artisti fu una vera gioia. Qualsiasi nuova impresa era  sempre da cogliere al volo; anche perché, credo (e qualcuno lo sosteneva senza riserve), sbagliare in compagnia di don Corsaro sarebbe stato in ogni caso un privilegio. Cavalcando in tal modo l’ onda lunga di quanto sosteneva Cicerone, cioè a dire che avrebbe sbagliato ben volentieri in compagnia di Platone.

        Il nostro periodico è interamente dedicato al film: “Dopo 10 anni Verticalismo è un film”. Vengono pubblicati i commenti di quasi tutti i protagonisti. A titolo indicativo riporto il pensiero di qualche artista.

             Eugenia Di Grazia: “Se i Verticalisti abbiano raggiunto il traguardo d’ un film come rappresentazione in movimento d’ impressa visività sonora, questa impresa (termine che mi sembra appropriato) è degna della nostra più alta solidarietà. Il film è simbolo-oggetto della costante che ci ha tenuti uniti nel tempo e nello spazio, ma si proietta al di là delle categorie tangibili di una realtà appartenente più alle vicissitudini che allo scambio di idee.

            La consapevolezza ben marcata di solidarietà di gruppo, omogeneo eppur vario e diversificato, s’ è fatta capace d’ espandersi. Il movimento Verticalista tenta di uscire dal suo umanesimo di lettera per entrare nel movimento della vita. E se esso è cresciuto dal nucleo d’ un suo centro ideologico, è coerente al suo essere verticalista nel momento in cui si rende consapevole di potersi anche opporre all’ idolo della sua stessa idea generatrice per un suo diritto a vivere ed espandersi.

            Tuttavia espandersi non vuol dire perdere la cognizione di sé, smemorizzarsi come un computer col rimuovere le piste geografiche e forse anche ingenuamente paradossali della infanzia; non vuol dire porsi innanzi a tutti senza alcuna discriminazione per essere frainteso nel volgare eloquio frammisto di interessi famelico-egocentrici e utopico-essenziali.

            Il Verticalismo come non indossa divise tipologiche da lacché, così non potrebbe nemmeno chiudersi nel recinto d’ un dommatismo incoronato senza perire.

            Il film che segue a un’ attività varia e complessa del gruppo, si adegua alla forza propellente manifestatasi in ciascuno dei componenti. Quasi tutti abbiamo preso parte al film accanto ad attori senza essere attori, non per rendere visibile l’ apparenza dei corpi ma per vivere il ritmo e la presenza della propria voce, del gesto, dell’ atteggiamento unico e irripetibile della propria personalità senza mediazioni.

            Fautore e regista del film, già da tempo circolante nei progetti del gruppo, è stato, e bisogna riconoscergli il coraggio d’ una duttile fede, Salvatore Commercio che ha sintetizzato, motivato e nutrito il film realizzando un sogno che s’ avvera.

            Tanto più rispetto merita questo film quanto più esso è stato povero di mezzi di sussistenza e ricco di propulsioni vitali. Prodotto con estrema parsimonia di tempo e di denaro eppure è stato prodotto: vanto d’ un gruppo che da un decennio continua ad esistere senza alcun aiuto di sorta. Sciolto da compromessi, il film, come tutta l’ attività recente e lontana dei Verticalisti, è puro d’ ogni sottintesa allusione politica e ideologica e può risuonare una voce liberata anche tra le plaghe dove ancora si semina codarda schiavitù. Esso non va in giro a insegnare qualcosa, non ha valore didascalico-allegorico, né etico ascensionale ma di pura rappresentazione. Va incontro al pubblico con immagini e sequenze che parlano da sé nel tempo presente della nostra cultura che s’ atteggia più a udire e vedere che a leggere a capire.

            L’ uomo è al centro del film col suo diritto a un umanesimo universale tuttora vivo e vegeto, ma è l’ uomo moderno che acquista la coscienza verticalista quando con amaro sconcerto abbandona tra i cani, in mezzo alle scorie e rifiuti che ingorgano le strade, la bara dell’ uomo che per tutta la vita è rimasto orizzontale, o quando, dentro un concerto di suoni e voci anche disumane, grida il suo accento, o s’ immerge nelle piazze affollate e nei mercati tra pescivendoli e ortolani e insieme con loro inneggia, innalzando le braccia, alla parola: ‘Verticale’”.

            Franco Brancatelli: “Nonostante le mie molte esperienze cinematografiche, solo per citarne due: “Il caso Mattei” e “Divorzio all’ italiana”, e i 20 anni suonati di Teatro, il film “Verticalismo” mi ha fatto provare un’ entusiasmo nuovo grazie a un lavoro quasi “a soggetto” e a un collettivo prevalentemente di artisti e poeti quantomai entusiasti”.

            Guglielmo Pepe: “Da moltissimi anni il mio lavoro di pittore mi porta a vivere emozioni singolari, sempre irripetibili, che attengono alla creatività. Ma vivere momenti dentro il “quadro” Verticalismo, sì perché questo film credo si possa paragonare a un dipinto sonoro, è stata l’ emozione “in più” che ha colorato le mie ali. Lo spazio non ha più confini”.

            Giovanni Compagnino: “Gesti visivi significanti, i miei più vitali sentimenti, momenti particolari colti dalla cinepresa in stile particolare per un particolare film Verticalismo. L’ amore per l’ Arte mi ha totalmente coinvolto in questa avventura che certamente ha dato un nuovo senso alla mia vita”.

            Mariella Sapienza: “Astrazione irreale della realtà. Fuga dal mondo nel mondo. Sogni astratti. Voli al di sopra della realtà per cercare una luce diversa. Momenti di grande tensione. Emozione e divertimento per essere usciti dal ventre della Terra e liberati dal cancro dell’ attendibilità”.

            Marisa Mangano: “Senza dubbio, una significativa esperienza che per me, amante dell’ Arte, e del cinema in particolare, era d’ obbligo affrontare. La magia di quei momenti di finzione è stata tale da darci l’ illusione di aver perso ogni consistenza corporea, librandoci in un unico volo. Le inibizioni, che ci attanagliano nella realtà, si sono liquefatte in questo canto libero e sciolto che ha dato di me una immagine insospettata. Sono stata posseduta dal fuoco che mi trascinava tra i fumi del fantastico, in questa illusione durata troppo poco e da ripetere nell’ unità del comune intento: l’ Arte. Ore indimenticabili, fuori dall’ agghiacciante realtà, che brevi in quelle evanescenze, mi hanno fatto credere che in altre dimensioni ci siano paradisi per chi a tanta pace agogna”.

            Donatella Iocolano: “Benché, ancora qualche millennio fa, Eraclito abbia scritto che l’ uomo è in perenne divenire, oggi, noi viviamo in una società in cui il progresso tecnologico ha determinato dei profondi e positivi cambiamenti nel nostro modo di vivere e di essere uomini, forse, non siamo ancora riusciti ad effettuare una vera e propria rottura epistemologica, atta ad infrangere il sistema binario: vero falso, giusto o sbagliato, che condiziona, paralizzandolo attraverso parametri molto spesso anacronistici e in ogni caso statici, il nostro modo di pensare. Sicché io credo che il valore oggettivo del film e quindi del Verticalismo che ne è l’ essenza, sia da cogliere nel tentativo di sensibilizzare gli spettatori nei confronti di una cultura alternativa, che non ha pretese di postulare delle verità assolute che forse non esistono, quanto, piuttosto, di cogliere il perenne fluire della creatività e del modo di essere uomini. Un fluire che non dovrebbe conoscere soste, nella sua perenne infinita evoluzione. Ma è bene sottolineare che il film rappresenta un momento di rottura nei confronti della cultura tradizionale anche nella rappresentatività del contenuto intrinseco: essa, infatti, viene espressa con significante differente da quello della parola, con cui abitualmente comunichiamo, bensì da quello dell’ immagine che, forse, in modo più intenso e immediato riesce a esprimere i contenuti dell’ animo umano”.

            Stefania Raineri: “ L’ esperienza vissuta con le riprese di questo film è stata diversa dalle precedenti mie esperienze di lavoro. Mi sono chiesta se mi soddisfacesse questo nuovo modo di vedere la “vita” e la risposta è certamente positiva. La cosa che più mi ha affascinato nella dinamica del film è il modo figurativo con cui Commercio immagina l’ uomo carico di concetti verticalisti, concetti, d’ altra parte, che si riversano in noi facendo così scoppiare una lotta interiore tra l’ uomo e la società di intrighi e sotterfugi. Il modo di vita verticalista è senz’ altro puro e genuino nelle sue complesse maglie di concetti umano-filosofici. Tengo a dire che prima di accettare di far parte del cast ho voluto rendermi conto di cosa fosse questa “corrente”, studiandone le teorie. Pertanto, serenamente, affermo che, al di là del film, questa nuova filosofia-culturale in modo certo invaderà le menti delle future generazioni”.  

            Concetto Calvaruso: “Un’ esperienza è sempre estrarre un accadimento dal tempo interiore. Ma l’ esperienza dell’ attore al di là del risultato è una esperienza del tempo integrale, dell’ “accadimento compiuto” in cui la sequela temporale si ricongiunge ai due estremi del passato e del futuro mediato dal presente, nel gioco della metafora filmica che attinge sempre e comunque dal reale per andare oltre il reale.

            Ma dire della mia interpretazione “verticale” in un film che infine tale non è se non per i mezzi tecnici, è raccontarmi in una diffusione ed effusione del mio io “interpretante” nel circolo delle semantiche, incroci di voci e di corpi, dove se referenti ci sono bisogna tutti rintracciarli (e destratificarli) nella capacità che l’ esperienza verticale mi ha dato, di ritrovarmi in uno due cento espressioni-io che esplodevano dalla mia superficie per troppo tempo abituata all’ orizzontale”.

            [Ricordo, che con l’ inno al film, dopo 10 anni, cessa la pubblicazione del periodico Verticalismo. Da questo momento in avanti usciranno dei Quaderni (Musumeci Editore). Inaugura la prima uscita il mio saggio Dalla prospettiva rinascimentale al Verticalismo]. 

          Il 26 settembre si dà vita alla Prima mondiale presso i locali “Video Concorde” di Catania. All’ inizio della dissertazione vi ho già parlato dei titoli di stampa. Ma ciò che non vi ho detto è che durante la proiezione del film, dopo appena mezz’ ora, una spettatrice inveisce contro l’ autore e gridando lascia la sala. Sicuramente si aspettava un film tradizionale, con una storia lineare, con tanti baci e lacrime. Invece, la mia idea era quella di fare un film musicale. Un “concerto” verticale in cui tutte le immagini, le danze, anche il più piccolo gesto, una semplice sillaba, dovevano essere pura musica visiva, fonetico-sonora, concreta, gestuale, sovrapposte a quella strumentale come elettronica… (Inoltre, c’è una vera e interessantissima seduta medianica e tanti video games). Altra particolarità: nessuna scena è stata ripetuta due volte; né è stato operato alcun doppiaggio; nessun attore o artista-attore conosceva il copione, né i  luoghi, né la propria parte sino a un istante prima di ogni ripresa.

          [Il film è stato nuovamente proiettato al Jolly Hotel di Catania in occasione della presentazione di don Corsaro del mio romanzo Comizio Verticale (storia dei verticalisti e del Verticalismo, 1973-1980) e in tante altre occasioni, persino nella Galleria Verticalista, dietro esplicita richiesta di critici, giornalisti, pittori, intellettuali…].

          Ora, non posso chiudere l’ ultimo numero del nostro periodico, e archiviarlo, senza riportare qualche passaggio del testo di don Antonio Corsaro.

          “Tutte le volte che torno a guardare il quadro di Honoré Daumier, Satira della nuova scuola realista, mi salta in mente la vicenda del Verticalismo con il prevedibile contorno degli ignares daumieriani.

          Questa vicenda, che dura da dieci anni, non è mai stata oggetto di satira, per mancanza di autori satirici. Eppure il pretesto c’era non sfruttato però a causa d’una disarmante ignoranza o di quella disattenzione che nasce non tanto dal troppo sapere quanto da un sapere dimezzato o addirittura inesistente. Gli ignares di Daumier che cosa avevano rifiutato? Un quadro raffigurante un candeliere acceso, una luce.

          Ma quale luce ha portato il verticalismo? Se nessuno, dopo dieci anni di vita, se ne fosse accorto, sarebbe inutile star qui a spiegarlo. La verità è che ad accorgersi del verticalismo sono oggi tutti, e in tutto il mondo. La sua idea, nuovissima e originalissima, è stata ben capita: attraverso la verticale del possibile, l’ uomo è arrivato a toccare l’ inizio di una sua indefettibile eternità. Nella verticale del linguaggio, egli ha raggiunto il momento delle sovrapposizioni più vitali, in tutti campi della conoscenza. Al di fuori d’ ogni velleitarismo avanguardistico, utilizzando tutti gli strumenti che servono alla espansione dell’ intelletto umano, l’ uomo scopre l’ essenza del suo essere. Il verticalismo è questo.

          Quando uscì il primo numero di questo giornale, nel dicembre del 1975, ci si tracciò uno schema di discorso, nelle intenzioni di completarlo in futuro. Da allora, abbiamo mantenuto la promessa. Lungo il decennale cammino, non tutti hanno retto alla fatica, ma l’ idea è andata avanti e in maniera sempre più spedita. Quelli che son rimasti (…) e il sottoscritto han potuto constatare che il verticalismo si è diffuso in tante parti del mondo e ha raccolto adesioni entusiastiche tra poeti e artisti di altissimo livello.

          Tanta partecipazione è scaturita dal fatto che il nostro movimento non si è limitato a offrire un parziale sistema pittorico, ma un modo globale di porsi dinanzi alla vita. I verticalisti si caratterizzano dal modello di cultura che sostengono. Tale modello comprende la totalità del conoscere, dalla scienza all’ arte. Sulla scia di Husserl, essi ritengono che sia già sorta una nuova epoca in cui l’ umanità vuole e può vivere nella libera costruzione della propria esistenza, della propria vita storica, in base alle idee della ragione, in base a compiti infiniti. Sicché misuriamo il tempo con migliaia di milioni di bits. Vediamo le società attuali e quelle future dentro il regime di un nuovo codice. Sono i verticalisti ad aver compreso che l’ intercomunicazione fra l’ uomo e la macchina elimina i monopoli e che ormai ogni tipo d’ informazione grafica, sonora, verbale passa attraverso un elaboratore. I verticalisti accettano l’ estetica generativa del plotter che s’ incontra con la grammatica trasformazionale (di Noam Chomsky), per inaugurare un metodo che non interessa soltanto la storia della linguistica ma anche le analisi sulla filosofia della scienza e sulla psicologia, senza trascurare la matematica e la logica simbolica.

          Dunque, i verticalisti hanno inventato tutto questo? Certamente, se allo statuto dell’ invenzione diamo il significato che gli ha conferito Jacques Derida, il significato cioè di movimento verso il possibile, di demoltiplicazione all’ infinito. (…) Così il verticalismo di cui ci siamo occupati in questi anni coinvolge tutto il campo delle cognizioni, affinché l’ uomo ritrovi in ogni istante (o inventi) la propria espansione libera (…). E’ chiaro ormai che siamo andati dietro a talune utopie, ma meravigliose utopie (…). E’ stato il nostro rischio. Oggi non abbiamo alcun motivo di sconfessarlo”.

          E come non ricordare l’ istituzione della Giornata Mondiale dell’ Universalesimo, con cadenza annuale nell’ Aula Magna della Facoltà di Lettere dell’ Università di Catania, nata il 13 dicembre 1993 allo scopo di allargare la nostra “corrente” alle problematiche dell’ uomo e dell’ ambiente! L’ Universalesimo, concepito a termine e ristretto agli anni ’90, viene ricordato come secondo livello del Verticalismo. Tra i relatori figurano, oltre me (che disquisisco sulle  problematiche eco-socio-culturali  e sull’ etica tecnoscientifica) e all’ Assessore alla Cultura Antonio Di Grado (che traccia un quadro della figura di don Antonio Corsaro, assente per motivi di salute), Giovanni Russo (docente di Bioetica all’ Università Pontificia di Messina): “Scienze biologiche e sperimentali in bioetica. Considerazioni per un’ evoluzione della qualità della vita”; Giuseppe Piccione e Anna Maria Scifo (entrambi del Wwf, la Scifo delegata regionale): “Uno sguardo all’ ambiente”; Marcello La Greca docente di Zoologia (Università di Catania): “Politica ambientale, qualità della vita e biodiversità”; Salvatore Notarrigo docente di Fisica (Università di Catania): “Il sistema e l’ ambiente”, Maria Elisa Brischetto e Rosalba Perotta docenti di Scienze politiche all’ Università di Catania (nonché responsabili del Centro Unesco): “Problematiche socio-culturali”. Il saggio “Questo è il tempo del panottico?” di Antonio Corsaro, viene letto dalla poetessa Eugenia Di Grazia… Tutte le relazioni sono state integralmente pubblicate nei nostri Quaderni. L’ avvenimento ancora una volta è salutato dai media con ampi servizi: “Convegno sull’ Universalesimo. ‘L’ ideale: esprimersi in libertà’”; ”Giornata Mondiale dell’ Universalesimo”; “Da oggi rassegna internazionale su ‘Verticalismo e Universalesimo’”; “In mostra le opere del movimento tutto catanese di ‘Verticalismo e Universalesimo’”; “Giornata dell’ Universalesimo”; “Dal Verticalismo all’ Universalesimo”; “Il Maggio artistico si impagina come Universalesimo”; “Pittori e poeti dal Verticalismo all’ Universalesimo”; “La via del possibile, dal Verticalismo all’ Universalesimo”; “Arte in Verticale”; “Verticalismo, arte dei nostri giorni”; “Catania motore d’ arte, Verticalismo in mostra”; “Rassegna di Verticalismo e Universalesimo, catanese”…

          Per capire bene il valore e la portata della nostra nuova iniziativa nonché l’incidenza sulle emergenze planetarie, riporto quasi per intero il mio saggio introduttivo che darà il la a tutti gli altri interventi (regolarmente pubblicati nei nostri quaderni) e indicherà la direzione da seguire da quel momento in avanti.

          “Siamo alle soglie del terzo millennio e le previsioni sul nostro futuro sono nerissime. Mai come adesso si rende estremamente urgente un netto cambio di tendenza: da una storia orizzontale malata, segnata da una cieca corsa socio-politica e culturale (e per certi versi tecnologica e scientifica) autodistruttiva, a un divenire verticale volto alla crescita dell’ umanità nell’ equilibrio della natura, per una nuova civiltà. Perché ciò avvenga l’ intero pianeta deve essere trasformato in un “campo di possibilità”.

          Noi figli, e qualche volta padri,  del buco dell’ ozono,   della   bomba atomica, delle armi  chimiche e batteriologice, di “Chernobyl”, dell’  inquinamento atmosferico, delle acque, del suolo e dei monumenti, della manipolazione genetica “oscura” (nella nostra mente è ancora vivo l’ eco dell’ esperimento di clonazione di embrioni umani, effettuato da un’ equipe di scienziati della George Washington University), degli esperimenti di radioattività su cavie umane e, sebbene in piccola misura, del crescente effetto serra, ne abbiamo abbastanza. Certamente non possiamo prendercela con i positivisti! Sono i “piani” del potere politico e/o economico che vanno messi al bando insieme con gli stessi uomini che l’ hanno ideati ed attuati. Con questo non si vuole ignorare il patrimonio della scienza e della tecnologia a favore dell’ uomo, se lo facessimo saremmo dei pazzi, ma è certo che se ci fosse stata una cultura interdisciplinare, cioè a dire un continuo confronto e dialogo tra lo scienziato, l’ umanista e le forze sociali, l’ uso improprio e sconsiderato di questi due “motori” del progresso sarebbe stato altamente controllato e frenato.

        (…) Ma se scienziati e tecnologi vanno guardati a vista c’è qualcosa che deve essere energicamente combattuta con tutte le nostre forze: “l’ odierna direzione del fenomeno sociale mondiale”. Vale a dire: 1) un Nord troppo Nord e un Sud troppo Sud, che tradotto vuol dire dislivello culturale, socio-economico e politico; 2) differenziazione della portata sociale tra i paesi industrializzati e il Terzo e Quarto mondo, tale da mantenere viva la miccia della guerra, della miseria, delle malattie, delle bande armate e degli intrighi internazionali; 3) disoccupazione, certamente il male che più di ogni altro oltre a far vivere e potenziare il malessere dell’ uomo e a squilibrare l’ assetto sociale (già i disoccupati si contano a decine e decine… di milioni) ha dato vita e continua ad alimentare le mafie, la camorra, la ‘ntrangheta, le brigate di ogni sorta, la delinquenza comune: autentica piaga che da sempre, e oggi più che mai, ha messo in ginocchio e ha inquinato tanto le istituzioni quanto la società superorganica; 4) degrado dell’ ambiente (l’ eden, lentamente ma inesorabilmente sta per trasformarsi in cimitero: non dimentichiamoci che il nostro pianeta è limitato, pertanto bisogna aprire a una politica mondiale per quanto attiene al suo sfruttamento e alla salvaguardia delle sue colonne portanti); 5) razzismo. (Non siamo, forse, tutti ugualmente figli della natura con i medesimi diritti di vivere e espanderci a tutti i livelli in ogni spazio-tempo? C’è da dire, però, che l’ ideale consiste nel creare nei paesi più poveri le “condizioni di base” delle società più ricche per uno sviluppo autonomo, evitando di ripetere i nostri non pochi errori. Questo per permettere 1) di crescere tutti in un “campo di possibilità” equilibrato, 2) di eliminare le ragioni storiche, psicologiche e culturali che scatenano generalmente il razzismo e 3) di evitare che la valanga dei paesi sottosviluppati si riversi in modo incontrollato, e incontenibile, nei paesi industrialmente avanzati).

        Altro fenomeno sociale, gravissimo, di portata mondiale che sta mettendo l’ uomo contro l’ uomo è la recrudescenza di un sentimento che credevamo morto: nazionalismo, localismo, xenofobia, secessione… Urge un piano politico che si preoccupi seriamente dell’ “essere”.

        Non possiamo negare che quotidianamente ci prendiamo a cuore molti problemi. Ma spesso negli interventi si ravvisa molta superficialità, approssimazione non meno che parzialità (in quest’ ultimo caso è tipico l’ esempio degli interventi dell’ ONU e della NATO). Sì, ci preoccupiamo di disarmarci, noi paesi industrializzati, e sottovalutiamo il fatto che i paesi in via di sviluppo presto finiranno per traboccare di armi nucleari, chimiche e batteriologiche. Prendiamo (o diciamo di prendere) seri provvedimenti atti a eliminare tutte le sostanze inquinanti validi a incidere sulla stabilità dello spazio sovrastante e che determinano il buco nello strato d’ ozono (clorofluorocarburi) e non consideriamo che il Terzo e Quarto mondo non hanno i mezzi né gli strumenti culturali per una rapida conversione tecnologica. Non ha senso dire salviamo l’ albero e tutte le specie se poi sotto i nostri occhi la Terra perde mediamente 18 milioni di ettari di verde l’anno  (vedi in particolare il caso Amazzonia), e si uccidono barbaramente migliaia di animali per un mucchio di pelli e un po’ d’ avorio. Cantiamo vittoria per avere debellato decine di malattie che in passato hanno decimato interi popoli e ci tappiamo gli occhi davanti ai dati che ci dicono che in una buona fetta del nostro pianeta si convive con le malattie più varie. Vale un dato: ogni anno muoiono 15 milioni di bambini di cui 13 milioni sono al di sotto dei 5 anni. (In molti casi malattia e morte sopravvengono per fame. E’ perfino inutile parlare di vita media. Albert Einstein: “Non esistono grandi scoperte né reale progresso finché sulla terra esiste un bambino infelice”). No, tutto questo non ha proprio senso. Soprattutto se si pensa che oggi il dislivello tra paese ricco e paese povero ha superato la soglia di guardia ed è tale da non farci più dormire sonni tranquilli (si pensi che nel 2000 l’80% della popolazione mondiale vivrà nel Terzo e Quarto mondo). Sì, lottiamo contro il drogato e lo spacciatore e permettiamo che certi paesi imperniano la loro economia sulla coltivazione e distribuzione della droga…

        E’ evidente che il mondo vive giorni ingloriosi. Vogliamo lasciarlo in balia delle onde schizofreniche e inette dell’ odierna linea politico-culturale? Vogliamo alimentarlo con la linfa di eserciti di psicopatici criminali?

        Nel corso di questi 22 anni, con il “Verticalismo” di base, ci siamo sforzati di teorizzare che tanto l’ Universo (lo spazio) quanto la vita (continuum dell’ Universo) così come si presentano a noi altro non sono che il risultato di sovrapposizione, disseminazione e espansione di “campi di possibilità” (la verticale). Inoltre, ci siamo preoccupati di spiegare a chi gestisce il potere politico-economico-culturale che mai potrà esserci un futuro degno d’ essere vissuto se non si crea per “tutti” gli uomini un “campo di possibilità”.     

         Oggi, preso atto delle conseguenze estremamente gravi delle realtà di cui abbiamo fatto cenno e della necessità di pianificare una nuova direzione per il divenire dell’ umanità e dell’ ambiente, siamo già in “cantiere” per la “seconda fase” relativa alla “costruzione” dell’ Universalesimo, cioè a dire di un “campo di possibilità” planetario, per significare che tutti gli uomini hanno il diritto di vivere, crescere e espandersi a tutti i livelli e in tutte le direzioni, in pace e in piena sicurezza e libertà nella legalità, in un habitat che esprima l’ equilibrio della natura. Per questa impresa di grande portata spazio-temporale ci stiamo attivando sul piano sociale, scientifico, tecnologico, culturale e artistico, utilizzando risorse già consolidate, nuovi strumenti d’ intervento e criteri di lotta, nuove tecniche di coinvolgimento internazionale.

         Sul piano sociale siamo per la solidarietà e una fattiva cooperazione tra le associazioni e istituti nazionali e internazionali che guardano alle problematiche dell’ uomo e dell’ ambiente, al superamento delle barriere geografiche, politiche e etniche (l’ uomo deve poter essere cittadino del mondo a prescindere dal colore della sua pelle, dalle sue origini, dalle sue idee politiche e religiose e dal suo pensiero). E creare in tal modo una coscienza universale. Cosa, oggi, possibile grazie anche ai mass media di portata planetaria. Per dirla con il sociologo Edgar Morin: “La vita è nata dalla Terra. Siamo tutti figli della terra e in essa affondano le nostre radici. Ciò significa che non abbiamo soltanto delle patrie regionali, nazionali o anche europee. Questa è la prima realtà. La seconda è che siamo ormai legati a un destino comune e abbiamo molti problemi comuni da risolvere: problemi economici, demografici, ecologici, problemi della droga e via dicendo. Abbiamo perciò un’ identità terrestre comune e un comune destino. Ma bisogna ancora prendere coscienza a sviluppare un sistema d’ organizzazione adeguato a tale presa di coscienza”. Insieme con le forze sociali, politiche, culturali e scientifiche e tante persone di buona volontà abbiamo dato vita alla “Giornata Mondiale dell’ Universalesimo”, che avrà cadenza annuale, punto forte e di riferimento per tutte le nostre attività. Cortei, conferenze, filmati, proiezioni di diapositive, mostre d’ arte costituiscono un momento estremamente importante per fotografare la situazione di tutti i paesi visti sotto gli aspetti di società, vita e ambiente.

         Per quanto attiene all’ aspetto scientifico e tecnologico intendiamo favorire la qualità. Attraverso il lavoro di osservazione, ricerca e propaganda di centri interdisciplinari, andiamo a puntare sui problemi legati alle tecnologie e alla scienza, sotto tutti i punti di vista, con l’ impegno di dirigere queste ultime su nuovi livelli per un’ etica globale.

         La scienza, certamente, di per sé è positiva. Ma non vi è alcun dubbio che alcuni ricercatori miopi, alle volte forzati da un certo potere politico e/o economico, toccano il fondo quando fanno dell’ uomo una cavia inconsapevole o manipolano la vita per scopi puramente distruttivi, industriali o commerciali, o utilizzano “strutture” di pace pensando alla guerra. Nonostante tutto diciamo sì alla specializzazione nei vari settori, ma presseremo perché venga abilitata la porta del confronto tra la cultura scientifica e quella umanistica e si attivi una legislazione internazionale della scienza e della tecnica.

         Al fenomeno della tecnologia sporca rispondiamo che con ogni mezzo grideremo la “necessità” di usare marmitte catalitiche, carburante ecologico e, meglio, auto elettriche, al fine di eliminare l’ ossido di carbonio; di privilegiare il combustibile a bassissimo livello di zolfo utilizzato sia nelle caldaie industriali che domestiche per ridurre al minimo il biossido di zolfo; di togliere subito dal “mercato mondiale” (terzo mondo incluso), in forza di interventi internazionali, i clorofluorocarburi emessi dai frigoriferi, dalle bombolette spray, dagli schiumogeni, da taluni estintori, dai solventi utilizzati dalle industrie elettroniche, che insieme con i clorofluorometani, concimi chimici, centrali termoelettriche…, hanno effetto nocivo sullo strato d’ ozono già pesantemente attaccato da alcuni fenomeni naturali; di creare ogni sorta di resistenza all’ uso di fertilizzanti chimici e pesticidi, attraverso specifiche “raccomandazioni” sopranazionali poiché oltre a distruggere il suolo e creare deserto producono protossido di azoto (che finisce per trasformarsi in ossido d’ azoto); di regolamentare e supervisionare attraverso specifici istituti internazionali la deforestazione, di notevole incidenza sull’ ecosistema, senza dire che l’ anidride carbonica non assorbita dalla vegetazione, attraverso il processo della fotosintesi (alla quale va sommata quella della combustione naturale e dolosa), assieme ai clorofluorocarburi, il metano, gli ossidi di azoto, l’ ozono, creano effetto serra. (Diciamolo, non è ancora sicuro che per cause umane ci sia stato e continuerà a esserci nel tempo un sensibile aumento della temperatura del nostro pianeta, ma proprio per questo non è certo l’ incontrario).

         Non va assolutamente dimenticato che tutto ciò che colpisce l’ uomo si abbatte su tutta la fauna, la flora e biodiversità già costantemente e selvaggiamente violate dall’ uomo.

         Vediamo, ora, quali sono gli effetti dell’ inquinamento e del degrado del patrimonio naturale sulla salute dell’ uomo.

         1. Gli ossidi di carbonio, di zolfo, di azoto intaccano i nostri sensi, il sangue, il sistema nervoso, i nostri polmoni.

         2. I raggi ultravioletti che filtrano attraverso lo sfaldamento dello strato d’ ozono (sino a oggi di poca entità) sono letali per ogni forma di vita. L’ uomo viene colpito nelle sue difese immunitarie, agli occhi, alla pelle… Terreno fertile per il cancro.

         3. Conseguenze qualora ci fosse un aumento di temperatura della Terra, a esempio di pochi gradi, a causa di un potenziamento dell’ effetto serra (normalmente vitale per il nostro pianeta): cambiamento disastroso della geografia della Terra, dell’ambiente e della vita a tutti i livelli a partire dallo scioglimento dei ghiacciai, dall’ aumento del livello dei mari, dalla desertificazione, dall’ aumento di malattie gravi, dalla scomparsa del cielo azzurro... E via elencando.

         Nelle precedenti pagine abbiamo ampiamente gridato le aspirazioni dell’ uomo e la nostra posizione nei confronti del degrado della società e dell’ ambiente. E’ vero che le regole che determinano la dinamica della società e l’ equilibrio della natura sono principalmente di pertinenza del potere politico, ma è altrettanto vero che è determinante l’ incidenza dell’ intellettuale sull’ evolversi di questi universi. Ne deriva che è corresponsabile della curva della storia. [Purtroppo, va detto, la figura del vero intellettuale è quasi del tutto scomparsa. C’è abbondanza di “commessi” di gramsciana memoria].

         Ora, è giunto il momento estremo che si liberi dalle catene del potere economico e riprenda a criticare, a mettere in discussione, con la dovuta amplificazione, la politica del “palazzo”, le istituzioni, i costumi, la cultura della corruzione, del degrado e dell’ “avere” a scapito dell’ “essere”. Shuichi Kato: “Il ruolo più importante e vitale degli intellettuali nel futuro sarà quello di cambiare i valori fondamentali dell’ umanità. Qui vorrei distinguere tra due categorie: da una parte gli esperti altamente qualificati, gli scienziati e i tecnologi; dall’ altra, gli intellettuali. La differenza è che gli intellettuali hanno a cuore i valori”. Noi non crediamo che nel corso dell’ ultimo mezzo secolo tutti gli intellettuali abbiano preso a cuore fino in fondo i cosiddetti “valori fondamentali dell’ umanità” (e oggi meno che mai), altrimenti non staremmo a parlare di stato di emergenza, o perlomeno non dovremmo ripartire da una soglia negativa. Inoltre, c’è da dire che i complessi problemi mondiali emergenti sono tali che, oggi, ci troviamo a mettere in discussione la logica, le caratteristiche e la portata dei “valori” stessi. L’ artista, certamente intellettuale con una sua peculiarità, nasce nella cultura e si foggia attraverso quest’ ultima. Ed è in forza di questa complessa matrice che produce e fissa a suo modo le sfaccettature del suo io, del mondo dei fatti e del sensibile, che in taluni momenti storici possono tradursi in precise indicazioni rivoluzionarie. Già in altre pagine ho avuto modo di dire che: “l’ arte ha un valore persuasivo nei confronti della società, e deve averlo soprattutto nei confronti del potere poiché è quest’ ultimo che pilota il divenire sociale. Picasso: “La pittura non è fatta per decorare appartamenti. E’ un’ arma di attacco e di difesa contro il nemico”. Ed è certamente un nemico, oggi, chi mette a dura prova l’ io di milioni di disoccupati, di milioni di pensionati, di migliaia di bisognosi di una giusta assistenza sanitaria, di migliaia di senza tetto (solo per restare in casa Italia). E’ certamente un nemico chi gestisce la “cosa pubblica” con crudele parzialità…

         Il linguaggio dell’ artista o le conseguenze del suo linguaggio, istante per istante vanno a potenziare il campo della cultura da cui ha attinto le sue energie. Ed è grazie a questo “prendere e dare” che oggi anziché commemorare l’ arte viviamo la sua trasformazione-espansione. Niente più privilegi per le arti tradizionali: pittura, scultura e architettura. L’ arte apre a altre forme espressive e attività: cinema, teatro, poesia, musica, narrativa, danza, moda, arredamento, design, canto, fotografia, spettacolo, sport, gastronomia, pubblicità, illuminotecnica, video tape… L’ elenco possiamo spingerlo fino a toccare le leggi matematiche e scientifiche, i pensieri, l’ oratoria… Francisco Serraller: “Tenendo presente quella che è stata la condizione moderna delle cosiddette belle arti, non solo non si mette più in discussione che le arti non debbano essere soltanto tre –architettura, pittura e scultura-, ma nemmeno che debbano essere belle”.

         In forza di quanto detto, nell’ ambito del nuovo percorso l’ arte prettamente “figurativa” va oltre le colonne portanti del “Verticalismo” di primo livello: sovrapposizione, disseminazione e espansione, valide a simboleggiare la genesi dello “spazio verticale” (campo di possibilità) e la inizializzazione dell’ io alla verticale del possibile. Questo significa che l’ artista, oggi, opera liberamente “in” e “per” un “campo di possibilità” planetario. Come dire che alla teoria si aggiunge la prassi. Certamente, vivremo una nuova poetica dell’ “essere” e della “natura”.

         Lo sappiamo la strada da percorrere è lunga e difficile. Ma siamo convinti che il Verticalismo di secondo livello (l’ Universalesimo, progetto a tempo) la spunterà. L’ uomo non può più farne a meno. La vita lo esige”.

         [Diciamolo, a partire da quei primi anni ’90 abbiamo assistito a molte importanti svolte, più che positive, anzi, direi rivoluzionarie. Anche grazie al nostro contributo; perlomeno così ci piace pensare. Ma, resta tanto, tantissimo da fare. E noi ci siamo; e sempre in prima linea].

         Su tale onda lunga il 20 dicembre 1994 nasce, contestualmente alla seconda Giornata Mondiale dell’ Universalesimo, sempre nei locali dell’ Università (ex Convento dei Benedettini) sotto il patrocinio dell’ Assessorato alla Cultura, la “Prima Mostra Internazionale d’ Arte”. Di supporto c’è un ulteriore patrocinio di oltre 100 associazioni artistico-culturali, sociali, assistenziali, scientifiche… ma anche il contributo di molti sindacati e giornali. In quell’ occasione viene distribuito in anteprima il bimestrale d’ arte Immagini, da me diretto, con le opere dell’ intera mostra e molti saggi. Ha avuto luogo anche una Conferenza Interdisciplinare sulle problematiche dell’ uomo e dell’ ambiente. Relatori: prof.ssa Maria Elisa Brischetto e prof.ssa Rosalba Perrotta (già presenti alla Prima Giornata..), avv. Giuseppe Piccione del Wwf Sicilia e chi scrive. Moderatore lo scrittore Rocco Pirrone.  In esposizione Greenpeace, Amnesty International, Wwf e opere degli artisti  Daniel Maillet (Nuova Caledonia), Wackaw Ropieki (Polonia), Guy Bleus (Belgio), Thierry M. Production (Francia), Filippo Liardo, Guglielmo Pepe, Robert I. Gillham (Inghilterra), Rosario Platania, Salvatore Barbagallo, Robert Swierkiewicz (Ungheria), Iolanda Taccini, Art foof (USA), Benedetto Scalirò, Fradi’s, Mark Mourning (Inghilterra), Agatino Tomaselli, Dimosthenis Agrafiotis (Grecia), Eugenia Di Grazia, Joachim Wagner (Germania), Phil Klaus Groh (Germania), Michael Groschopp (Germania), Concetto Calvaruso, Josè De Santiago (Messico), Carlo Rigano, Pippo Ragonesi, Ramon Pereira (Argentina), Fodor Gergely (Ungheria), Giuseppe Polizzi, Elizabeth (Messico), Antonella Ponzo, Carolin Berry (USA), Max Wimer (Germania), Giovanni Greco, Lengyel Andràs (Ungheria), Thomas (Francia), A.C. Carvalho (Brasile), Francesc Vidal (Francia), Private World (USA), Robin Crozier (Inghilterra), Karla Sachse (Germania), Fernando Aguiar (Portogallo), Jannette Maria Dallabona (Brasile), Ester Centorbi, Minoy (USA), Fred Svendsen (Brasile), Guillermo Deisler (Bulgaria), Damazo Ogaz (Venezuela), Jack Marlow (Germania), Gilberto Prado (Brasile), Mogens Otto Nielsen (Danimarca), Louise Megaloconomos (Australia), M. Grenfield (Inghilterra), Clovis Luis Fischer (Brasile), Mike Dyar (USA), Llys Dana (Germania), Gyorgy Galanti (Ungheria), Tane (Australia), Leonhard Frank Duch (Brasile), Lugo Laszlo (Ungheria).

           Tale progetto avrà un seguito sotto il patrocinio dell’ Assessorato alla Cultura del Comune di Catania, nei locali dell’ ex Monastero  San Placido, oggi Palazzo della Cultura (con piacere ricordo tre assessori: A. Di Grado, A. Giardina e S. Zanghì…).

         13 Gennaio 1996, Terza Giornata Mondiale dell’ Universalesimo, Mostra internazionale d’ arte e Conferenza interdisciplinare. Relatori io e Rocco Pirrone (che legge un testo di Vito La Piana, assente per motivi di salute). In esposizione opere di Magalhaes, Lumb, Duch, Kogelenberg, Mamablanca, Löbach, Jaroslav, Zerpa, Janousek, Pepe, Platania, Stram, Agnes, Di Grazia, Weber, Smegma, Liardo, Groh, Maillett, Calvaruso, Fradi’s, Igloo, Albrecht, Artfoot, Svendsen, Taccini, Masic, Candella, Rigano, Calapez, Moor, Compagnino, Soon, Susal , Young, Hubaut, Wunderer, Fonteles, Galantai, Production, Valesco, Kierspel, Sörgel, Anleo, Commercio, Polizzi, Müller, Tarlatt, Gangemi, Rasmussen, Nikonova, Di Gloria, Groschopp, Maggiore, Ogaz, Byron, Carvalho, Ragonesi, Tane, Barbosa, Smith, Cohen, Santos, Boden, Emerenciano, Andràs, Pittore, Spike Young, Deisler, Jonge, Fricker, Nations, Volpe, Swierkiewicz, Yost, Bösch, Ropiecki, De Santiago.

          13 giugno 1998. Rassegna retrospettiva. Sono state esposte per la prima volta tutta la nostra produzione artistica e letteraria, centinaia di recensioni e centinaia di lettere originali di critici nazionali e internazionali, di operatori culturali, di politici (anche segretari di partito), di personalità del mondo accademico come ecclesiastico e della Presidenza della Repubblica, all’ epoca presidente Oscar Luigi Scalfaro.

         In esposizione opere di: Daniel Daligand (Francia), Thierry M. Production (Francia), Guglielmo Pepe, Coming Soon (Canada), Rosario Platania, Raffaella Di Ambra (Francia), Salvatore Commercio, Joël Hubaut (Francia), Nino Raciti, Terra Candella (USA), Carlo Rigano, Alex Igloo (USA), Giovanni Compagnino, T. Greathouse (USA), Iolanda Taccini, Phil Klaus Groh (Germania), Raf Occhipinti, Carlo Pittore (USA), Benedetto Scalirò, Tane (Australia), Mario Borillo (Francia), Filippo Liardo, Robert I: Gillham (Inghilterra), Eugenia Di Grazia, Dieter Brookmann (Germania), Fradi’s, Spike Young (Inghilterra), Concetto Calvaruso, Jozias Benedicto De Moraes Neto (Brasile), Pippo Ragonesi, Michael Scott (Inghilterra), Llys Dana (Germania), Orazio Gangemi, Robert Swierkiewicz (Ungheria), Salvatore Barbagallo, Lengyel Andràs (Ungheria), Giuseppe Polizzi, Gyorgy Galantai (Ungheria), Agatino Tomaselli, Ramon Pereira (Argentina), Antonella Ponzo, Anna Moor (Messico), Maria Di Gloria, Frances Valesco (USA), Guglielmo Volpe, Leonhard Frank Duch (Brasile), Alfio Fiorentino, Bernard Löbach (Germania), Benito D’Accampo, Karel Kramule (Cecoslovacchia), Mimmo Guerrera, Lugo Laszlò (Ungheria), Patrizia Longo, Douglas Meggison (Canada), Philippe Alpwel (USA), Francesco Amato, Ko De Jonge (Olanda), Papotto, Guillermo Deisler (Bulgaria), Nino Porto, Prado (Brasile), Giuseppe Grillo, Pedro Calapez (Portogallo), Maria Giuffrida, Carlos Zerpa (Venezuela), Antonio Cannata, Klaus Groh Edewecht (Germania), Giuseppe Intagliata, Damaso Ogaz (Venezuela), Gianni Signorello, Rolf Staeck (Germania), Eugenio Orciani, A.C. Carvalho (Brasile), Nando Perricone, Dressler (Germania), Orazio D’ Emanuele, Art Foot (USA), Ignazio Caruso, Michael Groschopp (Germania), Placido Spina, Pawel Petasz (Polonia), Salvatore Spatola, Dimosthenis Agrafiotis (Grecia), Gino Blundo, Metallic Avau (Belgio), Ninetta Minio, Salvatore Bonnici, Guy Bleus (Belgio), Mariarosa Marcantonio, Kiki Clienti, Bené Fonteles (Brasile), Xana Campos (Portogallo), Antonio Peticon, Giampiero Bini, Fred Svendsen (Brasile), Marisa Da Riz, Dietrich Fricker (Germania), Piero Simoni, Gustao De Magalhaes (Brasile), Emilio Morandi, J. Boden (USA), Ruggero Maggi, Maillet Daniel (Nuova Caledonia), Michele Perfetti, Philippe Lagautriere (Francia), Vittorio Baccelli, Dietrich Albrecht (Germania), Ubaldo Giacomucci, Lord Byron (USA), Nicola Francione, Joachim Wagner (Germania), Giorgio Nelva, Bedeschi, Waclaw Ropiecki (Polonia), Giacomo R.C. Colafelice, Pat e Dick Larter (Australia), Vittorio Baroni, Giacomo Scilla, Radomir Masic (Serbia), Ruth Wolf-Rehfeld (Germania)… e omaggi al Verticalismo di I. Kodra, Filippo De Gasperi, Cesare Di Narda.

         [Infine, sento di aggiungere una nota. Il 5 ottobre 1998 scompare il grande critico d’ arte Federico Zeri. Da moltissimi anni lo aggiornavo su tutta la nostra attività. Zeri puntualmente rispondeva con una lettera. La sua del 22 agosto sarà l’ ultima: “Gentile Signor Commercio, ho ricevuto il catalogo della Mostra ‘La via del possibile’, e La ringrazio vivamente. Purtroppo, mi è impossibile venire a Catania per  visitare la rassegna. Gradisca i miei saluti, Federico Zeri”. Può sembrare strano, ma dal tono ebbi subito l’ impressione che doveva stare molto male].    

         Antonio Di Grado (docente di Lingua e Letteratura italiana all’ Università): “(…) Le radici filosofiche e gli esiti artistici della vostra iniziativa meritano attenzione e diffusione; e perciò auguro non solo una buona riuscita ma la giusta divulgazione dello spirito e dei risultati del vostro movimento”.

         Sempre Di Grado ricorda il poeta Salvatore Salemi (uno dei nostri) su La Sicilia del 30 aprile 1999: “Un mendicante dello spirito esule della terra promessa” e ricorda anche gli unici veri amici che lo hanno ‘amato e assistito’: Antonio Corsaro e Gaetano Marcellino.

Il poeta Salvatore Salemi era un verticalista autentico. Sul periodico Verticalismo n° 6 del 1977 don Corsaro dice: “Cara Donata di Salvatore Salemi, è una lettera-racconto dove il binomio pulsionale, soffre di una carica effettiva eccitata. La significazione però non è qui, ma nell’ essere ch’è un soggetto translinguistico, come accade a Boris Vian, a Ginsber. Il testo verticale, la sua organicità “meta”, il tragitto della sua produzione, pulsa sotto il segno della pratica rivoluzionaria. Ma è anche “discours sacre”, “fou”. Società capitalista, antiecologica. L’ esperienza ‘Donata’ si verticalizza in un processo di possibilità in perpetua trasformazione. L’ eternità spiazza le forze produttive”.

         Naturalmente gli anni 90 sono anche ben altro. Come ho già detto muore don Antonio Corsaro (1995). A ottobre del 1999 inauguriamo la terza Galleria Verticalista (sempre a Catania al n° 12 di via Suor Maria Mazzarello),  anche Archivio storico e Casa Editrice. Il mio volume Intorno a pittori e poeti siciliani vivi a stento, contagiosi, assetati, pericolosi per se stessi e per gli altri dà vita ai nuovi Quaderni “Quelli della via del possibile” nonché alle Edizioni La Verticale. Sul Giornale di Sicilia Donatella Piazza titola la sua recensione: “Una Galleria, Un Archivio e una Casa Editrice degli artisti ‘verticalisti’”.

         E arriviamo, sempre a grandissimi passi, al terzo millennio.

Il 28 febbraio del 2000 siamo di nuovo a Milano (Brera), alla Galleria Antonio  Battaglia Arte Contemporanea. La mostra è annunciata dal Corriere della Sera, Il Giornale, La Repubblica, Art show.it, La Gazzetta del Sud, Giornale di Sicilia, Lombardia Oggi (“Ancora Verticalisti”), Messaggero del Sud (“I Verticalisti festeggiano il terzo millennio”), Sicilia Sera (“Verticalismo, la via del possibile”), Terminal (A Milano una mostra che festeggia i 27 anni di attività del movimento catanese.“Le opere dei ‘folli del Verticalismo’”, titolo che fa pensare a ‘noi folli per Cristo’ di San Paolo)… Espongono: Salvatore Commercio, Guglielmo Pepe, Rosario Platania, Gianni Signorello, Ninetta Minio, Mariarosa Marcantonio, Raffaella Di Ambra, Noris Bortolotto, Oliana Spazzoli, Xana Campos.

         Il 1° giugno è la volta della prima edizione di “Primavera Arte Verticale”, a Catania. La mostra originalissima si svolge all’ aperto in Corso Italia, in 33 stands. Artisti presenti: Salvatore Commercio, Guglielmo Pepe, Rosario Platania, Giovanni Compagnino,  Eugenia Di Grazia, Orazio Gangemi, Olimpia La Marca, Mariarosa Marcantonio, Ninetta Minio, Gianni Signorello, Oliana Spazzoli, Laura Napoli. Giorno 17 la stessa mostra (più contenuta) si sposta a Siracusa (Ortigia) nella Galleria Roma. Il successo di Primavera Arte Verticale è tale che oltre alle tante riprese delle TV locali se ne parla in molti giornali con oltre 30 recensioni. Qualche titolo indicativo: “Arte ‘Verticalista’ in Corso Italia. In mostra video, pitture, oggetti”; “Si diffonde in città il movimento Verticalista. (Mostra all’ aperto tra pittura, audiovisivi, design, e sculture d’ avanguardia)”; “Pittura, scultura, moda, fotografia, poesia, performances, happening…”; “Le opere dei pittori verticalisti in mostra presso la Galleria Roma in Ortigia”; “I Verticalisti”; “Si conclude la mostra dei Verticalisti in Ortigia”; “Il movimento Verticalista tra filosofia e arte”; “Ecco i Verticalisti”… [Per la cronaca, credo sia il caso di registrare che la manifestazione Primavera Arte Verticale prende vita in Corso Italia nello stesso spazio storico del “Maggio Pittorico Catanese, Arte a colloquio con il pubblico” ideato nel 1975 dal collettivo verticalista (all’ epoca legalmente costituitosi in Cooperativa Arti Lettere). In seguito, a partire dalla terza edizione, per motivi contingenti è stato lasciato in altre mani e conseguentemente seguirà altri progetti altri impianti…].   

         L’ 11 agosto a imitazione di Un giorno con Picasso di Billy Klüver (foto scattate da Jean Cocteau il 12 agosto 1916, in cui figurano anche Amedeo Modigliani, Max Jacob, Erik Satie, Manuel Ortiz de Zarate, Moϊse Kisling, André Salmon, Marie Wassilieff e altri), do vita a una ripresa fotografica (gli scatti sono di Saro Marrara) che vede coinvolti alcuni artisti del movimento (per l’ occasione:  me stesso, Platania, Pepe, Compagnino, Signorello, Raciti, Gangemi, Spatola, Marcantonio, Maggiore, Tomaselli… e altri amici, conoscenti e familiari). L’ idea è quella di fissare istante per istante alcune ore (ampliate il 7 settembre), come d’ abitudine, all’ interno della Galleria Verticalista e all’ esterno nelle strade adiacenti, al bar, al chiosco…

         Il percorso fotografico (descritto nei sui particolari) è stato da me inserito in un Quaderno e un Video.

         Sicuramente viviamo giorni magici. Cominciamo a realizzare stoffe verticaliste e nasce la prima “Mostra di stoffe Verticaliste”. Giornale Di Sicilia: “‘Stoffe Verticaliste’ esposte in galleria”. A firma di Alessandra Bonaccorsi: “L’ arte verticalista viene impressa anche sui tessuti. (…) Rigorosamente realizzate con metodi manuali che vanno dal tie e dye al batik, dai pennelli fino ai processi di stampa con matrice, le stoffe sono un tripudio di colori dove quegli elementi tipici dell’ arte verticalista: sovrapposizione, disseminazione e espansione sono ben sintetizzati (…). Espongono: Salvatore Commercio, Guglielmo Pepe, Rosario Platania, Nino Raciti, Iolanda Taccini, Salvatore Spatola, Giovanni Compagnino, Gianluca Arena, Mariarosa Marcantonio, Salvatore Maggiore, Maria Di Gloria, Maria Farinella, Salsa, Gianni Signorello, Mario Lo Presti…”. Segue la prima “Mostra di bigiotterie, arredo, pubblicità, gastronomia, giochi, design di moda e accessori, profumi, cosmesi e oggetti Verticalisti”.

         Ma le creazioni (che daranno vita a una pubblicazione) tutt’ oggi continuano a tutto tondo. Per non tediarvi con una elencazione, stringo selezionandone alcune tra quelle che hanno suscitato molto interesse:  “Caffè verticale”, “Tè verticale”, i profumi “Nero verticale” (per donna) e “Rosso verticale” (per uomo), “Occhiali maschera”, “Scarpe pantaloni”, “Bucatini ai 14 colori”, olio cosmetico di bellezza “Venere verticale”, “Piatto estensibile verticale” monouso, il gioco “Pallina intrappolata nella bottiglia”, il dolce “Bacio verticale”, il “Vestito tenda”…

         Per meglio capire lo spirito, il senso e la direzione di queste attività, sono stati fissati degli “orientamenti”, in qualche caso veri “aforismi”. 

Stoffe: “Nelle nostre stoffe, così come nelle nostre carte da parati, la spinta è solo interiore, volta solo alla pura “comunicazione” in cui il cuore e la ragione all’ unisono si istradano in attimi di possibilità”.

         Moda: “La moda verticalista serve per salire nel cielo dei sensi. Si regge sull’ interpretazione, sul mistero, sull’ instabile. E’ pericolosamente tagliente perché sa bene occultare il suo colpo d’ ala”.

Profumi: “I nostri profumi mirano a un solo scopo: dare corpo all’ anima e togliere le mandate. Questo li rende pericolosissimi: un rischio che aggiunge vita alla vita”.

         Cosmesi: “La cosmesi verticalista non ama barare; ama il gioco degli odori, delle sensazioni, del richiamo a distanza attraverso la valorizzazione, la protezione e l’ imperlamento sottili del nostro corpo che si fa vetrina e sguardo. Il nostro senso della bellezza è significazione elevata a ‘n’”.

         Gastronomia: “La cucina verticalista è un attentato agli occhi, alla gola, all’ utero. Una vera conquista della propria vista, attimo per attimo, attraverso un darsi e un ricevere. Alla fine si è”.

         Vini e liquori: “I liquori e i vini verticali sono l’ ectoplasma di racconti interrotti. Come tutto ciò che è siciliano. Riprendere il corso degli eventi è il nostro “amaro in bocca”, che ci illumina”.

         Bevande: “Il flusso delle nostre bevande stimola “oltre” i neuroni con effetti speciali che si precisano in uno sguardo arricchito e tagliente”.

         Dolciumi: I nostri dolciumi sono segni sinergici che attraversano i confini della geografia, validi a creare una potente memoria nei palati dell’ umanità”.

         Bigiotterie: “Le bigiotterie verticaliste sono una miccia accesa alla tentazione. Una sottolineatura di improvvisi “crescendo” lanciati nel possibile”.

         Oggettistica, suppellettili: “I nostri oggetti, le suppellettili, amano l’ ozio e i silenzi traditi dai bordelli di “palazzo”. Sono vere espressioni dell’ io-corpo che insinuano lo spazio per reggerne le trame”.

         Design: “Il nostro design, utile o inutile, è una mano tesa ai sensi soprattutto dei pazzi, dei poveri e dei pensatori: infelici e autolesionisti per eccellenza. Ma nel campo dell’ infelicità, tutt’ ora, non è stata detta l’ ultima parola. Pertanto, siamo aperti al possibile”.

         [Per quanto attiene ai giochi, pubblicità, scenografia, coreografia, canzoni, danza, spettacolo, aforismi, proverbi e via così… rimando alle nostre pubblicazioni].

         Intanto cresce la produzione e la presentazione di video e si susseguono a ritmo serrato le mostre personali tanto nella Galleria Verticalista quanto in molte  città   d’ Italia e all’ estero. E non si contano più le presenze di gruppetti e di singoli di artisti, anche stranieri, in mostre internazionali (o semplicemente l’ esposizione del ‘materiale storico del Verticalismo’).

         Rivedo in pochi attimi davvero tante città e tanti Paesi a partire dal 1975, anno in cui sul quotidiano Espresso Sera, a firma di Giuliano Consoli, si legge: “Tre artisti catanesi in Gran Bretagna e negli Stati Uniti d’ America. Tra le tappe: Londra, Oxford, Bristol, Windsor, Liverpool, Dover, New York, Filadelfia, Washington e Baltimora” (in quell’ occasione eravamo io, Pepe e Taccini). Di lì a poco siamo alla quarta Biennale Europea d’ Arte contemporanea Bruxelles. E, continuiamo a spingerci oltre i confini italiani: Francia, Belgio, Olanda, Germania, Polonia, Spagna, Portogallo, Ungheria, Grecia, Serbia, Russia, Canada, Principato di Monaco, Cuba, Argentina, Messico, Danimarca, Colombia, Giappone, Venezuela, Cina, Uruguai, Nuova Caledonia, Australia, e tante volte  USA e Inghilterra… Naturalmente l’ Italia: grandi città e piccoli Comuni…[Tralascio in questo contesto le tantissime conferenze (oltre 100) tenute in teatri, palazzi comunali e provinciali, castelli, studi televisivi e radiofonici, alberghi, monasteri, università, piazze, chiese… (per un resoconto dettagliato rimando ai nostri giornali e al romanzo Comizio Verticale)].

         Luglio 2002. Comune di Catania. Museo Emilio Greco. Mostra Internazionale d’ Arte “Verticalismo, la via del possibile”. La mostra ancora una volta è interamente prodotta dall’ Assessorato alla Cultura per festeggiare i 30 anni di attività del movimento. Nel catalogo figurano oltre 150 artisti: Osmar Santos (Uruguai), Allan Yost (USA), Rolf Glasmeier (Germania), Stram (Francia), José M. De Pezuela (Spagna), Daniel Daligand (Francia), Thierry M. Production (Francia), Guglielmo Pepe, Coming Soon (Canada), Salvatore Commercio, Joël Hubaut (Francia), Rosario Platania, Sebastiano Milluzzo, Alex Igloo (USA), Raffaella Di Ambra (Francia), Nino Raciti, Terra Candella (USA), Giovanni Compagnino, T. Greathouse (USA), Iolanda Taccini, Phil Klaus Groh (Germania), Raf Occhipinti, Carlo Pittore (USA), Benedetto Scalirò, Tane (Australia), Stuiber Zsuzsa (Ungheria), Rosario Platania, Rosario Calì, Rush Glick (USA), Masaaki Maekawa (Giappone), Francesco Sgroi, Gustavo Vega (Spagna), Mario Borillo (Spagna), Zoltan Fazekas (Ungheria), Robert I. Gillham (Inghilterra), Eugenia Di Grazia, Fradi’s, Dieter Brookmann (Germania), Spike Young (Inghilterra), Jozias Benedicto De Moraes Neto (Brasile), Noris Bortolotto, Michael Scott (Inghilterra), Salvatore Maggiore, Llys Dana (Germania), Robert Swierkiewicz (Ungheria), Lengyel Andràs (Ungheria), Antonio Pilade, Gyorgy Galanti (Ungheria), Ramòn Pereira (Argentina), Anna Moor (Messico), Maria Di Gloria, Amalia Tomaselli, Guglielmo Lusignoli, Edgardo Antonio Vigo (Argentina), Abilio (Portogallo), Guido Capuano, Oliana Spazzoli, Frances Valesco (USA), Guglielmo Volpe, Leonhard Frank Duch (Brasile), Alfio Fiorentino, Bernard Löbach (Germania), Karel Kramule (Repubblica Ceca), Lugo Laszlò (Ungheria), Douglas Meggison (Canada), Hày Agnes (Ungheria), Francesco Amato, Ko De Jonge (Olanda), Supek Jaroslay (ex Iugoslavia), Guillermo Deisler (Bulgaria), Ryosuke Cohen (Giappone), Gilberto Prado (Brasile), Pedro Calapez (Portogallo), Carlos Zerpa (Venezuela), Klaus Groh Edewecht (Germania), Maria Farinella, Sandro Sulpizio, Minoy (USA), Salvatore Rosa, Uopping Màrton (Ungheria), Salsa, Damaso Ogaz (Venezuela), Gianni Signorello, Rolf Staeck (Germania), Cagno, A.C. Carvalho (Brasile), Max Wimer (Germania), Dressler (Germania), Maynand Sobral (Brasile), Art Foot (USA), Rafael Del Llano (Colombia), Michael Groschopp (Germania), Jack Marlow (Germania), Pawel Petasz (Polonia), Salvatore Spatola, Dimosthenis Agrafiotis (Grecia), Mogens Otto Nielsen (Danimarca), Metallic Avau (Belgio), Ninetta Minio, Michel corfou (Francia), Guy Bleus (Belgio), Mariarosa Marcantonio, Woody Van Amen (Olanda), Benè Fonteles (Brasile), Xana Campos (Portogallo), Antonio Peticon, Marcello Diotallevi, Demos Ronchi, Texto Poetico (Spagna), Robin Crozier (Inghilterra), Vittorio Versilio, Totò La Scala, Cracker Jack Kid (USA), Mario Lo Presti, Giampierio Bini, Fred Svendsen ( Brasile), Marisa Da Riz, Dietrich Fricker (Germania), Piero Simoni, Gustao De Magalhaes (Brasile), Emilio Morandi, J. Boden (USA), Ruggero Maggi, Daniel Maillet (Nuova Caledonia), Michele Perfetti, Philippe Lagautriere (Francia), Vittorio Baccelli, Dietrich Albrecht (Germania), Ubaldo Giacomucci,  Lord Byron (USA), Nicola Francione, Cesare Di Narda, Joachim Wagner (Germania), Giorgio Nelva, Bedeschi, Waclaw Ropieki (Polonia), Giacomo R. C. Colafelice, Pat e Dick Larter (Australia), Ibrahim Kodra (Albania), Vittorio Baroni, Filippo De Gasperi, Daniel P.B. Ribeiro, (Brasile), Mariapia Fanna, Jack Keguenne (Belgio), Richard Olson (USA), Trux, Smegma (USA), Gianluca Arena, Jannette Maria Dallabona (Brasile), Orietta Marinetti-Marco Pacchetti, Radomir Masic (Serbia), Ruth Wolf-Rehfeld (Germania), Michael Lumb (Inghilterra), Mike Diar (USA), Josè De Santiago (Messico)…   

         Il corposo ed elegante catalogo (oltre 300 pagine a colori) sarà un richiamo irresistibile per molti artisti, ma soprattutto per tanti critici nazionali e internazionali  (come in passato era già avvenuto con Federico Zeri, Bruno Zevi, Palma Bucarelli, Alberto Sartoris dalla Svizzera, René Jullian e Noemi Blumenkranz-Onimus dalla Francia e via di seguito). Giorgio Barberi Squarotti: “Contemplo, e ammiro e plaudo al suo Verticalismo che offre un’ alternativa fondamentale alle arti e alla scrittura del novecento: mi sento anch’ io coinvolto nel suo efficacissimo discorso”; Domenico Cara: “(…) la cui ‘via del possibile’ seguo da esteso tempo (ed accolta immediatamente) perché mostra, nonostante tutto, lo spettacolo del mondo!”; Giovanni Lista (da Parigi): “(…) Mi fa piacere vedere che c’è sempre un’ alternativa d’ avanguardia in Italia. Farò un resoconto critico nel numero di giugno nella mia rivista LIGERIA; Mario Visentin: “(…) Sono opere di grande impegno, che ci insegnano sempre cose nuove e che non si trovano in nessun luogo”; Simona Barucco (critica d’ arte delle riviste Flash Art e Arte e Critica): “Il Verticalismo (…) è un movimento di pensiero che attraversa in sostanza l’ ultimo Trentennio del Novecento, portando ripercussioni e diramazioni in ogni campo del sapere, da quello scientifico a quello umanistico fino ad espandersi nel Ventunesimo secolo. Ma è nell’ arte che il Verticalismo offre maggiori possibilità d’ interpretazioni e d’ approfondimento. Nel proprio codice genetico, il movimento prevede che la creazione in qualsiasi ambito sia una continua ridefinizione di possibilità offerte all’ uomo, sia come individuo, sia come collettività, insieme di singoli in relazione. L’ arte è quindi il maggiore tramite affinché le teorie del Verticalismo possano spaziare, applicarsi e risolversi in un insieme di possibili estensioni. (…) Il Verticalismo è percorso attivo non contenibile, dentro il quale è finalmente possibile sperimentare ogni ventaglio d’ ipotesi, di supposizioni, d’ utopie senza per questo finire per esserne prigionieri. Fuggire lo stereotipo, innalzare ogni tipo d’ obiettivo, dominare il campo delle possibilità, scegliere con apertura e senza strumentalizzazioni, è la regola che inventa e che rinnova in essere il Verticalismo”; Lidia Panzeri (critica d’ arte del mensile Il Giornale dell’ Arte, tiene lezioni sull’ arte contemporanea per International centre for art economics presso l’ Università di Ferrara e la facoltà di Lettere e Filosofia di Ca’ Foscari): “E’ tipico delle avanguardie esaurire in pochi anni le loro potenzialità espressive, salvo poi riaffiorare, quasi un fenomeno carsico, a distanza di molto tempo, magari assumendo un prefisso “neo”. Una felice eccezione a questa regola è costituita dal movimento “Verticalismo” che, fondato a Catania nel 1974, ha ormai superato i trenta anni d’ attività, mantenendosi coerente ai suoi principi formatori e nello stesso tempo, coinvolgendo sempre più artisti a livello nazionale e internazionale. (…) C’è da interrogarsi su questo prolungato successo, tanto più eccezionale se si considera che l’ epicentro è Catania, del tutto periferica rispetto ai circuiti artistici modaioli. E’ possibile che il segreto si celi nel sottotitolo Verticalismo (ovvero ‘La via del possibile’): teorizza Salvatore Commercio, che del movimento è il fondatore, che l’ Universo è un campo di possibilità, e in quanto tale, libera energie creative in ogni campo del sapere. In altri termini è la ricchezza teorica, trasversale a molte discipline e non circoscritta ad un ambito specifico, a costituire uno stimolo forte, per la creatività personale”; Sabina Spada (critica d’ arte del mensile ARTE Mondadori): “Verticalismo non indica uno spostamento unidirezionale rivolto verso l’ alto, come il termine forse potrebbe suggerire, ma chiama in azione la serie infinita di possibilità date all’ umano agire. (…) Le opere degli artisti verticalisti (…) recano la scansione ritmica e l’ alternanza dei temi all’ interno del corpus del Verticalismo contribuendo al tentativo di superamento dell’ attuale momento storico d’ impasse che sperimentazioni eccessivamente concettuali e sofisticate stanno rendendo sterile e stucchevole. Aprendo e allargando orizzonti dell’ arte all’ estreme possibilità dell’ espressione poetica, gli artisti verticalisti analizzano i rapporti – complessi eppur immediati – tra spazio psicologico e concreta materialità, tra profondità della memoria e spessori reali, tra oggetti dell’ usata quotidianità e strumenti dell’ evocazione e della mitizzazione artistica. In virtù di tali riflessioni, il Verticalismo è fortemente attivo anche al livello socio-culturale ed ecologico. (…) Gli artisti del Verticalismo, detti anche “quelli della via del possibile”, cercano ed inseguono la completa simbiosi tra i propri universi espressivi ed una storia – già vissuta e testimoniata – lontana e distaccata, tra la personale ansia di comunicare ed una recettività altrimenti codificata, tra il desiderio d’ urlare ed un silenzio plumbeo e stagnante (…)”. Margherita Remotti (critica d’ arte della rivista d’ arte e moda KULT, e caporedattore di POSH): “Il Verticalismo contiene le potenzialità dell’ innovazione e della rivoluzione culturale mantenendo salde le radici nella tradizione dell’ arte e procedendo in direzione di una via evoluzionistica con un linguaggio che si articola simile alla parola, capace di un pentagramma infinito di espressioni e suscettibile di una pluralità di stili e tecniche attraverso le cui opere vivificano un sistema nella maggior parte dei casi eccessivamente autoreferenziale, perché chiuso da tempo all’ interno di barriere concettuali troppo sterili, derivate da logiche di mercato e consumo che, a partire dalla fine degli anni ’60, hanno reso difficile una differente concezione delle possibilità e dello spazio nel quale agisce l’ umano impegno. Verticalismo significa riuscire a far confluire nell’ opera quotidiano e nuove prospettive, memoria e testimonianza dell’ invenzione, essere e divenire. Vuol dire operare una riscrittura dell’ arte per una poetica capace di comunicare un’ etica  che crede in una sensibilità rinnovata verso le cose con cui l’ artista, l’ operatore culturale e chiunque di noi si trova ad avere a che fare. Similmente, viene da dire, a quanto fecero Leonardo con la sua concezione di una scienza e un’ arte già coniugate al futuro e Einstein con la scoperta della Relatività, che, non dimentichiamo erano senz’ altro verticalisti”. 

         Finetta Guerrera, critica d’ arte del quotidiano La Sicilia: “Verticalismo, l’ Arte che tende all’ assoluto”: “Nato a metà del ’74 nel Gruppo catanese cresciuto attorno ad Antonio Corsaro –il vulcanico sacerdote che a Catania attrasse intellettuali, poeti ed artisti – il Verticalismo non è mai morto: anzi è cresciuto e si è fatto adulto. Ma diciamo che cos’ è questo movimento artistico, anzi lasciamolo dire all’ esposizione antologica che raccoglie le opere di oltre centocinquanta artisti provenienti da ogni parte del mondo, appena inaugurata nel Museo Emilio Greco su un’ idea di Salvatore Commercio, dall’ assessore Antonio Fiumefreddo e intitolata “Verticalismo, la via del possibile”. Ed è visitando le sale del Museo ed osservando tutti i modi nei quali la tensione verso una dimensione verticale può essere resa esplicita, che il concetto di verticalismo diviene comprensibile anche al visitatore che poco o nulla di arte si intende (…)”. E via di questo passo. Altri titoli di quotidiani: “I trent’ anni di Verticalismo”; “‘Verticalismo’ oggi la mostra al Museo Greco”; “Verticalismo in mostra”; “Verticalismo in mostra da domani”; “Trent’ anni di tele ‘Verticaliste’ (una mostra antologica al Museo Emilio Greco)”; “‘Al Museo Emilio Greco il movimento Verticalista’ (organizzata dall’ Assessorato alla Cultura di Catania Mostra antologica d’ Arte 1974-2002)”… Sulla rivista Flash Art: “Verticalismo, la via del possibile”. La Mostra è stata ripresa da quasi tutte le TV locali della Sicilia. Inoltre, sulla prima pagina del quotidiano La Sicilia, l’ Assessore alle Politiche Culturali Antonio Fiumefreddo (subitodopo Sovrintendente del Teatro Massimo Bellini) parla del grande successo della mostra del Verticalismo,  con 8312 visitatori. E in altri momenti, sempre sullo stesso giornale: “Stracolmo. Nonostante l’ afa e il periodo di luglio. Non sarebbe entrata più nemmeno una mosca al Museo Emilio Greco, dove questa sera si è inaugurata la Mostra Internazionale d’ Arte (antologica 1974-2002) ‘Il Verticalismo, la via del possibile’. Ed è in un’ occasione come questa che “la città mostra il suo volto più bello”, ha affermato l’ assessore alla Cultura Antonio Fiumefreddo, colpito e commosso da una simile partecipazione. “E’ questo il vero carattere dei catanesi. Ed il Verticalismo sembra proprio la metafora di Catania, una città dotata di enormi risorse, qualità artistiche, grandi intuizioni, e capace di affermarsi a livello internazionale”. “(…) Con questo grande evento culturale Catania dimostra ancora una volta di essere fucina di progetti ed iniziative. Non una periferia ai margini del contesto culturale nazionale ed internazionale, bensì il terreno fertile dove produrre, realizzare e da cui, finalmente, esportare idee ed intelligenze. ‘La via del possibile’ è la retta che squarcia un tracciato di regole e convenzioni, nell’ arte e nella vita, aprendo uno spiraglio simbolico e ideale volto a sovrapporre al divenire orizzontale un divenire di possibilità (…)”.

         Ora, grazie a questo ennesimo successo anche da parte di studenti universitari, alle prese con la tesi di laurea, c’è la continua richiesta di materiale storico che attiene al  Verticalismo. Molti attingono direttamente dal nostro Archivio storico. E sappiamo che in molte scuole si è acceso un positivo dibattito intorno al movimento sul piano artistico-letterario non meno che cosmologico.

         Anche noi viviamo un rinnovato entusiasmo, cosicché accettiamo l’ invito per un ciclo di mostre. Nell’ arco di pochi mesi siamo alla Galleria Nuovo Millennio di Palermo, all’ Hotel de Paris di Montecarlo nonché alla Fiera dell’ Arte di Montecarlo. C’è chi va a Parigi, Londra, New York, Cuba. Alcuni del gruppo espongono alle fiere di Milano, Bologna, Padova, Forlì, Torino, Reggio Emilia. Ma la presenza verticalista si estende anche in Gallerie e spazi per mostre a Trento, Udine, Vicenza, Venezia, Firenze, Bari, Siracusa, Taormina, Acireale e ancora Milano… E sono tante le mostre personali: Antonio Pilade, Iolanda Taccini, Alfio Signorello, Salsa, Zoltan Fazekas, Giovanni Compagnino, Mariarosa Marcantonio, Gianluca Arena, Mario Lo Presti, Nino Raciti, Francesco Amato, Oliana Spazzoli, Rosario Calì… Inoltre, nell’ arco di pochi mesi pubblichiamo cinque Quaderni, realizziamo e presentiamo cinque video, teniamo diverse conferenze. E quante creazioni!

         Naturalmente, qui ho escluso volutamente, sin dal primo momento, l’ intera attività di tutti gli stranieri considerato che sono oltre mille. Già da tempo non riesco più a registrarla. Forse un giorno lo faranno i nostri biografi.

         A grandi salti la mente mi porta al 2005, all’ anniversario della morte di padre  Corsaro. Se ne parla sul quotidiano Giornale di Sicilia a firma di Sebastiano Mazzarino. Titolo: Ricordo di Don Antonio Corsaro a dieci anni dalla morte. “Fu critico d’ arte e saggista. ‘Il papa è l’ esaurimento nervoso di Cristo’. E’ una delle tante espressioni forti di don Antonio Corsaro scomparso il 18 agosto di 10 anni fa all’ età di 86 anni, Critico d’ arte e letterario, poeta, saggista, narratore, docente di letteratura francese all’ Università di Palermo. Don Antonio nacque a Camporotondo nel 1909 e dopo gli studi in seminario il suo vescovo lo mandò all’ Università Cattolica di Milano. “Era un piccolo prete pieno di curiosità e sempre pronto a difendere le ragioni del nuovo e del libero”. Lo ricorda così sulle pagine del Corriere della Sera nel trigesimo della sua scomparsa Carlo Bo. Nei primi anni ’70 aderì al movimento del Verticalismo, fondato da Salvatore Commercio, divenendone il riferimento. Don Antonio Corsaro pubblicò oltre 50 volumi in tutta Europa che si aggiungono agli oltre 1000 saggi pubblicati su quotidiani e riviste”.

        Per l’ occasione ho cercato di fare pubblicare in tanti giornali la poesia Ai Cristiani in guerra, del 1976, di grande spessore culturale, politico e teologico… Ma non c’è stato verso. Guai a sfiorare certi temi!  Lo farò io, qui, come nel 1976 sulle colonne del periodico Verticalismo.

 

        Ai Cristiani in Guerra.

 

        Dal Libano all’ Irlanda voi, Cristiani, siete la diossina

della fede. Il mondo ha paura di voi, non perché siete

contro il mondo, ma perché del mondo siete l’ espressione

peggiore, l’ amore avvelenato, l’ ipocrisia più subdola.

        Sotto il segno di un nome, quello di Cristo, ch’è

rimasto intatto come scrittura lucente soltanto nel cuore

di chi muore, di chi piange, di chi vive senza tetto, di chi

subisce angherie d’ ogni genere, torture immonde, fucilazioni,

galere, voi, Cristiani in guerra, armate il vostro braccio

per sparare sul nemico che dicevate di considerare

sempre come un fratello.

        Caino è in voi, e tutto il male che gli uomini

avrebbero voluto ignorare.

        Avete un’ anima? L’ avete venduta al diavolo.

        Se oggi ci vergogniamo di essere cristiani,

la nostra vergogna è frutto della vostra tracotanza

e della impudenza di coloro che, Cristiani come voi, guardano

impassibili dall’ alto di un trono usurpato dal massacro

delle anime da voi compiuto.

        Se il cristianesimo è scomparso dalla faccia della

terra, il merito è vostro e di chi paga le armi che usate

per uccidere.

        Se il nome di Cristo è vivo, voi non avete fatto nulla

per non farlo morire.

        C’è un papa e c’è un antipapa, ci sono cardinali

e ci sono anticardinali, ci sono vescovi e ci sono antivescovi,

ci sono preti e ci sono antipreti, ci sono ordini religiosi e

ci sono disordini religiosi: tutti in guerra.

        In nome di chi? In nome di che cosa?

        Si direbbe in nome di un Dio cristiano che non vuole

la pace ma la guerra, che non vuole la vita ma la morte,

che non vuole l’ amore ma l’ odio.

        Bene, Cristiani, distruggete, distruggetevi!

        I potenti, i grassi potenti della terra innalzeranno sui

vostri cadaveri i mausolei della loro vittoria con i vostri

nomi incisi sull’ oro. Sarà la vostra immortalità.

        Ma noi, dalla nostra verticale disarmata, vi diciamo

 con tristezza che in voi non abbiamo più fede.

 

        Io, che cosa posso aggiungere? Ripensando all’ amico nella sua totalità, vedo spalancarsi porte e finestre, e tetti spappolarsi in coriandoli. Ed è lo spazio. Mi viene di riportare (come ho già fatto in un libro) immagini e sensazioni… che in ogni momento riusciva a elargirmi o a stimolarmi. Sicuramente, siamo nel dominio del senso del non senso… “Lucerna nei sotterranei del mondo. Elementi in decomposizione danno il save our souls. Mani insinuanti scoprono la volta del futuro. Precipitazioni. Lenti a contatto ai nervi dell’ anima. Passe-partout. Voce calibrata. Ipersensibilità turchese. Notturno di Chopin. Clock reference. Alchimilla. Pitta del Bengala. Tempio di Kandariya Mahadeo. Cavalieri del deserto che lottano l’ incudine del sole. Saké. Sudditanza del nero occulto nei confronti della luce dell’ aurora. Stretti con Atlante che sostiene le nostre idee. Upupa. Ectoplasma. Vestigi di Halley, la coda dei diavoli terrestri. Alchimia. Control room. Ultravioletto. Tessera dopo tessera il mare. Effigie di Urania. Il canto e l’ attacco con Ravel in cattedra. I fiori si possono cogliere c’è il pass. Si vive come agli albori: basta entrare nel cannocchiale. Carpe diem. Erlea di San Pietro. Allodola. Raccoglitore di gocce dissemina note policromatiche agli accattoni del verde. La consegna è vivere. Rovine di Gerico. Cialde patinate di vapori di miele. La valle dei Re corteggia la sovrapposta valle delle Regine. Certo potere nodo scorsoio della libertà. Fede inossidabile. Lalia Verticale…”.

        Un anno più tardi si riparla di don Corsaro sul quotidiano La Sicilia, in occasione di una conferenza-dibattito organizzata da alcune associazioni artistico-culturali per rendere omaggio al grande poeta, critico, saggista… Titolo: “Cultura e ricordi nel nome di Corsaro”. Presenti i sindaci di Camporotondo e Catenanuova, molti assessori e consiglieri di varie amministrazioni, artisti, uomini di cultura, docenti universitari... Non è che l’ inizio!

        [Oggi, a distanza di anni, sono davvero tanti i Premi di Poesia, di Arte, di Design… (alcuni con cadenza annuale) che portano il nome di don Antonio Corsaro. E in quasi tutte le manifestazioni culturali il suo nome è sempre presente, più che mai vivo e fa da sestante. Intanto il Comune di Camporotondo Etneo gli intitola una strada: Via Antonio Corsaro. Sacerdote 1909-1995].

        Altra scomparsa (che precede di qualche mese la serata-anniversario del ‘nostro’), di una voce importante della Sicilia e della poesia del novecento, all’ età di 88 anni: Fiore Torrisi. Critico d’ arte del quotidiano La Sicilia, nel 1974 aveva aderito al Verticalismo. Per i suoi volumi, per le sue “alte” liriche era stato premiato da Ungaretti, Montale e Quasimodo… Con quest’ ultimo ebbe un legame di profonda amicizia. Un articolo di Renato Pennini (con una foto che lo ritrae assieme al premio Nobel Quasimodo) dal titolo: “Quel cenacolo catanese intorno a padre Corsaro”, lo ricorda tra i fondatori della rivista Incidenza, nel 1959. “Attorno al più anziano sacerdote Antonio Corsaro, docente di letteratura francese all’ Università di Palermo e poeta anch’ egli, si raccolsero, oltre a Torrisi, Sebastiano Addamo, Vito Librando e Manlio Sgalambro”.

        Nei miei ricordi vi sono lunghi pomeriggi trascorsi in casa sua, a Catania, a parlare di Verticalismo, a commentare i suoi testi per il nuovo numero del nostro periodico di corrente, di don Corsaro e di altri intellettuali, degli artisti siciliani… Non so per quale ragione mi vedeva come un agnellino che si muoveva in mezzo ai lupi (all’ epoca avevo 27 anni). Mi colmava di consigli che io sempre accettavo di buon grado.

        Una sua poesia di cui si parlò e dibatté a lungo, pubblicata sul periodico Verticalismo n° 6 del 1977, aveva per titolo Cyborg, uomo spaziale.

 

La gente non vuole sapere

se sono sazio, affamato, freddo, infocato,

se sono lo scafandro di me stesso,

se consumo me stesso inconsumabile,

se in testa ho una frana

gialla di segatura

o un viluppo di pròtesi magnetiche.

Ma io correrò più veloce di un’ impàla.

Con l’ occhio supervetro vedrò fluire il tempo

nella concavità celeste.

Potrete aprirmi le costole

o una ròtula in vitalium:

ma dove troverete il mio credo?

E il mio ideale avrà stimolatori

       a forma di obelisco?

E l’ anima mia innesto a forma di colomba?

Forse verrà una donna muscolosa in tuta di scaglie

a tagliarmi i capelli

o a suggellarmi la bocca con trucioli di plastica;

dopo averne ascoltato anonimi discorsi

-striduli fonèmi da occulti laringòfoni-

si farà tatuare sulla mia schiena

per farsi portare sulla luna

trapunta di ghiandole elettroniche.

No no, la gente non vuole sapere

se sono sensuale perché vuoto

o vuoto perché sensuale;

a stento capirà la mia favola  di capsule,

sì e no la mia sorte siderale,

di schiavo incatenato a una perpetua luce,

né ascolta il ticchettio del mio cuore di placca

che non ha desideri e nemmeno preambula fidei.

Io resisto, sapete,

facilmente allo spazio, ai cento gradi.

Io: superdistruttore:

non morirò sulla terra:

ma forse nemmeno sulla carogna di buche

di Deimos o Phobos:

mi è distante la morte come la vita.

 

         Ancora una data significativa: marzo 2006. Altra occasione, di grandissimo rilievo, di Mostra internazionale d’ Arte di movimento, ci viene data dalla Provincia Regionale di Catania. L’ Assessore alle Politiche Culturali è  Gesualdo Campo (oggi Sovrintendente ai Beni Culturali e Ambientali). La mostra, realizzata alla Galleria d’ Arte Moderna “Le Ciminiere”, oltre alle opere di pittura, scultura, installazioni e molti video, si arricchisce di una notevole performance teatrale a cura del Teatro Club. Anche in questo caso è stato prodotto un catalogo importante (oltre 300 pagine quasi interamente in quadricromia); ed è scesa in campo una squadra organizzativa  perfetta per quanto attiene alla pubblicità, all’ ufficio stampa, al servizio accoglienza e quant’ altro.

         La mostra, vista da oltre 15000 visitatori, provenienti da tutta Italia   e non solo (tra cui molte scuole), sicuramente ha fatto registrare un ennesimo grande obiettivo e una bella pagina storica indelebile ma soprattutto, ed è quello che conta, da tutti condivisa.

         Il movimento si arricchisce di oltre 50 recensioni (tra TV, radio e giornali). Un numero davvero alto (impressionante) per operare, qui,  una sintesi esaustiva. Solo qualche titolo significativo a mo’ d’ esempio: “La rivoluzione dei Verticalisti”, “In mostra i 33 anni di attività dei Verticalisti”, “Il fascino del Verticalismo racchiuso nelle tele”, “Grande successo di pubblico e di critica del ‘Verticalismo (o la via del possibile)’”, “Verticalismo”, “Lungo il Verticalismo, o la via del possibile”, “Ancora… e ancora… Verticalismo”, “Verticalismo e Verticalisti”, “Verticalisti, quelli della via del possibile”, “Verticalismo internazionale”, “Verticalismo, record di longevità”, “Catania, con il Verticalismo vetrina nel mondo”…

         Artisti presenti: Klaus Groh, Sebastiano Milluzzo, Daniel Daligand, Rosario Calì, Salvatore Commercio, Guglielmo Pepe, Filippo Liardo, Francesco Sgroi, Oliana Spazzoli, Lengyel Andràs, Franco Politano, Salvo Russo, Iolanda Taccini, Dino Egidio Vecchio, Salsa, Benito D’Accampo, Guy Bleus, Claudio Milluzzo, Raf Occhipinti, Fradi’s, Totò La Scala, Gianni Signorello, Anna Moor, Giacomo Catania, Amalia Tomaselli, Paolo Accetta, Giovanni Zoda, Salvatore Barbagallo, Gianluca Arena, Daniele Pepe, Dietrick Fricker, Mario Lo Presti, Salvatore Maggiore, Silvia Calì, Maria Farinella, Zoltan Fazekas, Salvatore Spatola, Ninetta Minio, Lela Pupillo, Giusanna Distefano, Noris Bortolotto, Fabio Salafia, Robert Swierkiewicz, Daniela Maria Costa, Antonio Pilade, Tiziana Contino, Attilio Giordano, Teatro Club.                                         

         Diciamolo, oggi, è pura normalità che soprattutto la Città di Catania, in tantissimi momenti, sostenga a tutti i livelli il Verticalismo (la via del possibile); dall’ Università ai critici, dagli artisti agli operatori culturali, dagli ambiti scientifici alle organizzazioni ambientaliste e umanitarie, alla gente comune… Ma soprattutto sono gli Amministratori locali e segnatamente gli Assessori alla Cultura a dare grande risalto (come mai era successo prima nella storia artistica e culturale della nostra Isola) al “pensiero” che ha fatto di Catania una grande e importante vetrina internazionale.

         Ed è con questa “storia”, qui sfogliata davvero molto velocemente, che colmiamo 4 decenni. Sicuramente storia umana che tocca le corde delle profondità  dell’ “io”, un “io” che incessantemente cerca e si cerca, in molti casi si tratta di un “io” che non è perché non può (che, ripeto, affonda le sue radici a Catania, in Sicilia per molti aspetti un “nulla sociale”, oggi avviato verso “l’altezza sociale” che nel nostro vocabolario sta a significare verso la ricchezza di “vita”); storia artistica e culturale a largo spettro d’ azione; storia all’ insegna della “ricerca” (assai cara a Socrate), soprattutto del vero concetto di libertà, peculiarità del campo di possibilità, la sola ‘verità’; storia di una “poetica” socio-politica costantemente segnata da intensi interventi critici su quell’ infinitamente grande che per prassi  trascura l’ infinitamente piccolo di cui è fatto e su cui si erige; storia di “mondi”: 1) quelli che hanno, 2) quelli che non hanno (questi ultimi, per gli amanti delle statistiche, uniti a quelli che ‘possono’ avere ma non  hanno attengono all’80 per cento dell’ umanità); storia di emergenze planetarie; storia spirituale, di una spiritualità “altra” poiché  costantemente il nostro sestante è rivolto al cielo dell’ essere; storia di un “nuovo noi”; storia dell’ Inizio…

        Quanti anni!… Mentre lo dico (con il cielo in gola) la mente corre ai festeggiamenti dei 37 anni di attività. Ricordo,  per l’ ennesima volta ‘qualcuno bussa alla porta’ e non è la Quinta in do minore di Beethoven. E’ comunque musica:  un sì da parte dell’ Assessore alle Politiche Culturali della Provincia Regionale di Catania, Nello Catalano, per un’ Esposizione Internazionale d’ Arte (ancora una volta alla Galleria d’ Arte Moderna “Le Ciminiere”), dal titolo emblematico “Il fiore del Verticalismo” (come dire “Il fiore della via del possibile”), per festeggiare i 37 anni del movimento a partire dal 10 ottobre 2009.

         Per i biografi: a spegnere le 37 candeline, che hanno tutta la luce del nostro tempo, già vedo allineati gli artisti protagonisti di questa storica “festa”. Robert Swierkiewicz, Guy Bleus, Guglielmo Pepe, Alex Igloo, Nino Raciti, Daniel Maillet, Rosario Platania, Filippo Liardo, Sebastiano Milluzzo, Domaso Ogaz, Art Foot, Rosario Calì, Iolanda Taccini, Osmar Santos, Guillermo Deisler, Giovanni Compagnino, Dietrich Fricker, Ninetta Minio, Rolf Staeck, Salvatore Spatola, Lord Byron, Maria Farinella,  Bené Fonteles, Salvatore Maggiore, Klaus Groh, Salvatore Barbagallo,  Giacomo Catania, Daniele Pepe,  Ana Léon, Gianluca Arena, Daniel Daligand, Mario Lo Presti, Attilio Giordano, Dietrich Albrecht, Silvia Calì, Lengyel Andràs, Gustao De Magalhaes, Eugenia Di Grazia, Claudio Arezzo di Trifiletti, Llys Dana, Gianni Signorello, Daniel Maillet, Benito D’Accampo, Dino Egidio Vecchio, Metallic Avau, Robin Crozier, Daniela Maria Costa, Carlos Zerpa, Dressler, Salvatore Lanzafame, Jack Marlow, Alessandro Farinella, Ramon Pereira, Francesco Di Giovanni, Spike Young, Anna Moor, Waclaw Ropieki, Oliana Spazzoli, Joachim Wagner, Gyorgy Galántai,   Tane, Philippe Lagautriere, Leonard Frank Duch, Ryosure Cohen, R.I. Gillham, A.C. Carvalho, Andrzej Wielgosz, Nadya Cazan, Joël Hubaut,  Bernard Löbach, T. Greathouse, Woody Van Amen, Coming Soon, Thierry M. Production, Salvatore, Commercio, Pedro Calapez…

         Per la celebrazione dei 37 anni del movimento, si sono attivati televisioni, radio, quotidiani, settimanali, siti web… Decine e decine di articoli, sempre corredati di foto di opere d’ arte e di artisti, ripercorrono i 37 anni  del Verticalismo, la teoria, lo scenario internazionale. Puntualmente si attestano sul bel catalogo, sulla grande affluenza di pubblico (come sempre i visitatori si contano a migliaia), sulla presenza di molta scuole…

         Alcuni titoli significativi. La Sicilia: “’Il Verticalismo la via del possibile’. Il catalogo in regalo ai visitatori”; “Mostra sul Verticalismo”; “La ‘via del possibile’ secondo il Verticalismo. Questa sera l’ inaugurazione della mostra in occasione dei 37 anni di fondazione del movimento”; “Verticalismo la via del possibile”. Il Giornale di Sicilia: “La Verticale dell’ Arte”. “Alle Ciminiere ‘Anniversario del Verticalismo’. Padre Corsaro il Teorico del movimento fondato da Salvatore Commercio”; “Omaggio al Verticalismo”. ZonaFranca: “Verticalismo, il movimento. Catania ben 37 anni fa” (A.R.). I Vespri e Cronaca Oggi: “Verticalismo, la via del possibile”; “Si celebrano i 37 anni di Verticalismo”; “’Verticalismo, la via del possibile’. Mostra Internazionale nella città etnea” (M.G.).  E via elencando… (Va detto, purtroppo non si può fare a meno di riportare quantomeno alcuni titoli di giornali, considerato che, oggi, “Il nostro Pantheon è il giornale, che viene eretto e distrutto ogni giorno” (H. Miller).

         [Per la cronaca, c’era un altro sì dell’ Assessore alla Cultura del Comune di Catania, Fabio Fatuzzo, sempre per festeggiare i 37 anni del Verticalismo al Museo Civico Castello Ursino. (Accordo per una mostra “altra” a seguire… con lo stesso catalogo. Periodo: primavera 2010). Ma ahimè, a poche settimane dall’ evento, in forza di un improvviso rimpasto della Giunta del Comune di Catania, l’ Assessore Fatuzzo viene sostituito dalla stilista Marella Ferrero. Ne consegue che tutte le mostre in programma nei locali del “Castello” vengono azzerate, compresa la nostra su cui avevamo investito con un bel catalogo e, come da prassi, un’ intensa campagna pubblicitaria.

         A onore del vero, in alternativa, l’ assessore aveva pensato a una esposizione al Palazzo della Cultura, nell’ ambito della manifestazione “Estate culturale 2010” (mese di agosto). Ma la soluzione non viene accolta dagli artisti a causa di impegni precedentemente assunti].

         2011. Nasce il nuovo sito web www.verticalismo.it.

         22 Ottobre - 26 Novembre. Esposizioni d’ arte al Palazzo delle Arti del Comune di Paternò, a cura dell’ Assessorato alla Cultura: “Verticalismo, la Via del possibile, 38 anni di attività”. (Contestualmente era prevista un’ esposizione al Castello Normanno, ma ahimè la Regione Siciliana in forza di un vecchio contenzioso con il Comune si riappropria del Castello.  Chiude l’ intera area e annulla tutte le attività culturali). Artisti espositori: Robert Swierkiewicz, Guy Bleus, Guglielmo Pepe, Nino Raciti, Rosario Platania, Rosario Calì, Iolanda Taccini, Dietrich Fricker, Ninetta Minio, Salvatore Spatola, Maria Farinella, Salvatore Maggiore, Klaus Groh, Salvatore Barbagallo, Giacomo Catania, Daniele Pepe, Gianluca Arena, Daniel Daligand, Mario Lo Presti, Attilio Giordano, Nadya Cazan, Lengyel Andràs, Eugenia Di Grazia, Claudio Arezzo di Trifiletti, Gianni Signorello, Benito D’Accampo, Dino Egidio Vecchio, Daniela Maria Costa, Salvatore Lanzafame, Alessandro Farinella, Francesco Di Giovanni, Anna Moor, Oliana Spazzoli, Salvatore Commercio. [Non è presente Filippo Liardo: fuori sede non riesce a produrre in tempo utile le opere. Non c’è Sebastiano Milluzzo: scompare il 30 maggio 2011, all’ età di 96 anni. Più volte alla  Biennale di Venezia, Quadriennale di Roma e via elencando… è fra i siciliani più conosciuti al livello internazionale. L’ inizio della sua prima e costante presenza nella “corrente” verticalista risale al 2002. L’ occasione è la mostra d’ Arte internazionale al Museo Emilio Greco di Catania. Ricordo, sono stati anni di incontri all’ insegna del Verticalismo davvero intensi e significativi].

         Come sempre televisioni e radio locali, quotidiani, settimanali, periodici e siti web danno ampio spazio all’ avvenimento. Grande affluenza di pubblico. L’Assessore alla Cultura Gianfranco Romano in alcune interviste esprime grande soddisfazione a nome di tutto il Comune. Tiene a precisare che il Verticalismo, la Via del possibile internazionale, a Paternò segna, per la prima volta, una pagina di altissimo livello artistico-culturale. Sulla stessa linea il Direttore artistico dei musei Orazio Palumbo.

         Primo ciak del film I VERTICALISTI quelli della Via del Possibile, a distanza di 29 anni dal primo ciak del film Verticalismo. Entrambi lungometraggi.

         2012. Il quotidiano Cronaca Oggi di Catania ricorda che il film Verticalismo (1982-83) ha compiuto 30 anni. Lo fa riportando frammenti della Cronistoria del Verticalismo (1973-2011) pubblicata nell’ ultimo catalogo. Titolo: Il film VERTICALISMO compie 30 anni.

         Scompare Eugenia Di Grazia poetessa storica del movimento verticalista. Sempre presente in tutte le attività artistiche e culturali, si distingue per le sue raccolte di alta poesia aperta all’animo umano e al mondo. Ricordiamo: “Le memorie della pazienza”, “I luoghi della pietà”, “L’archivio degli idoli”… Ha pubblicato in diversi giornali e riviste. Inoltre, si dedicava alla musica e alla pittura.

          Corsaro, in una recensione: “… La ragion di stato della Di Grazia, cioè la sua esigenza assoluta, è stata di non far compromessi, mai, con la vita, e con la vita della poesia”. Io, in un Quaderno: “Eugenia Di Grazia, poetessa di riti lemmatici folgoranti, vestale di suosorie che puntano a rimuovere la nostra flemmatica disponibilità, fino all’ esergo”.

         Intanto, il film I VERTICALISTI quelli della Via del Possibile è giunto al suo ultimo ciak. Durata: 2 ore e 30 minuti.

            In questo secondo film ciascun artista, attraverso un "assolo", rappresenta se stesso in modo compiuto, mettendo a nudo  la propria ''attività' ricca di invenzioni, con uno sguardo aperto al futuro. E' l'"altezza” del proprio io che si fa arte, poesia compiuta, letteratura dell'anima, musica del profondo... E' il grido e i silenzi al tempo stesso di una fede intensa in un'"idea" che vive nella Via del Possibile (lo sapeva bene don Antonio Corsaro).  L'"insieme" del film (un corpo unico originalissimo) offre un esempio artistico-culturale di portata storica, specialmente se ci attestiamo sul fenomeno Verticalismo: una "corrente" internazionale, ricordiamolo, sorta a Catania ben 40 anni addietro, con un gruppo storico che fino ad oggi non conosce sosta, anzi, sempre più impegnato, e un "collettivo" interdisciplinare sempre più ampio. Va detto che, per motivi vari, molti artisti del movimento verticalista sono rimasti fuori da questo progetto cinematografico. Protagonisti (sempre presenti a tutte le operazioni tecniche non meno che al processo del  racconto): Salvatore Commercio, Guglielmo Pepe, Nino Raciti, Rosario Platania, Rosario Calì, Filippo Liardo, Salvatore Barbagallo, Lengyel Andràs, Iolanda Taccini, Luca Arena, Benito D'Accampo, Claudio Arezzo di Trifiletti, Klaus Groh, Salvatore Spatola, Giacomo Catania, Daniele Pepe, Alessandro Farinella, Daniela Maria Costa, Francesco Di Giovanni. C'è un omaggio a don Antonio Corsaro (singolare assertore del Verticalismo) con un frammento tratto dal primo film. Montaggio generale: Giorgio Di Fini, Alessandro Di Dio Buono, Salvatore Commercio. Musiche: Angelo Sturiale, Salvatore Commercio. Autoproduzione: Gruppo Verticalista. Aiuto regista e direttore della fotografia: Carlo Di Dio Buono. Ideazione e direzione: Salvatore Commercio.

            2013. 17 febbraio “prima” mondiale del film al Camplus D’Aragona di Catania. Grande successo. Dell’ evento ne parlano molti quotidiani, settimanali, radio.

            Primo Giugno. Diamo vita ad una nuova Galleria Verticalista.

            Nell’ invito scriviamo:

            “Con l’ inaugurazione della quarta Galleria d’ Arte Verticalista, nonché Factory (a Catania, in Via Suor Maria Mazzarello 12, già spazio artistico-culturale interdisciplinare di “corrente” negli anni a cavallo del nuovo millennio), il Verticalismo continua ad essere al centro dei festeggiamenti per i suoi 40 anni dopo la recente “prima” del film I Verticalisti, quelli della Via del possibile.

            Questa nuova “vetrina” crogiolo di arte, cultura e ricerca a tutti i livelli è il “frutto” libero e puro di quel “seme” lanciato nel 1973.

            Oggi, come il primo giorno è intatto lo spirito di “fare” rivolto all’ essere, alla società e al mondo casa comune.

            Il collettivo storico chiede agli uomini di cultura, agli artisti, al cittadino comune, alla stampa, alle istituzioni… di sostenere questo ennesimo impegno che certamente contribuisce ad ampliare e arricchire la Via del Possibile.

            In esposizione opere d’ arte di Guglielmo Pepe, Rosario Platania, Nino Raciti, Iolanda Taccini, Filippo Liardo, Rosario Calì, Salvatore Barbagallo, Giovanni Compagnino, Salvatore Spatola, Benito D’Accampo, Salvatore Commercio”.

            L’ evento è l’ occasione per rivedere vecchi amici e colleghi di tutta la sicilia. Forse per la prima volta pubblico e Stampa passano in secondo piano.                                                             

            Primo ciak del film "La Via del Possibile, Verticalismo e verticalisti".

            Dopo il successo dei film "Verticalismo", 1983 (prevalentemente musicale), e “I Verticalisti, quelli della via del possibile", 2012 (in cui prevale il “fare” arte a tutti i livelli), do il via al terzo film lungometraggio della trilogia "La Via del Possibile, Verticalismo e verticalisti" che attiene al mondo culturale, sociale e ambientale.

            In quanto al plot. Tutto muove dal Grande Oggetto Verticale, vale a dire l' Etna, immaginato come un “utero-crogiolo di fuoco”. La Montagna per eccellenza per i siciliani, e per don Antonio Corsaro “il nostro poncif” (ma, da non confondere l’ altezza con “la verticale” che vuole essere in essenza la Via del Possibile). Lì, il singolare “frutto” delle viscere: la nascita e la crescita dei verticalisti, delle loro idee e la lunga e inarrestabile discesa-ascesa a valle, lungo le strade del mondo, nello spazio dell' io, nell’ attività umana, nella natura che ci circonda…

            Intanto, la Galleria Verticalista continua ad essere teatro di esposizioni. Grande successo hanno ottenuto le mostre “I verticalisti, omaggio a don Antonio Corsaro” e “Solo grafica”. E poi ancora mostre personali di Silvio Signorelli, Salvatore Barbagallo (Un ismo Verticalismo), Rosario Platania (Il mio Verticalismo)… Già in programma mostre personali di molti verticalisti.

          31 Maggio – 15 Giugno 2014. Mostra Internazionale d’ Arte al Palazzo della Cultura del Comune di Catania, sotto il patrocinio dell’ Assessorato ai Saperi e alla Bellezza condivisa: “40 anni di Verticalismo e Verticalisti”. Artisti presenti: Gugliemo Pepe, Rosario Platania, Nino Raciti, Iolanda Taccini, Filippo Liardo, Benito D’Accampo, Giovanni Compagnino, Raf Occhipinti, Salvatore Barbagallo, Rosario Cali’, Ninetta Minio, Salvatore Maggiore, Oliana Spazzoli, Maria Farinella, Mario Lo Presti, Gianluca Arena, Toto’ La Scala, Salvatore Spatola, Maria Di Gloria, Daniela Maria Costa, Alessandro Farinella, Daniele Pepe, Giacomo Catania, Claudio Arezzo di Trifiletti, Francesco Di Giovanni, Tony Misuraca, Anastasia Guardo, Rosa Buccheri, Vincenzo Orto, Nadya Cazan,  Ambra Sciuto, Francesco Amato, Salvatore Commercio.           

Ancora una volta grande affluenza di pubblico; e un importante successo sul piano del riscontro dei media.

            GIORNALE DI SICILIA: “’Il Verticalismo’ compie quarant’anni. La mostra si è chiesa con successo al Palazzo della Cultura. “Un divenire di possibilità”. Così è, se vi pare, il “Verticalismo”. Almeno stando alla definizione di Salvatore Commercio, caposcuola di questo movimento artistico nato in terra d’Etna negli anni Settanta e celebrato dalla mostra “40 anni di Verticalismo, la Via del Possibile, che si è chiusa ieri e ha richiamato al Palazzo della Cultura – lungo le stesse pareti – vecchi e nuovi esponenti di una corrente di pensiero capace di farsi pittura, scultura, fotografia e di resistere alla prova del tempo.

            Dallo stesso Commercio a Francesco Di Giovanni, il più giovane “ombre vertical”, i maestri del Verticalismo esplorano una galassia di emozioni. Anzi, l’Universo “che – spiega il padre fondatore del movimento – è una realtà verticale, sia nel senso dello spazio-tempo che dello sviluppo”. (…) “Per l’artista – ha scritto Salvatore Commercio – non vive alcuna restrizione, se non quella di essere condannato all’originalità”.

            Con il maestro catanese hanno esposto Guglielmo Pepe, Rosario Platania, Nino Raciti, Iolanda Taccini, Filippo Liardo, Benito D’Accampo, Raf Occhipinti, Salvatore Barbagallo, Oliana Spazzoli, Rosario Calì, Ninetta Minio, Salvatore Maggiore, Mario Lo Presti, Gianluca Arena, Maria e Alessandro Farinella, Totò La Scala, Maria Di Gloria, Salvatore Spatola, Daniela Maria Costa, Daniele Pepe, Claudio Arezzo di Trifiletti, Francesco Di Giovanni, Rosa Buccheri, Nadya Cazan, Vincenzo Orto, Anastasia Guardo, Giovanni Compagnino, Tony Misuraca, Giacomo Catania, Ambra Sciuto e Francesco Amato”. (Gerardo Marrone).

            CRONACA OGGI: Al Palazzo della Cultura di Catania fino al 15 giugno una mostra per i 40 anni del Verticalismo, movimento figurativo fondato nella città etnea.

            “Il Verticalismo è un movimento figurativo fondato a Catania nel 1973 da  Salvatore Commercio e dal compianto don Antonio Corsaro. In quarant’anni di vita, attorno al Verticalismo si è formato un gruppo di artisti, anche internazionali, le cui produzioni sono state già esposte in mostre antologiche. Il movimento muove dalla corrente di pensiero filosofico - scientifico  la Via del possibile, secondo cui l'Universo, generatosi dal possibile, è un puro campo di possibilità che sfocia nella vita e che vede l’uomo vessillo della più alta soglia del possibile.
            Per celebrare i 40 anni dalla fondazione è stata organizzata al Palazzo della Cultura di Catania, in via Vittorio Emanuele 121, la mostra internazionale d’Arte "40 anni di Verticalismo" la Via del Possibile, inaugurata il 31 Maggio e che resterà aperta sino al 15 Giugno, da Lunedì a Sabato dalle ore 9,00 alle ore 19,00 e la domenica dalle ore 9,00 alle ore 13,00.

            Alla mostra, con il patrocinio dell’assessorato comunale ai Saperi ed alla Bellezza Condivisa e curata dal Gruppo Verticalista etneo, guidato dal maestro catanese Salvatore Commercio, aderiscono ben 33 artisti: Guglielmo Pepe, Rosario Platania, Nino Raciti, Iolanda Taccini, Filippo Liardo, Benito D’Accampo, Giovanni Compagnino, Raf Occhipinti, Salvatore Barbagallo, Rosario Calì, Ninetta Minio, Salvatore Maggiore, Oliana Spazzoli, Maria Farinella, Mario Lo Presti, Gianluca Arena, Totò La Scala, Salvatore Spatola, Maria Di Gloria, Daniela Maria Costa, Alessandro Farinella, Daniele Pepe, Giacomo Catania, Claudio Arezzo di Trifiletti, Francesco Di Giovanni, Tony Misuraca, Anastasia Guardo, Rosa Buccheri, Vincenzo Orto, Nadya Cazan, Ambra Sciuto, Francesco Amato, Salvatore Commercio.

            Dei 40 anni del Verticalismo e della Via del possibile, oltre che del gruppo Verticalista etneo ci ha parlato l’ideatore ed artefice della mostra internazionale e dello stesso movimento.           “Nonostante i suoi quarant’anni – spiega il maestro Salvatore Commercio – il movimento è sempre più vivo. A livello catanese il gruppo è in piena attività e lo dimostra l’organizzazione di una mostra come quella in corso al Palazzo della Cultura di Catania. Con i componenti del gruppo storico catanese oggi ci sono tanti artisti, intellettuali nazionali ed internazionali e tutto ciò è certamente il risultato di un lusinghiero consenso”.

Qual è il segreto dei quarant’anni del Verticalismo?

            “Non esistono segreti, ma tutto sta nella serietà, nella profondità di un movimento volto a rappresentare, teorizzare e pianificare un “divenire di possibilità” per una nuova idea di società. Il movimento muove dalla corrente di pensiero filosofico-scientifico la Via del possibile, secondo cui l’ Universo, generatosi dal possibile, è un puro campo di possibilità che sfocia nella vita e che vede l’uomo vessillo della più alta soglia del possibile. Come diceva Tolstoi, “al mondo c’è gente pesante, priva di ali; essa si agita sulla terra… vi sono uomini che si fanno crescere le ali, si sollevano lentamente e volano”. Noi verticalisti, quelli della via del possibile, ci siamo fatti crescere le ali imparando, sulla nostra pelle, ad essere degli io verticali in un momento storico in cui la miseria socio-culturale e politica planetaria, segnatamente quella dei Sud del mondo, ha superato la soglia estrema dell’orizzontalità”.

La caratteristica e la forza dei Verticalisti…

            “La nostra forza sta nella crescita in altezza, in un campo di possibilità dove, per noi, tutto è possibile. La possibilità in quanto libertà-verità, è una rivoluzione già vinta: dateci tempo è sarà inevitabile”.

Di cosa si è occupato il Verticalismo in questi quarant’anni di attività?

            “Il Movimento, autonomamente, senza supporto politico né di altra natura, contrariamente alla maggior parte delle correnti che hanno solo carattere artistico o attengono a un solo ambito, ha svolto in questi anni una intensa attività sociale attraverso mostre e conferenze, collaborando con Greenpeace, Amnesty International, Unesco, WWF, docenti universitari esperti in bioetica, zoologia, ecologia, fisica, scienze politiche, problematiche sociali, sotto il patrocinio di oltre 100 strutture artistico-culturali, sociali, ambientaliste, umanitarie, scientifiche, sindacali, politiche”. (Maurizio Giordano).

            Galleria Verticalista, dal 21 luglio al 23 agosto esposizione  di grafica, design, gadget degli artisti Filippo Liardo, Rosario Calì, Salvatore Barbagallo, Guglielmo Pepe, Rosario Platania, Anastasia Guardo, Salvatore Spatola, Benito D’Accampo, Salvatore Commercio.

“Per l’occasione riproponiamo tre aforismi, o semplicemente degli orientamenti.

I nostri oggetti amano l’ozio e i silenzi traditi dai bordelli di “Palazzo”. Sono vere espressioni dell’io-corpo che insinuano lo spazio per reggerne le trame”. Il nostro design, utile o inutile, è una mano tesa ai sensi soprattutto dei pazzi, dei poveri e dei pensatori: infelici e autolesionisti per eccellenza. Ma nel campo dell’infelicità, tutt’ora, non è stata detta l’ultima parola. Pertanto, siamo aperti al possibile”. La moda verticalista serve per salire nel cielo dei sensi. Si regge sull’interpretazione, sul mistero, sull’instabile. E’ pericolosamente tagliente poiché sa bene occultare il suo colpo d’ala”.

            Settembre (Cronaca Oggi): “Nasce il “Museo dei Verticalisti”, virtuale (prima parte, costantemente in espansione). Uno spazio artistico nuovo, sempre fruibile da tutti. Già nell’aprile 1981, nel nostro periodico “Verticalismo” n° 17/18 don Antonio Corsaro scrive: “Il MUSEO SI VERTICALIZZA”. Qui riportiamo un piccolissimo frammento. “Il museo si rivolve, come i pianeti, l’esperienza e le mode; non è più, negli ultimi quindici anni, quello ch’era nel sec. XIX: un santuario di contemplazione e di conservazione, catalisi della memoria collettiva. Gli splendidi fossili di un’ epoca e di una civiltà tramontata, sculture, pitture, oggetti ormai privi della loro primitiva funzione sociale, sacra o particolare, erano rinchiusi in conservatorio per il godimento della borghesia. Era il culto dell’opera consacrata. Consacrata ma non sempre di ottima fattura. L’idolo, però, una volta entrato nel santuario, diventava un simbolo. Il feticcio si vestiva di tutte le penne colorate della storia.
            Chiudiamo i musei funerari, musei di morti. Apriamo i musei agli artisti nuovi e originali, alla nuova musica, ai nuovi film, agli avvenimenti e alla vita che stanno agli antipodi di un’arte classicamente ammirata e ammessa. Intorno agli anni Sessanta si ebbe l’impressione che qualcosa stesse per risolversi. Dopo il maggio 1968, una generazione di speranza pareva giunta alle soglie della vita immediata, alla politica dei rapporti fra la creazione e la vita. La scienza della critica era sul punto di darci un tono nuovo, un timbro sanamente perverso. Il pubblico disorientato, anonimo, curioso, molto vasto, era trascinato a gettar via i “letterati”, i retori, i vani fabulatori di ermeneutiche desuete.
             Il tramezzo che separava l’arte, la scienza. La letteratura, la musica e la vita, oggi, almeno idealmente, è crollato. Il museo dev’essere perciò (…) un museo possibile per tutti i pubblici possibili. (…) La concezione verticalistica del museo parte da quell’inizio e si sviluppa secondo la capacità d’invenzione espressa da ciascun artista in tutte le sfere del mondo e senza il condizionamento della destinazione. In altre parole, che un’opera verticalista vada o no al museo è cosa di nessuna importanza. L’autonomia dell’opera d’arte è anche autonomia dai musei (…)”.

            Settembre, Il Verticalismo si unisce all’ associazione Nazionale Artists & Creatives. Firmano il documento Salvatore Commercio e Vera Ambra. E nascono i sabati letterari.

            Settembre, il Verticalismo si è unito alla campagna internazionale di sensibilizzazione “Un altro viaggio è possibile” (lotta contro tutte le forme di sfruttamento sessuale a danno dei bambini), promossa a Catania dall’ Associazione Demetra onlus. Per l’occasione è stato proiettato il video “Museo dei Verticalisti”.

            Ottobre, nasce l’”Album Fotografico dei Verticalisti”.

            11 ottobre, la Galleria d’Arte Verticalista di Catania (via Suor Maria Mazzarello,12) aderisce alla Decima Giornata Nazionale del Contemporaneo, dell’11 ottobre 2014, promossa dall’AMACI, Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani. Per l’occasione viene allestita una mostra dal titolo: “Corrente artistica Verticalismo”. Artisti: Filippo Liardo, Rosario Calì, Salvatore Barbagallo, Guglielmo Pepe, Rosario Platania, Anastasia Guardo, Salvatore Spatola, Benito D’Accampo, Katia Caruso, Salvatore Commercio. I visitatori hanno a disposizione cataloghi d’Arte e volumi di letteratura e saggistica di 40 anni di attività. Augustaonline.it: “La Galleria ospiterà anche la presentazione del libro “Esca Viva” di Vera Ambra. L’autrice incontrerà artisti, poeti e critici. La vita di "Maria" ha avuto inizio negli anni '60, in Sicilia, una terra di forti contraddizioni e profonde passioni. A raccontare la sua storia, sciaguratamente autentica, è la penna di Vera Ambra. Questa è una delle tante "storie scomode", una di quelle che non si desidera conoscere né ascoltare; una storia di vita intessuta coi fili dell'ignoranza e ricamata con l'ago dell'omertà di chi, dall'alto del proprio squallore, legittima le prepotenze e transita indisturbato nella vita degli altri e le calpesta”.               Sono intervenuti il maestro Pippo failla e la poetessa Gabriella Rossitto. 

            26 ottobre. “O indignarsi per tanti, troppi orizzonti iter-rotti” è il titolo della manifestazione “Pungolo Day” svolta a Gela presso il parco inclusivo di Montelungo. La  giornata dedicato alla disabilità è stata promossa da “Il Pungolo” di Gela e Tata Matilda di Caltagirone. Uniti nel progetto Movimento artistico Verticalismo, Akkuaria, Anterao, rappresentati da Salvatore Barbagallo, Vera Ambra e Mimma Leonti.

            22 novembre 2014, Galleria “Il Rivellino” di Ferrara, mostra d’arte “Movimento artistico Verticalismo”. Solo a titolo indicativo riportiamo qualche nota di cronaca. La Nuova Ferrara: “Il Verticalismo ritrova vita a Ferrara” (diciannove artisti di questo movimento sono in mostra alla Galleria Il Rivellino). ‘Ben diciannove gli artisti le cui opere sono in parete fino al 5 dicembre alla Galleria Il Rivellino. Con tematiche e tecniche varie e differenti gli artisti si muovono secondo l’intenzione comune dettata dal movimento del Verticalismo. Ed è proprio a questo movimento artistico, filosofico e culturale nato oltre quarant’anni fa a Catania grazie ad un gruppo di artisti e ad un sacerdote, don Antonio Corsaro, che afferiscono gli artisti al Rivellino. Non tutti siciliani e non tutti italiani, gli artisti propongono la loro personale visione nei confronti della “via del possibile”, strada fondamentale, secondo il Verticalismo, attraverso cui esprimere la propria creatività. In verticale, infatti, sta la dimensione della possibilità, secondo il movimento; un verticale che svetta verso un universalismo di pacificazione ed amicizia e si pone come filosofia di vita in contrapposizione alle brutture dell’oggi. Dall’acrilico all’olio, passando per scultura, fotografia e digitale, dal figurativo all’astratto, la bella mostra del Rivellino ci fa meditare sugli infiniti mondi che stanno dietro la creazione artistica intesa come un approfondimento sul “possibile”. Le opere di Rosario Calì, Guglielmo Pepe, Rosario Platania, Salvatore Barbagallo, Benito D’Accampo, Ninetta Minio, Oliana Spazzoli, Giovanni Compagnino, Giacomo Catania, Francesco Di Giovanni, Daniela Maria Costa, Otello Mamprin, Guido Baldessari, Maria Di Gloria, Anastasia Guardo, Ambra Sciuto, Rosa Buccheri, Vincenzo Orto e Salvatore Commercio divengono, così, protagoniste in un percorso che è poetica di un movimento ancora in pieno sviluppo”. (mic.gov.)

            20 dicembre, Galleria Verticalista “Verticalismo e la cucina”. A distanza di molti anni rimettiamo in vetrina la “Cucina Verticalista” (nel contesto di una mostra d’arte). Si tratta di un processo di sensazioni-espressioni “nuove” e “alte” che fanno vibrare le corde più sottili del gusto e dello sguardo a un tempo: un vero inno del Possibile nel divenire della creatività e del costume.

            “La Cucina Verticalista è un attentato agli occhi, alla gola, all’utero. Una vera conquista della propria vista, attimo per attimo attraverso un darsi e un ricevere. Alla fine si è; anche per via dei ricordi che emergono come storia mai assopita, anzi multiplata nel teatro della vita in continuo divenire. In questo preciso momento penso al petit madeleine di Marcel Proust e alla sua forza evocatrice dirompente che subito riporta al capolavoro Alla ricerca del tempo perduto”.

            “I nostri dolciumi sono segni sinergici che attraversano i confini della geografia, validi a creare una potente memoria nei palati dell’umanità”.

“Il flusso delle nostre bevande stimola “oltre” i neuroni con effetti speciali che si precisano in uno sguardo arricchito e tagliente”.

“I liquori e i vini verticalisti sono l’ectoplasma di racconti interrotti. Come tutto ciò che è siciliano. Riprendere il corso degli eventi è il nostro ’amaro in bocca’ che ci illumina”.

Da tutto ciò se ne ricava che la “cucina” è sì necessità ma anche passione, arricchimento, felicità, comunità, libero spazio d’amore per gli altri e per se stessi, unione di popoli... E’ il “campo di possibilità” la nostra energia, la nostra espansione.

Nessuna “religione gastronomica italiana” (di antica memoria); ma neanche nessuna “esclusione” e nessun “attacco” a priori per particolari ingredienti. L’alimentazione sotto tutti gli aspetti è una forma di linguaggio strettamente legato al pensiero, alla filosofia. C’è una estetica una semiotica del cibo (dall’aspetto visivo al gusto all’olfatto al tatto al rito…) che sempre più guarda alla memoria, a una comunicazione senza confini, a una società superorganica multiculturale.

In modo assoluto non condividiamo le parole che Platone fa dire a Socrate: “Ti pare che un vero filosofo possa curarsi di piaceri come quelli del mangiare e del bere?”. Contrariamente, Aristotele precisa, nella Metafisica, che la filosofia nasce quando l’uomo ha soddisfatto le sue necessità essenziali. Nietzsche (teorizzatore del superuomo) aveva un’intensa passione per il cibo, soprattutto per le salsicce e i prosciutti. In Ecce homo si legge: “La cucina piemontese è la mia preferita”. Kant amava la buona cucina che condivideva con tanti commensali: non meno di tre (le Grazie) e non più di nove (le Muse). La Mattrie amava consumare pasti incredibilmente enormi. La sua morte viene associata a una indigestione.  Marx era un grande bevitore. E ancora nella letteratura eno-gastronomica troviamo Seneca, Lucrezio, Dante (Convivio), D’Annunzio (Il piacere), Joyce (Ulisse), Lévi-Strauss (Triangolo culinario), Hemingway, Flaubert, Henry Miller, Giuseppe Tomasi di Lampedusa… Per Gesù tutti gli alimenti sono puri (Vangelo di Marco). Ma tutta La Bibbia è pregna di argomenti e riti che fanno riferimento al cibo. Singolare è il legame che il grande Leonardo da Vinci ebbe con la cucina. Prima cameriere poi capocuoco, creatore di pietanze ed esperto di spezie, inventore di attrezzi per la cucina, cerimoniere di banchetti per nobili (celebre quello per le nozze  tra Isabella D’Aragona e Gian Galeazzo Sforza). Per finire, altra curiosità: insieme con Botticelli (altro grande, compagno d’arte nella bottega del Verrocchio) apre la Taverna “Le Tre Rane di Sandro e Leonardo”. E via elencando.

In questa esposizione sono presenti gli artisti: Filippo Liardo, Rosario calì, Rosario Platania, Guglielmo Pepe, Salvatore Barbagallo, Benito D’Accampo, Giovanni Compagnino, Vito Guardo, Salvatore Spatola, Anastasia Guardo, Katia Caruso, Vera Ambra, Rosa Buccheri, Antonio Timpanaro, Katia Aquilotti, Antonino Battistini, Cris Minoldi, Orazio Gangemi, Nunzio Papotto, Santo Biff, Salvatore Commercio.

17 gennaio 2015, Galleria Verticalista mostra d’arte “Verticalismo, l’essere, la libertà, il potere”. Artisti: Filippo Liardo, Rosario calì, Rosario Platania, Guglielmo Pepe, Salvatore Barbagallo, Benito D’Accampo, Giovanni Compagnino, Salvatore Spatola, Anastasia Guardo, Katia Caruso, Antonio Timpanaro, Antonino Battistini, Cris Minoldi, Salvatore Commercio.

Moltissimi quotidiani e settimanali riportano integralmente il capitolo “L’ UOMO VERTICALE, LA SOCIETA’, LA POLITICA”.

15 febbraio, Galleria Verticalista mostra “In ricordo di don Antonio Corsaro”. Il sacerdote, il  poeta, il docente universitario, il teorico del Verticalismo viene ricordato da molti giornali con la sua storica poesia “Ai Cristiani in guerra”.

10 aprile, mostra d’arte “Corrente Verticalismo” al Teatro Sistina di Roma. Artisti presenti: katia Aquilotti, Salvatore Barbagallo, Noris Bortolotto, Rosario Cali’, Katia Caruso, Giacomo Catania, Salvatore Commercio, Giovanni Compagnino, Daniela Maria Costa, Benito D’Accampo, Francesco Di Giovanni, Alessandro Farinella, Anastasia Guardo, Toto’ La Scala, Filippo Liardo, Ninetta Minio, Vincenzo Orto, Giuseppe Romeo, Oliana Spazzoli, Antonio Timpanaro.

 

L’ evento è stato riportato da quasi tutti i giornali nazionali.

            Quotidiano Cronaca Oggi: “Si è conclusa lo scorso 26 Aprile, al Teatro Sistina di Roma, la   mostra d’arte “Movimento Verticalismo” (la Via del Possibile), inaugurata il 10 dello stesso mese e che ha visto assolute protagoniste le opere dei seguenti artisti: Katia Aquilotti con “Cerchio magico”, Salvatore Barbagallo con “Stime tempestose”, Noris Bortolotto con “Sogno di una notte di mezza estate”, Rosario Calì con “Diavoletto”, Katia Caruso con “Esprit”, Giacomo Catania con “Gennaio 2010”, Salvatore Commercio con “Il Nulla”, Giovanni Compagnino con “Spazio verticale n.1”, Daniela Maria Costa con “Attenzione”, Benito D’Accampo con “No violenza sulle donne”, Francesco Di Giovanni con “In futuro 5”, Alessandro Farinella con “Ombre in solitudine”, Anastasia Guardo con “Trinacria”, Totò La Scala con “Animazione plastica”, Filippo Liardo con “Mitologia mediterranea”, Ninetta Minio con “Primavera in vitro”, Vincenzo Orto con “Vento impetuoso”, Giuseppe Romeo con “Genesi”, Oliana Spazzoli con “Reverie” ed Antonio Timpanaro con “Legge protegge”.
           “(…) La mostra al “Sistina” di Roma ha consentito, ad un pubblico stimato di oltre 32.000 persone, di poter ammirare le opere degli artisti facenti parte della “corrente” dei “Verticalisti” che oggi festeggia i suoi primi 42 anni di attività e che continua a suscitare, ovunque, notevole interesse per la “bellezza” di un’estetica assolutamente originale (che mai attinge dal pozzo del già visto) e per la sua teoria totale che investe tutti gli ambiti dell’esistenza e dell’attività umana. 
Tra le opere esposte al “Sistina” particolare curiosità ha suscitato l’opera “Il Nulla” di Salvatore Commercio, ma comunque tutte le opere, tutti gli artisti partecipanti, hanno raccolto i consensi dei critici, dei curiosi intervenuti dal 10 al 26 aprile nel notissimo ed accogliente ambiente romano del “Sistina”.
         L’accoppiata “Arte Verticalista” e Teatro avrà un seguito, infatti, tra il 2016-2017, sarà esportata in alcuni teatri statunitensi, da un gruppo di critici americani legati all’unione “Nuova arte nuovi spazi”. Intanto l’attività del Movimento Verticalismo continua ad essere in fermento e sono già in programma altre interessanti iniziative”. (Maurizio Giordano).

Tutti gli articoli hanno riportato (dal catalogo), oltre al mio testo, il saggio integrale di don Antonio Corsaro (estratto del 1975): “Arte e situazione scientifica del Verticalismo. Il collettivo verticalista, che avanza in un clima di legittima diffidenza, data la quasi totale sprovvedutezza degli storici dell’ arte, degli estetologhi e dei critici da passeggio e della conferenza in tetrapak, porta in campo estetico una provocazione morale inedita, come ogni verità noetica rimasta inerte nel chiuso dei suoi tropi. Non ha importanza che sul piano storico il suo avvento sia tutto da verificare. Ma il verticalismo possiede già le sue leggi di funzionamento: nessuna “tradizione” lo soccorre, nessun mistero lo copre, a parte l’ imprevedibile legato ai fenomeni della umana essenza. Dal punto di vista intellettuale esige la conoscenza della logica matematica, della semiotica e della cibernetica. Conoscenza assistita da una sistematica ipotesi di crisi delle scienze europee. Il verticalismo infatti è anzitutto ricerca. Dal punto di vista sociale sollecita la trasformazione del linguaggio, poiché nel linguaggio si riconosce e si manda in effetto ciascun modello di società ortonoetica. Non c’ è noèma, come sa la fenomenologia trascendentale, che non passi attraverso la mediazione linguistica in qualunque modo contrassegnata. E  non c’ è poiein o techne che non trovi nelle omologie metalogiche il suo atto e il suo dominio costitutivi. Nel consentaneo la società riconosce se stessa e il proprio sviluppo.

(…) Alla base delle loro “invenzioni” resta il mutamento delle strutture economico-sociali. Avendo rifondato le arcaiche antinomie tra scienza e arte, essi credono che nella loro inscindibile corrispondenza metodica ci sia qualcosa di stabile e concreto. Credono quindi nell’ arte “utile”, nella scienza “utile”. Utilità che verticalisticamente investe i fenomeni sociali e li trasforma.

(…) La convinzione verticalista si muove dentro l’ ambito di omologie di struttura nel senso in cui, sul piano della moderna ricerca, le due metodologie, quella estetica e quella scientifica, evitando le astrattezze metafisiche, si reggono a vicenda. Ma non si vuole soltanto collaudare il metodo scientifico per l’ interpretazione dell’ arte. Anche la creatività, che pure appartiene alla sfera della intuizione, riceve stimoli e luce dalla scienza. All’ artista spetta il compito di non lasciarsi travolgere dalla tecnologia. Se però al di là della tecnologia coltiva l’ habitus scientifico, il suo prodotto avrà tutte le caratteristiche della verità e della bellezza.

(…) E proprio per questo esigiamo un eidos, vale a dire una forma, ciò che in sé stesso vive dei propri predicati. È verticale questo in-sé-stesso, nonostante le sembianze di una molteplicità senza numero. Oltre le leggi naturali immaginiamo sempre le variazioni possibili di una sola forma. Questa forma, o essenza, superando la visione empirica, deve essere una forma pura. E le strade per arrivare a captarla, oggi, qui e ora, sono quelle che vogliamo designare con un avverbio e un aggettivo difficilmente riscontrabili nel dizionario dei luoghi comuni: sono “scientificamente artistiche”.

Qui si tocca il punto supremo del verticalismo. Enfin du moi - et du langage mathematique. Ogni categoria superiore è verticale, e l’ eidos è una categoria superiore: la si trova in tutte le manifestazioni del particolare ; nell’ io, nel me stesso mallarmeano, nell’ individuo.

Noi ci procuriamo dei colori, dei suoni, delle parole, dello spazio; ci procuriamo delle cose e ne vediamo un bagliore, un timbro, un segno, un limite. La nostra visione è ridotta, e non perché, e non in quanto avrebbe ragione Sartre che di là dal fenomeno non trova nulla, ma perché i fenomeni sono tutti unilaterali e la totale illuminazione deriva dalla loro essenza pura. Noi, se artisti, siamo nell’ inadeguato, però dall’ innadeguato facciamo nascere la visione dell’ essenza (…).

La moltiplicazione infinita che la visione personale genera adesso, e teleologicamente, con un atto offerto agli atti demoltiplicati, senza sosta si trasforma, cioè passa ad altre forme, fino alla visione della forma, in una verticale equidistante dal progressum in infinitum al regressus in infinitum (…). E l’ occhio invitato a rappresentare la visione, affine all’ occhio rivolto all’ oggetto, toccando l’ in-sé-stesso scopre i possibili, veri e falsi, in cui naviga la totalità dell’ essere della vita. Questa totalità è forma, eidos, essenza, di un altro essere, dell’ essere verticalizzato, perfetta oggettivazione di un trascendente, che però l’ io, e esattamente il mio, deve sentire nell’ arco acuto della sua esperienza. Nessun trascendente è vero se non è vissuto. La forma verticale non sarà mai una possibilità logica, non sarà mai una vana forma formale in un io privilegiato. La mia esperienza è la esperienza di ogni altro reale, non fosse altro, per una relazione di enteropatia (…).

 “Noi riteniamo che il sistema verticalistico sia l’ unico sistema che corrisponda alle condizioni di civiltà in cui ci troviamo e corrisponda anche alla esigenza di superare tutti i modelli che l’ arte del nostro tempo ci presenta. Per tale superamento è necessario essere verticalisti. Ma essere verticalisti non è facile, come correre dietro ad una ideologia. Esser verticalisti significa creare una scienza e avere una precisa attitudine collettiva di fronte ad ogni azione umana e a tutto il mondo che ci circonda. L’ ideologismo va bandito.

Se è vero che le opere d’ arte devono servire alla vita dei gruppi sociali, esse devono pure servire a comunicare sentimenti e pensieri. Ma per fare ciò non possono prescindere dalla figurazione dello spazio a venire. In certo senso bisogna fare in arte quel che Durkheim fece scoprendo la nozione di spazio sociale, e non seguire il metodo di Wolfflin. Oggi, epistemologia, etnografia, matematiche, antropologia, possono concorrere a costruire il metodo o il sistema dello spazio verticalistico. Sappiamo bene che l’ impresa non si esaurisce in un enunciato o in un desiderio. In arte i soli desideri non bastano. E sappiamo anche bene che l’ artista potrebbe fallire nella resa del suo prodotto. Quel che conta è il sistema (come in politica), e non per ora il risultato della singola opera. Abbiamo la convinzione però che per mezzo del sistema verticalistico è possibile dare alla nostra epoca il linguaggio più concreto, il linguaggio più rappresentativo dello stato cui e pervenuto lo spirito umano.

“(…) La scienza, le tecniche, i costumi, la politica, la religione, la critica letteraria, la prosa, la poesia, tutte le conoscenze e le esperienze del nostro momento storico sono in processo di trasformazione. C’ è una nuova concezione “semiologia” della letteratura, dell’ arte. Non ci sono più messaggi, ma un mondo, direbbe Kafka, che va decifrato. Tutto da decifrare. La significazione delle cose, e non il loro senso, costituisce il vero statuto tautologico di ogni forma, letteraria e non. L’ acculturazione che ci domina, i “pezzi” di storia che possiamo chiamare surrealismo, Brecht, strutturalismo, cultura di massa, presse du coeur, nuovo romanzo oggettivo, nuova poesia materialista, letteratura astratta, letteratura impegnata, eurocomunismo, rivoluzione proletaria, certo, sono “mode”, ma sono mode importantissime e positive; sono più che mode; sono la “differenza” della nostra diacronia non ancora storica; sono il fenomeno formale di una rotazione dei possibili. L’ arte, ad esempio, la cui “sostanza” non è costituita dal linguaggio ma da rapporti sempre spaziali, fonda la sua diacronia nel modo di vedere lo spazio, nell’ idea di spazio, ch’ è un sistema di significazione decettivo, vale a dire un sistema adatto a moltiplicare le significazioni senza che mai queste vengano esaurite e colmate. (…) In arte, l’ uomo modifica la visione dello spazio quando il suo linguaggio s’ innesta sulla società in cui vive. La società è la materia dell’ arte e comprende sensazioni e conoscenze, rapporti geometrici e matematici. Tutto sta nel concepire uno spazio capace di stabilire relazioni con gli oggetti e le immagini in esso implicati.

Il Verticalismo consiste perciò essenzialmente nel creare uno spazio nuovo, che non sia quello del Rinascimento né quello del post-cubismo, né qualsiasi altro che non abbia una validità in progress: uno spazio aperto alla verticalità umana e scientifica.

Ma che cos’ è lo spazio verticalista sovrapposto? Non altro che un sistema convenzionale che tende a distruggere il sistema illusionistico rinascimentale e cubista corrispondente a una immagine del mondo, propria di una civiltà, la nostra. È un sistema convenzionale che non si rifà alle immagini sovrapposte e giustapposte della antica società egiziana, la quale presenta strutture sociali e individuali di altra epoca. Lo spazio sovrapposto verticalista, tenendo conto delle concezioni matematiche, fisiche, geografiche del nostro mondo, consiste nella pluralità delle dimensioni intellettuali, le cui linee di fuga non finiscono per formare un cubo né corrispondono a un punto di vista unico. Esso consiste nell’ infinito demoltiplicato, continuo, che si autogenera, non come sviluppo o variazione di serie rappresentative ma come costante contraddizione che scoppia tra il soggetto e l’ oggetto (…). Significa che un’ opera d’ arte diventa leggibile quando si rimonta verticalmente attraverso la genesi delle sue categorie linguistiche e della topologia dell’ atto significante”.

          Maggio. Salvatore Commercio dopo Il Teatro Sistina espone l’opera d’arte Il Nulla in molte piazze italiane. Ne parlano quotidiani e settimanali. Naturalmente nessuno è stato in grado di vederla. Come si fa a vedere Il Nulla? Però, per prevenire ogni tipo di polemica è stata riportata un’ampia dissertazione filosofico-scientifica.      

         1 giugno. Quotidiano cronaca Oggi: “La Via del Possibile, Verticalismo e Verticalisti” ultimo ciak.  “Ultimate le riprese del terzo film lungometraggio “La Via del Possibile, Verticalismo e Verticalisti” dell’ omonima trilogia. Per gli amanti delle statistiche ricordiamo che nasce a distanza di 32 anni dal primo film del movimento “Verticalismo” (1983) e a 3 anni dal secondo “I Verticalisti quelli della Via del Possibile” (2012). Ancora una volta il collettivo degli artisti protagonisti subisce dei cambiamenti sostanziali, senza per questo penalizzare il pensiero e la peculiarità dell’ estetica verticalista, nel pieno rispetto della qualità totale. Anzi, ancor più nettamente è presente nel suo contunuum l’aspetto artistico e le problematiche socio-culturali, cifra ulteriore dell’intero plot. Don Antonio Corsaro: “L’artista interroga se stesso, rifonde il proprio linguaggio, propone delle ipotesi per una diversa conoscenza del reale. Ma innanzitutto egli vuole incontrarsi con il proprio essere, qui e ora, cerca una esperienza immediata e diretta, al di fuori spesso di ogni ideologia e nel dubbio sistematico. Perciò è alla ricerca di un contenuto. E la forma, per lui è forma assoluta. Non è rivelazione, ma interrogazione. Le sue opere non traducono la vita concreta, ma si mescolano con la vita; non stabiliscono una distanza dal reale, ma un avvicinamento al reale”.

In questa terza fase c’è la presenza dell’Associazione di promozione sociale “L’angelo Federico” e di Amnesty International, la cui collaborazione-esposizione risale al 1994 in occasione della  “Seconda Giornata Mondiale dell’Universalesimo (mostra internazionale e conferenza interdisciplinare sulle problematiche dell’uomo e dell’ambiente, da noi istituita), ancora una volta nell’Aula Magna della Facoltà di Lettere dell’ Università di Catania (ex Convento dei Benedettini). In quell’occasione, mi piace ricordarlo, oltre ai 60 artisti di cui 43 stranieri, hanno esposto anche Greenpeace e WWF. Questo per sottolineare come il nostro impegno per il sociale e l’ambiente (la casa comune) è da sempre nel nostro DNA.

La “prima” mondiale è prevista a fine estate nello spazio “Viaggio al Centro Arte-Cultura” di New York”. (Salvatore Commercio).

                                                                                                           

26 luglio, a New York si sono tenuti all’aperto “Lezioni d’arte sulla corrente artistica Verticalismo” (la Via del Possibile). Per il workshop (proiezioni di frammenti di film diretti da Salvatore Commercio, distribuzione di libri, cataloghi e giornali storici) sono stati scelti due diversi spazi, in orari diversi: Central Park e Times Square. Tra i curatori, Gregory W. Mailer, William A. Smith, Jack Parker e Margaret Miller.

L’operazione “Movimento Verticalismo a colloquio con il pubblico” ha come prima tappa New York (il tour toccherà 30 Paesi), in omaggio ai tanti artisti statunitensi che a partire dagli anni ’80 hanno collaborato con il Periodico trimestrale Verticalismo e sono stati presenti con le loro opere in molte fasi dell’attività artistica e culturale del movimento. Tra i più assidui citiamo: John Evans, Terra Candella, Alex Igloo, Carlo Pittore, C. Maran, Bill Gaglione, T. Greathouse, Rush Glick, Art Foot, Nadine Etkes, Frances Valesco, Allan Yost, Rush Glick, Minoy, Cracke Jack Kid, Lord Byron, Richard Olson, Smegma, Mike Diar…

Molti giornali pubblicano: “A New York, il 26 luglio, grande interesse ha suscitato il workshop “Corrente artistica Verticalismo a colloquio con il pubblico”. Diversi sono stati i dibattiti con operatori culturali, artisti, poeti, critici, galleristi… Si è discusso anche della Prima mondiale del lungometraggio “La Via del Possibile, Verticalismo e Verticalisti”, che si terrà a New York presso il “Viaggio al Centro Arte-Cultura”.

            16 novembre. Continua la serie di workshop del movimento artistico Verticalismo, “Arte a colloquio con il pubblico”. Ora è la volta di Parigi sul Lungosenna, a cura di Chris Seberg, Jacques Truffaut e Maurice Melville. Le lezioni d’arte sull’ estetica verticalista saranno supportate da cataloghi, riviste, libri e video distribuiti gratuitamente.

            L’intera operazione è stata filmata e costituirà il primo frammento di un nuovo film lungometraggio dal titolo “Noi folli per il Verticalismo” (una quarta opera, o parte, che va ad aggiungersi alla trilogia “La Via del Possibile, Verticalismo e verticalisti”, che di fatto si trasforma in una tetralogia.

            Abbiamo scelto Parigi perché a partire dagli anni ’80 molti artisti e poeti francesi hanno collaborato con la rivista “Verticalismo” e hanno realizzato molte opere d’arte. Ne ricordiamo alcuni: Daniel Daligand, Stram, Raffaella Di Ambra, Joel Hubaut, Thierry M. Production, Philippe Lagautriere, Michel Corfou.

12 dicembre. Alla Galleria Verticalista è stata inaugurata la mostra “Arte e narrativa” con gli artisti Daligand, Calì, Hubaut, Pepe, Groh, Platania, Raciti, Bleus, Compagnino, Taccini, Fricker, Spatola e Commercio. L’idea è quella di mettere insieme e a confronto le ragioni di due linguaggi, quello artistico e quello narrativo, che molto spesso producono un processo di significazione che li collega in “altezza”. E’ l’espansione dell’io lungo il possibile. Per avere un’idea del ‘verticalismo narrativo’ seguiamo il pensiero di don Antonio Corsaro: “A proposito del libro di Jean-Louis Baudry, Les Images, Michel Foucault si sorprende nel vedere come, in realtà, possono coesistere distanze che assumono forme successive nello spazio percorso (come nei romanzi di Alain Robbe-Grillet) e distanze che prendono una dimensione saggittale: frecce che traversano lo spessore eretto di fronte a noi. Sono forme a strapiombo. Il passato no è più il nostro suolo. Il ricordo non ci colpisce più. Al contrario, il tempo, sopraggiungendo, a dispetto delle più vecchie metafore della memoria, partendo da una profonda distanza, assume una statura verticale di sovrapposizione, dove ciò ch’ è più antico diviene paradossalmente il più vicino al vertice, linea di fastigio e linea di fuga, punto alto d’ inversione. All’ inizio di Images si ha il disegno preciso e complesso di questa curiosa struttura: «ecco una donna seduta sulla terrazza d’ un caffè. Davanti a lei grandi vetrate d’ un palazzo che la domina; e attraverso i vetri le giungono senza interruzione immagini che si sovrappongono, mentre (dal basso in alto, dunque all’ inverso) fa scorrere rapidamente fra pollice e indice le pagine d’ un libro posato sul tavolo: apparizione, sparizione, sovrapposizione che risponde in modo enigmatico, quando lei tiene gli occhi abbassati, alle immagini trasparenti che si accumulano sulla sua persona nel momento di alzare gli occhi». Momenti simili sono nella Jelousie e nel Voyeur di Robbe-Grillet; momenti che hanno il valore di un sistema di segni. Ma ciò che più conta in questi romanzi, come quelli di Jean-Louis Baudrj, di Jean Thibaudeau (Une cérémonie royale), di Philippe Sollers (Le Parc, H), di Claude Simon (L’ Herbe), di Samuel Beckett, i cui romanzi tutti conoscono, ciò che più conta e che diventa un problema altamente critico (e quindi incide nella storia delle forme) è la loro maniera di aprire sulle possibilità del linguaggio. Una maniera che sta al centro del Verticalismo. Anche Michel Foucault è un filosofo verticalista: lo abbiamo visto nella pagina citata fedelmente”.

            14 gennaio 2016. Come da programma continuano gli incontri internazionali “Arte a colloquio con il pubblico” del movimento artistico-culturale Verticalismo (la Via del Possibile). Le “vetrine” sono Londra e Berlino, il prossimo 12 gennaio, con due workshop paralleli (all’aperto), a “Trafalgar Square” (a cura di A. Joseph Greene, R. Ian Christie e G. Elizabeth Kipling) e “Alexanderplatz” (a cura di A. Rudolf Andrei, H. Hans Beck e V. Willi Boll).

            Al centro c’è naturalmente l’estetica verticalista, con l’ausilio di spezzoni dei nostri 3 film lungometraggi di “corrente” nonché il Museo dei Verticalisti e la divulgazione e la distribuzione gratuita di riviste, cataloghi, libri e gadget di 43 anni di attività. La scelta delle location vuole essere un ringraziamento ai tanti artisti inglesi e tedeschi che hanno arricchito il movimento Verticalismo nell’arco di 4 decenni. Ricordiamo Martin Rawunson, R.I. Gillham, Spike Young, R. Gott, Michael Scott, Klaus Groh, M. Baien, Ruth Wolf, Rolf Staeck, Llis Dana, Dietrich Fricker…

            Per meglio favorire il dibattito e il confronto tra diverse realtà artistiche e socio-culturali, oltre alla presenza di un pubblico spontaneo (su cui puntiamo in modo particolare) sono stati chiamati a intervenire gallerie d’arte, centri culturali e diversi Enti. Inoltre è previsto l’intervento di allievi di accademie e scuole.

            Le manifestazioni sono state riprese anche dalle nostre telecamere (come già è avvenuto nei workshop di New York e Parigi). I momenti più significativi saranno parte integrante del nuovo film “Noi folli per il Verticalismo” del quale sarà dato ampio ragguaglio. La “prima” mondiale è prevista per la fine del 2016.

 

 

 

 

1 marzo. Galleria Verticalista mostra “Verticalismo e Tel Quel a confronto”.

Pina Mazzaglia Sicilia Journal: “CATANIA – L’ici et maintenant?  Ai nostri giorni, è davvero possibile, vivere l’attimo o si tratta solo di una fantastica utopia?  Attraverso la teoria dell’hic et nunc sembrerebbe di sì! Nella visione di un gruppo di artisti legati al pensiero di “tel quel”, che fa capo al Verticalismo, si concretizza e si manifesta come via del possibile. L’uno e l’altro lo sono per la semplice ragione che questi due movimenti coinvolgono la situazione intera della società contemporanea e rappresentano l’unica via ermeneutica che ci permette di capire anche le forme tradizionali. Tel Quel, infatti, per dirla con Sollers, “muove nella sua duplice produzione di testi di finzione e di teoria, da quella sostanziale messa in discussione del sapere che ha i suoi fautori in Nietzsche, Marx, Freud, a nominare solo questi, in quanto riaprono nel discorso filosofico ciò che vi resta preso e rimosso a partire dai Presocratici, in un radicale rovesciamento dell’idealismo metafisico, assoluto capovolgimento della – coscienza di sé e della conoscenza – che eccede, lo stesso discorso filosofico a partire dalla critica dell’ideologia e dalla scoperta dell’inconscio”.

L’avere cominciato a smontare i testi e a valutarne il linguaggio dice già come non si possa stabilire alcuna comunicazione autentica né pensare a un nuovo modo di far pratica nel tempo in cui si opera se non si conoscono rettamente i termini del mondo parlato. Inoltre il posto che occupa il corpo in questo mondo parlato doveva necessariamente portare alla lacerazione metafisica, alla violenza del sensibile, alla jouissance erotica, contro il “doppio” della natura mascherato di menzogna. “Verticalismo e Tel Quel a confronto” vuole anche essere un omaggio a don Antonio Corsaro scomparso nel ’95, autore del saggio Tel Quel/La poesia, edito nel 1976. Del saggio e del confronto con il movimento artistico Verticalismo si parla per la prima volta nel 1977 a Milano, al Museo Leonardo da Vinci, in occasione della presentazione (e rappresentazione) del Verticalismo che vede in Salvatore Commercio il teorico e il fondatore del movimento artistico-culturale e sociale. Il Corriere della Sera ne dà ampia risonanza a firma del critico Sebastiano Grasso. D’altra parte il Verticalismo, con il suo progetto di proiezione mentale e di valutazione del campo del possibile e del necessario, allarga il dominio “telquelista” e investe oltreché la scrittura, i quadri del pittore, i volumi plastici, il pentagramma musicale, la biologia e la genetica, tutti ambiti delle attività umane, dall’arte alla scienza, dalla musica all’ambiente. Il fine è la pianificazione di una società di possibilità come “la Via del Possibile” e il suo divenire di possibilità. Tel Quel è Verticalista per un parametro del sapere e per il discorso logocentrico, ma si lascia dietro la vera “scienza” e il vero rapporto tra l’arte e la scienza. È importante identificare nella logica della parola la pratica letteraria, ma tutto il mondo che esiste al di fuori della logica della parola può solo il Verticalismo comprenderlo e enunciarlo.

Oggi a distanza di quasi 40 anni da quell’evento ne riparlano alcuni degli autori attraverso una serie di workshop programmati. È possibile vedere alla Galleria Verticalista di Catania in Via S. M. Mazzarello – 12, la mostra d’arte “Verticalismo e Tel Quel a confronto”, aperta fino al 15 marzo. Espongono: Rosario Calì, Nino Raciti, Iolanda Taccini, Rosario Platania, Guglielmo Pepe, Salvatore Spatola, Salvatore Commercio. Il Verticalismo (la Via del Possibile), è conosciuto e praticato in tutto il mondo e conta centinaia di artisti”.

2 aprile. Alla Galleria Verticalista bipersonale di Guglielmo Pepe e Rosario Platania. Catania Report: “Bipersonale di Guglielmo Pepe e Rosario Platania, colonne portanti storiche del movimento Verticalismo sorto a Catania nel 1973. Insieme e a confronto due diverse “sensibilità” costantemente votati alla “ricerca” nell’universo dell’”io” e del “noi”, la loro vera cifra. Due artisti, diciamolo, dalla grande potenza espressiva che dopo 43 anni decidono di raccontarsi a un livello “altro” dove tradizione e invenzione, in un continuum originale, ampliano la Via del Possibile.

            E’ ancora vivo il ricordo delle loro performance che hanno animato e arricchito i tre film lungometraggi che compongono la trilogia “La Via del Possibile”, Verticalismo e verticalisti”. Ma non basta. Stanno già lavorando per le riprese del nuovo film “Noi folli per il Verticalismo”. Un’ennesima sfida che sicuramente vinceranno.

 

Guglielmo Pepe

 

Don Antonio Corsaro: “(…) L’opera di Pepe apre all’uomo orizzonti sconosciuti, proprio quegli orizzonti sognati che hanno una loro vita e una loro legge. E’ un’opera che materializza la virtualità delle mente umana nel suo momento dinamico più felice. La verticale è connaturata allo spirito dell’artista.

            (…) Guglielmo Pepe dipinge, in realtà, dentro un’area astratta dai ritmi plurimi su fondi galattici. Il suo stile istintivamente verticalista presenta una evidente vittoria sul contrasto “esatto-astratto”.

Guglielmo Pepe: ”Io amo vivere l’arte senza riserve mentali. Io amo vivere l’arte nei suoi pieni e  nei suoi vuoti. Io amo vivere l’arte all’ennesima potenza. Io amo vivere l’arte sempre e a tutti i livelli, senza confini”.

 

Rosario Platania

 

            Don Antonio Corsaro: “Dalla interiorità vissuta come un’ombra cromatica, resa impalpabile dal colore in una serie polverizzata di figure ascendenti e di strutture in fuga, nasce il verticalismo assoluto di Rosario Platania. Ecco un pittore che nella libertà del suo spirito e nell’attenzione al gioco della luce, restituisce al cromatismo una funzione liberatrice, catalizza le possibilità dell’avventura luminosa, e, frammentando lo spazio, rinnova il dialogo tra fondo e forma. (…) E’ chiaro che qui ci troviamo di fronte a un ‘infinito’ sorgente dal sentimento del colore. Questo sentimento, nato dal colore e reimmerso nel colore, si propaga in ciascun punto della organizzazione pittorica e corrisponde a quel principio verticalistico per cui il tempo e lo spazio s’identificano nella irradiante simultaneità della mente”.

            Maggio. Registriamo la scomparsa di Salvatore Maggiore e Totò La Scala, due colonne del movimento.

16 maggio. Galleria Verticalista “Il Verticalismo di Giovanni Compagnino”. Aetnanet: “Il nostro è un artista dalle tante sfaccettature. Di qui la necessità di “sfogliarlo” tenendo conto di tutte le variabili polidirezionali sintetizzate ed espresse.

            In questo universo sui generis lo vediamo spiegarsi talora nei flussi dello spatium demoltiplicato e disseminato, proprio dell’estetica verticalista, rivolto a rimuovere segni occulti o invisibili di processi sociali che ci permeano e persino travolgono (per dirla con Klee “l’arte degna di questo nome non rende il visibile: ma dissuggella gli occhi sull’invisibile”) tal altra imprime, tessera dopo tessera, dissonanze e assonanze di colore-luce attraverso micro torsioni sintagmatici che aprono a una significazione che vede la rete della natura gridare un malessere quasi giunto al “punto estremo di non ritorno”.

            In alcuni piani la sua pittura è decisamente cerebrale, anche quando le pennellate veloci e vibranti lasciano pensare a un automatismo psichico. Questo in forza delle sue ragioni che continuamente stravolgono il testo interpretativo, di cui ne rivendica le investigazioni e le modulazioni della superficie-partitura.

Ma è in una sorta di “non luogo”, di “free space” dematerializzato e decontestualizzato, il suo vero dominio in cui l’io viene forzato a sottoporre tutte le coordinate delle sue periferie a un poetico stress, con implicazioni eidetici non meno che spirituali in un banco di prova spazio-temporale finestra del “possibile”.

            E’ qui che l’artista aggiungendo e sottraendo elementi semantici esplora i siti più reconditi del suo pensiero, fino a esplicitarne le proposizioni sensoriali e suggestivamente amplificarne le corde più intime; ed è qui che la tavolozza assurge ad altezza cromatica, ogni gesto a vita, ogni provocazione a esiti consentanei alla sua verticalità che oltrevanno i territori di Kurt Schwitters, Helen Frankenthaler, Karel Appel… E lo diciamo pensando ad alcune opere dell’ultimo ciclo “Millennium”, risolte mettendo in campo senza esitazioni elementi del nostro quotidiano che meglio testimoniano il suo assunto artistico che vive di vita propria, in cui nettamente l’atto creativo conia energie connotative che finiscono per coniugare e semplificare le sue passioni, le sue aspettative, i suoi umori di anima verticalisticamente inquieta”. (Salvatore Commercio).

            Intanto, continuano le riprese del nuovo lungometraggio “Noi folli per il Verticalismo”.  Nascono nuovi siti che potenziano la storia di 43 anni di attività del Verticalismo (www.verticalismo-storia.wix). E siamo già in cantiere per un Blog aperto, culturale e sociale, diretto a tutti i cittadini, a tutti i livelli, che desiderano condividere il nostro “sogno”: la Via del Possibile (una società di possibilità).

            3 giugno. Giornale Consorzio Aetnanet: Galleria Verticalista, primo incontro “Verticalismo-storia” in occasione dei festeggiamenti dei 43 anni del Verticalismo. Espongono: Rosario Calì, Giovanni Compagnino, Iolanda Taccini, Guglielmo Pepe, Rosario Platania, Salvatore Spatola, Salvatore Commercio.

“Don Antonio Corsaro, sacerdote, saggista, poeta, intellettuale, straordinario teorico storico del Verticalismo (movimento artistico-culturale e sociale che muove dalla corrente di pensiero “la via del possibile”), ebbe a scrivere a proposito della mia teoria sull’ origine del cosmo dal Nulla (per il  mio saggio Verticalismo, 1982): “(…) non come un universo che sgorghi dal Nulla ma come un Nulla che si mostri, per paradosso, sempre più creativo, in espansione”.

Come interpretare: non un Nulla comunemente inteso, bensì “un Nulla che si mostri, per paradosso sempre più creativo in espansione”? Esperti della filosofia teologica cristiana, uomini di scienza (cattolici) e di cultura… individuano una eccezionale uguaglianza: il Nulla che “è” = campo dello spirito. Dalle parole di don Antonio Corsaro, senza meno si può dedurre che la creatio ex nihili è libera conseguenza del “campo di possibilità” in espansione: Dio. E diventa verosimile un Dio esteso, Totalità infinita accrescibile, che crei l’ Universo da sé (“a sua immagine e somiglianza”) poiché non c’è un al di fuori di sé. Significa che Dio, Trascendente è “anche” sovrapposto al Creato anch’esso, nella “sostanza”, infinito assoluto in quanto essenza della “via del possibile”; una ristrettezza delle sue possibilità segnerebbe il fallimento della volontà di Dio. [Nel dominio di un insieme infinito, una parte può essere equipotente al tutto, George Cantor docet (non erano dello stesso avviso Aristotele e Galilei, tra gli altri, e sbagliavano). Nel nostro caso il Creato è uguale alla Totalità rispetto alla “sostanza”]. In ultimo, un Dio-Assoluto (il) “campo di possibilità”, quindi accrescibile (pensiero contrapposto a un Dio dato in atto, Totalità compiuta, futuro zero, possibilità zero), che, certamente, rende più l’ idea di onnipotenza, onnipresenza, onniscienza… (Qui, una visione di infinito assoluto “oltre” rispetto al concetto proposto da Cantor). L’ insieme Dio+Universo fisico (estensione di possibilità di Dio, e non semplicemente impronta di Dio) è più di un Dio dato in atto al di là del cosmo. Significa: ammesso che, per un solo attimo, si riesca a pensare qualcosa di più grande di Dio, in quell’ attimo stesso Dio è già infinitamente più grande. In questo contesto trovano forza le parole di Sant’ Anselmo d’ Aosta: Dio “(…) ciò del quale nulla di più grande si può pensare”. Ragionamenti netti che rispondono anche alla prima domanda di Kant: “Che cosa possiamo sapere?”.

Certamente è questo il “pensiero forte” (il Nulla creativo: Dio: Campo di possibilità: la realtà, visibile e invisibile: la Verità, una Verità che si autoassolve per quanto attiene alla responsabilità del mondo) che farà dire a padre Corsaro: “Il Dio dei teologi, dei filosofi, della legge non esiste”. “Il Papa, l’ esaurimento nervoso del Cristo”. Parole forti, da parte di un sacerdote, che dovrebbero far riflettere sulla reale distanza Dio-Natura-Uomo a opera della Chiesa cattolica.  Monsignor Francesco Ventorino, al meeting di Rimini del 20 agosto 2007: “La verità si lascia incontrare, accade: essa è l’ imporsi della realtà nella sua evidente presenza!”. (…) Gesù Cristo (“incarnazione” di Dio e “uomo”), con la sua presenza e rivelazione, attraverso la teoria e la prassi (“Io sono la Via”), ha certamente voluto testimoniare l’ Immanente quale estensione del Trascendente (stesso “Principio” che anima il Campo di possibilità), pur nella netta distinzione. Vito Mancuso: “Essendo riconosciuto come “vero uomo” e al contempo “vero Dio”, Gesù riunisce nella sua unica persona i contrari di finito (in quanto uomo) e di infinito (in quanto Dio)…”.  “(…) L’ idea di Dio contiene l’ idea di uomo (perché se non la contenesse, Dio sarebbe limitato da qualcosa, e quindi non sarebbe infinito), per cui un Dio-uomo non è in sé contraddittorio…”.

Il filosofo, matematico Alfred North Whitehead: “E’ tanto vero dire che Dio è permanente e il Mondo fluente quanto dire che il Mondo è permanente e Dio fluente. (…)

E’ tanto vero dire che il Mondo è immanente in Dio, quanto che Dio è immanente nel Mondo”… (Salvatore Commercio).

            Galleria Verticalista, 8 luglio “Movimento Verticalismo. 43 anni di storia”.

Giornale Lapis: “Il Verticalismo è un movimento artistico-culturale internazionale polisemico che propugna la crescita della società in un “campo di possibilità”. Vale a dire è l’uomo (e le sue attività) al centro di un “divenire di possibilità” in cui prevale ‘la struttura psicofisica della mente umana nel suo funzionamento adeguato a tutte le modalità del Possibile. Il Verticalismo si fonda sulle proiezioni dinamiche e genetiche di ciò che chiamiamo ancora pensiero (…) In questo senso, paradossalmente, un quadro di Rembrandt  potrebbe far capire il Verticalismo meglio di una guglia gotica (…), vale più di una freccia lanciata verticalmente nello spazio’. Appare evidente che il lemma ‘verticalismo’ non sta per verticismo né richiama l’architettura verticale. Antonio Corsaro: “Usare gli occhi in altezza non vuol dire guardare contro il cielo. Altezza è tutto ciò che si vede per la prima volta in essenza”. Ne consegue che anche sul piano prettamente estetico e del linguaggio coesistono “tradizione” e “invenzione” (attraverso la sovrapposizione, la disseminazione e l’espansione lungo il possibile), ma deve essere sempre ravvisabile quel linguaggio originale “altro”, quel cambiamento spazio-temporale che è proprio dell’”opera unica”. L’”idea” muove dalla linea di pensiero “la Via del Possibile” secondo cui l’Universo (spazio eterno, non soltanto fisico) nato dal Nulla è un puro “campo di possibilità” che nel suo continuum di possibilità trova esito nella vita e, in forza di un processo filogenetico, nell’uomo. E’ “la bellezza dell’io” che esalta la poetica della Via del Possibile. Ciò significa che l’unica “verità” è il “campo di possibilità” dominio della “libertà” vera.

(…) Non è che l’ inizio di una rivoluzione artistica, che investe l’ io e il noi: lo spazio dell’ essere e della società non meno che dell’ ambiente la casa comune. E’ l’ alba di una nuova “realtà”: la via del possibile (…) la nostra malattia conclamata. (Salvatore Commercio.)

            Il movimento Verticalismo nasce a Catania nel 1973 per iniziativa dell’artista e scrittore S. Commercio (in un momento storico in cui il mondo è segnato da contrapposte ideologie, da una profonda crisi geopolitica, economico-sociale, ambientale e sul piano della sicurezza).

La prima esposizione di 16 artisti alla Gallery 71 risale al 23 novembre 1974. Tra i veri protagonisti storici di quel ‘primo gruppo’ si possono annoverare, oltre a Commercio, G. Pepe, R. Platania, N. Raciti, I. Taccini, B. D’Accampo, R. Occhipinti... Sostenuti dagli scrittori e critici don Antonio Corsaro e Fiore Torrisi. Successivamente confluiscono G. Compagnino, F. Liardo, la poetessa E. Di Grazia, S. Barbagallo, R. Calì, S. Milluzzo, N. Minio, S. Spatola, S. Maggiore, T. La Scala e via elencando.

Teoria e prassi si svilupparono velocemente sul piano internazionale grazie alla rivista trimestrale Verticalismo (1975, editore Lorenzo Misuraca, seguono le edizioni Cavallotto…) organo del movimento, fondato e diretto da Commercio insieme con don Antonio Corsaro il primo ad aderire subito e senza riserve. (Poeta e saggista di statura europea. Già protagonista dell’ermetismo assieme a Carlo Bo, Alfonzo Gatto, Vittorio Sereni, Mario Luzi, Oreste Macrì, Giancarlo Vigorelli, Carlo Betocchi… Amico di Montale, Quasimodo, Ungaretti, Pasolini, Vittorini, Sciascia, Dorfles, Ballo…).

            Corsaro: “Noi riteniamo che il sistema verticalistico sia l’unico sistema che corrisponda alle condizioni di civiltà in cui ci troviamo e corrisponda anche alla esigenza di superare tutti i modelli che l’arte del nostro tempo ci presenta. Per tale superamento è necessario essere verticalista. Ma essere verticalista non è facile, come correre dietro ad una ideologia. Essere verticalista significa creare una scienza e avere una precisa attitudine collettiva di fronte ad ogni azione umana e a tutto il mondo che ci circonda. L’ideologismo va bandito.

            Se è vero che le opere d’arte devono servire alla vita dei gruppi sociali, esse devono pure servire a comunicare sentimenti e pensieri. Ma per fare ciò non possono prescindere dalla figurazione dello spazio a venire. (…) In arte, l’uomo modifica la visione dello spazio quando il suo linguaggio s’innesta sulla società in cui vive. La società è la materia dell’arte”.

Tra i principali protagonisti del gruppo italiano figurano inoltre O. Spazzoli, G. Catania, M. Farinella, F. Di Giovanni, G. Arena, A. Farinella, D. M. Costa, C. Arezzo di Trifiletti, N. Bortolotto… Nell’arco di alcuni decenni il movimento si arricchisce di centinaia di artisti, poeti, scrittori, musicisti, giornalisti, ricercatori, collaboratori in più di 50 Paesi”. (Salvatore Commercio)

13 agosto. Galleria Verticalista :“Movimento Verticalismo, estetica per una vera bellezza (la Via del Possibile)”. Espongono: Rosario Calì, Dietrich Fricker, Giovanni Compagnino, Lengyel Andras, Iolanda Taccini, Robert Swierkiewicz, Rosario Platania, Guglielmo Pepe, Salvatore Spatola, Klaus Groh, Rosa Buccheri, Daniel Daligand, Salvatore Commercio.  Informazione.it: “Tra i problemi che assillano la mente (e l’esistenza) di Sylvia Plath, la verticalità diventa un fervoroso dilemma “nel modo più perfetto” e insieme la fascinazione di un’audacia tutt’altro che priva di manifestazioni naturali e di impliciti rischi. La poetessa americana si interroga assiduamente in un momento cruciale della sua estesa crisi e la vicenda spesso si fa esemplare in ogni recita del proprio spettacolo (interiormente dolorante, e in altra forza).

(…) Della medesima visione sono intrisi i sottovoce personali e quelli collettivi che da ormai diversi decenni hanno invaso le ragioni comunicazionali di un gruppo di artisti siciliani, catanesi riuniti da Salvatore Commercio in un unicum autonomo, libero, non irreale, né colto da allucinazioni prospettiche o da visionarismi provinciali o da necessità rivoluzionarie ad ogni costo (che diventano infine cieche al primo impulso negativo, se non proprio del tutto marginali).

Così “la via del possibile”, a cui si affida la riflessione, è diventata anima e clima di un Verticalismo, consegnato alla storia della loro biografia culturale e rifugio (o spinta) per la loro stessa ricerca estetica, e precisamente adottata per il piano creativo febbrile, al principio o alla fine di un progetto la cui attività è esemplare proprio perché rettifica eventuali complessità problematiche, propositi di poetiche intimidite dagli avversi tempi, in simultanea convergenza con ogni genere di gusto erudito, di ambientazione scientifica, di ostentazione democratica fine a se stessa, o di invenzioni che intendono il divenire progress e opere soltanto facciata e sovrabbondante per retorica impropria. La cosa in lotta in ogni caso accelera il messaggio non soltanto occidentale, così come il grado del paesaggio che tende al suo sviluppo verticale. I giardini del “possibile” non possono essere luoghi sterili e nudi, polverosi e labili, tra massicci accumuli di cocci o frammenti di tutti gli altri guasti emozionali, costruttivi, o cosmi disfatti in cui i resti trasmettono fasi remoti di terribilità, di errori beffardi, di galassie spente e perdute, o altro magma della disfatta sensazionale, ma aree di preferenza del naturale, del meraviglioso e dell’esatto trasferimento della bellezza intese come ordine, luce, coscienza della migliore vita, posto (persino ingordo) della civiltà meno traumatica o terrifica insinuante. In essi infatti s’inalveano lampeggiamenti del Cosmo, eventi giganteschi e mai balbettati, discipline di azione artistica, il continuum che racconta comportamenti di attrazione. Opposti al panico di ciò che il tempo ha congelato o dimenticato anche come notizia di sfondo, dopo ogni caduta.

La rivoluzione da anni avviene per avvenimenti dosati, non clamorosi, diffusi su miglior senno, a distanza del negativo, riassumendo sistemi filosofici e morali in levità di pensiero, distanti dalle insidie del risaputo, senza esasperazioni espanse dalle misure dell’abnorme, e tanto meno sfidando per mugugni e ire le forze preesistenti, qualunque siano il raccordo e gli insiemi approssimativi .

La sua divulgazione non accetta deliri, né modelli alternativi alla logica dell’urto, e non grida slogan per rimuovere istanze improprie, ad effetto pubblico. L’immutabilità concede ancora sviluppi per il sapere e il godimento non algido. Nevrosi (intellettuali) e psicosi (indissolubili) non glorificano verità ineluttabili o estreme, ma smarriscono i buoni effetti d’un lavoro proficuo nel senso verticalistico e cioè evoluto, teorizzante “il possibile” senza rifiuto o dubbio concettuale. Senz’altro le stesse superfici hanno bisogno di alti magnetismi.

Nel medesimo dominio le espressioni si identificano per simboli, colori, parole, funzioni enunciative e sogni liberi, oggetti innumerevoli nella loro tersa quiddità numerale, il readymade paradigmatico così come la Cosa che è messa a nudo dal “campo di possibilità” a cui si affidano l’interpretazione dilatata o colta per via delle teorizzazioni, le alchimie di vario tipo e fede, le varie stasi a cui si agganciano il mondo del sapere, dell’estro, il manufatto e l’artefatto, la fabula gentile e il nome comunque disseminato o registrato dal vissuto, indubbiamente chiamato in causa da un’esperienza che tuttavia va resa concreta, anche soltanto riosservando un lago o iniziata con l’occhio educato a guardare il teso e fluente sciogliersi della lava accesa e veloce, magma, vapore e natura.

E’ un desiderio degli uomini quello di scoprire le complessità della vita che passa e di captare intanto i segni esili e maestosi, sospesi e funzionanti dinanzi all’essere che li ha posti al suo servizio civile, privilegiando le suggestioni a servire l’io di ognuno e di emanciparlo per la solidità della sua etica nuova.

(…) Questi valori sistematicamente coinvolti nel rimando a ciò che può essere (o diventare) il Verticalismo (che peraltro aumanta sempre di più il suo numero di adepti) all’origine ha fatto tesoro di ciò che ha detto per esso Antonio Corsaro, sacerdote-scrittore di Catania, professore universitario che del gruppo in causa è stato il primo istitutore, teorico cospicuo: …occorre premettere che esso è un metodo e che, come tale, si fonda su presupposti convenzionali… è il modo di concepire lo spazio… Cioè si va dalla rappresentazione della realtà smisurata delle vaste metropoli alla rappresentazione proiettiva e magica degli oggetti e soprattutto del corpo. E’ con il verticalismo che l’mmaginazione dello spazio si dovrebbe farla cambiare… “Una sensibile svolta dell’ arte può avere riscontro soltanto se si riesce a trovare una nuova concezione dello spazio medesimo”.

(…) Quando era in vita credevano in tanti alle sortite rivoluzionarie di Antonio Corsaro, e con loro diversi compagni del piccolo prete irregolare e indipendente, nato nel 1909 a Camporotondo Etneo e scomparso a 86 anni a Catania il 18 agosto 1995. Compagno di università di Carlo Bo (alla cattolica di Milano) che lo ha commemorato nel trigesimo sul “Corriere della sera”. Indizio pretestuale, misterioso, mai enfatizzato.

Ma questo non è un profilo dello studioso, bensì una citazione sporadica per esemplificare meglio il recupero di una questione tutt’altro che siciliana o una memoria coreografica, bensì una “possibile” definizione di europeicità del fermento che egli ha instaurato per la coesistenza peculiare del fenomeno a cui tanti giovani inizialmente si erano affidati per la loro creatività, ormai presente (dagli anni settanta) in avvenimenti molteplici, in pubblicazioni dovute a iniziative continue e decise di fare arte, di confermare il credito ottenuto e del tutto irrinunciabile in più strati, fra antiche penombre e lumi silenziosi, parole sottintese e cenni morbidi, lievi, decadenti, parziali, ordinari, camminando nella luce del giorno e dubitando della notte, quando il deserto probabilmente offusca le idee e i passi più devoti. Ma ciò che dorme prima o poi si sveglia, per intendere meglio la differenza progettando un’ideazione più attenta.

Ed ecco la dinamica di ciò che il Verticalismo ha condotto in più bisogni e sogni esemplari: il dolce parlare, le esposizioni in cui molte cose si decidono, il colore visto nel fiuto delle più attendibili discipline, oltre la teoria e i filosofemi scabri, le rivelazioni puntualmente codificate dalla fusione di spiriti ferventi, là dove aleggia la brezza e l’onda sconfina arcana tra guizzi salini, crescita di movimenti, sorprese di idillio con la quotidianità difficile, e l’innervatura temperata ad un entusiasmo senza amene simulazioni o sfoghi.

Il movimento verticalista è indubbiamente una lingua non perversa, anzi docile nel coacervo dei mutamenti; legge l’essenza della nostra vita, la sua “conversione” alle novità, attraversa le deviazioni, i rituali, le rivisitazioni, il senso del fare e dell’amare.

(…) Dalle ceneri comuni il Verticalismo è sfuggito agli atteggiamenti farisaici e colto la civiltà programmata come obiettivo agli esiti del “possibile” raffigurato come costruzione fondamentale al vivere disinvolto, felice di dire le passioni, con un passato che diventa presente, memoria di qualcosa di imprescindibile, cruciale e “verticale” fenomeno nella biologia del presente millennio.

Su questa base si fabbricano il divenire del proprio credo, il centro dell’architettura contemporanea, l’Orto botanico delle crescite vegetali, il degno complesso di cause che portano alla “via del Possibile”, torrenziale se non progetto assoluto del prestigio di domani davanti ai fatti, all’infinito che accoglie tantissimi poeti, filosofi, artisti, uomini problematici, presenze di saggezza, generazioni di idonei alla causa comune della bellezza e della spritualità. Mentre il pensiero non è il guscio passivo della lumaca pigra e vischiosa ma il luogo cavo da cui le intelligenze sono partite per realizzare i loro segreti in qualsiasi oasi dello spirito, o la doppia misura per conoscersi punto dopo punto, in ciò che si prolunga e potrebbe avere un destino come colonna vertebrale neo-moderna. La stessa posizione festeggia la prospettiva rispetto alle vecchie ricette moderate e riduttive. L’energia si riproduce nel suo coraggio, l’eretico non soffre dell’altrui uso di derive non vitali, incontra il mondo che ha conquistato dagli stimoli diventati abili pretesti di temperamento del pensiero e del fare senza tregua, più per certezza conflittuale che per riappropriarsi del troppo non avuto mai e mai.

Nelle tracce del “possibile” gli abissi si sono ridotti notevolmente. La porzione diventa corretta parte del tutto, senza paventare un divenire tragico di cui potremmo essere ospiti o sorpresi da raccapriccio. Con il Verticalismo si spengono le estasi di ogni avanguardia perché tanti interrogativi sono stati risolti dallo spirito di elevazione che caratterizza ogni impiego della propria intelligenza, in sintonia con il ricominciare daccapo e senza ansia di soccombere o di affrontare prove indiscrete di contingenze del pensiero. I segnali sono diffusi in ogni verità, non appaiono incolmabili perché ogni istanza accontenta la vita che pratica un’intrepida trascendenza, in grado di definire la medesima tutela, apponendo la sua firma persino nei più segreti risvolti del suo pubblico zelo.

L’albo di questa disseminazione di questioni incombenti, è aperto al concorso di tutte le filosofie; la fantasia augura all’occhio il versante più in là, e la razionalità medesima vive come in un sogno gotico e surreale, fissato per la partecipazione assoluta e assidua delle escursioni “possibili” nell’Ovunque, e a pieno.

Purezza, innocenza, non sono formule pretestuali per l’uso e la fortuna della raffigurazione, dell’ottimismo implicito, ma momenti di una chiarificazione con cui la persona si accosta al dialogo con gli altri, non arida formula delle mutazioni e tanto meno manifestazioni del Caos o del volgare in arte.

Una promozionalità che in questi anni (e in questo senso dialettico) Salvatore Commercio, nume entusiastico e fondamentale, ha portato in alto, determinando una rottura di schemi antiquati ma cancellando il ristagno che si assiepa in ogni conflitto datato o accarezzato da usura convenzionale, e in ogni caso gualcibile.

Quanti diluvi sono necessari affinché l’arte e il pensiero (verticalistici) conquistano le loro utopie, gli equilibri di onestà e di sincerità conseguenti alle aspirazioni proprie della loro identità? Il punto di esperienza riversa su di essi sempre più esplicite e autografe verifiche, documenta tecniche e relazioni percettive dosate, forme e fotogrammi carezzati da linguaggi dirompenti, ricerche elettive, racconti ed astrazioni pretestuali, descriptio, forza d’amore, innovazione e profondità a cui la consapevolezza catanese non è mai venuta meno, compresa l’uscita dalle convenzioni minori, dalle insidie ideative, dal commento esemplare, dalle formule cromatiche e tecniche espunte dal medesimo patrimonio culturale della loro epoca: cinema, teatro, letteratura, arte del segno, scienza, altre inquadrature.

(…) Ecco, “il Verticalismo” è questa pratica della nozione elgante e disuniforme della realtà, ripetibile come la vita e interagente in stati molteplici di essa, ma densa di interrogativi sulla pagina a cui si è espresso il progetto rettilineo o asimmetrico, grumoso o diffuso in cifra stilistica provocatoria, intuitiva, pathos più che automatico (e legittimo).

L’opera deve essere sociale e integrativa alle effusioni ottiche dello sguardo; deve indicare il nodo che si scioglie anche quando tutto si capovolge della stessa, che campeggia nel vuoto e occupa uno spazio psicoterapeutico, una lezione di curiosità, i paradossi addolciti o mimetizzati dalla differenza del già visto.

(…) Le esibizioni scommettono su una lettura a pubblico unico, qualunque sia il continente di provenienza, ma deve anche spostarsi nell’Ovunque per narrarsi come un “giallo” i cui l’idea di indagine deve essere esplorazione comune, plurale, sempre.

Il fenomeno lieto diventa così proposta duttile, in uno stato eterno di lettura pubblica, spesso rimasta oscura, mentre adesso va adibita all’interesse di tutti, in erranza non museale chiusa, riordinata per l’uso generale, la disponibilità di coloro i quali si affidano a un turismo intellettuale anziché a quello sesso-gastronomico o di pura divagazione: donchisciottesca, per memorie libresche, per stasi di passività, per immediatezze di suoni aspri e scene spensierate!

Dall’insicurezza dei vecchi schemi del “vedere”, si passa a un fervore non tradito da cui si registra l’essenza (e la presenza) di una verticalissima verità”. (Domenico Cara).

Alla Galleria Verticalista, Via Suor Maria Mazzarello 12 – Catania, dal 28 settembre all’8 ottobre, mostra d’arte “Movimento Verticalismo in ‘libertà’ e ‘verità’”. Espongono: I. Taccini, R. Calì, G. Pepe, R. Platania, S. Spatola, R. Buccheri, S. Commercio.

VIVIENNA:IT: “Da sempre si dice che l’artista deve essere libero, in modo totale; altrimenti la sua arte nascerà all’ insegna di una libertà “mancata”, “interrotta”, “mai nata”. Ma, attenzione, che cosa significa essere libero? Che cosa sono la “libertà” e la “verità” per noi? Cercheremo di lanciare un seme di logica in un terreno di estrema confusione, di giochi speculativi, di filosofie di e per altre epoche, altre realtà socio-culturali.

Sulla libertà. “(…) Immaginiamo, per comodità, l’ Universo primordiale come una nube in espansione costituita da protoni, neutroni, coppie elettrone-positone, fotoni, neutrini (sebbene diverso dalla nostra idea di “origine”)… Domanda: cosa sarebbe accaduto se un protone, anche in condizioni eccezionali, non si fosse unito a un altro protone (a causa della repulsione coulombiana) per formare un deutone e, dal continuo di quest’ ultimo, elio e via via elementi sempre più complessi? Ci sarebbe un Universo di solo idrogeno. E anche in questo caso non staremmo qui a parlare di arte. Possiamo dedurre che ogni singola particella è un campo di possibilità che sovrapponendosi ad altri campi di possibilità dà vita a reazioni nucleari sempre più evoluti. Pertanto, l’ Universo (lo spazio) sin dall’ origine era un campo di possibilità che sovrapponendosi a se stesso ha creato campi di possibilità, che in atto continuano lungo una verticale evolutiva: dall’ idrogeno a tutti gli elementi, a tutti i composti, dalla prima forma di vita all’ uomo. Lo sviluppo è avvenuto (e continua) in 3 fasi: 1) sovrapposizione, 2) disseminazione, 3) espansione, l’ insieme evolutivo che trova nella vita e nell’ uomo la risposta a un’ “origine” singolarissima. E in questa sua espansione, ripetiamolo, non si è data alcuna forma. La sua espressione consiste nella crescita in direzione del possibile”.

“(…) la prima cellula che ha segnato la vita sul nostro pianeta, se non avesse avuto la peculiarità di creare un’ altra se stessa, utilizzando la sua stessa energia, oggi non staremmo qui a discutere di arte: l’ unico tentativo (o i tentativi) di vita sarebbe ben presto finito nel nulla della degenerazione. Sto volendo dire che la cellula sovrapponendosi a se stessa si replica; e nel suo continuo (valutato nell’ ordine di 4 miliardi di anni), disseminandosi nell’ ambiente, ha raggiunto la massima espansione realizzando l’ uomo. In breve, la cellula va vista come un campo di possibilità. La sovrapposizione di campi di possibilità ha dato vita alla filogenesi”.

Sulla Verità. “(…) Come possiamo stabilire con certezza che ciò che abbiamo davanti è un metro esatto? Non c’ è che una risposta: basta metterlo a confronto con il metro campione di platinoiridio custodito in Francia nell’ Ufficio Internazionale dei Pesi e delle Misure. E se il metro scomparisse come una sorta di magia? In questo caso perderemmo la certezza del nostro metro. Certo, esistono delle copie. Ma non sono esattamente il metro campione. Basti pensare che la copia n. 1 che conserva l’ Italia nell’ Ufficio Metrico Centrale differisce dall’originale un po’ meno di 11 parti su un milione.

Questo esempio elementarissimo è sufficiente da solo a farci riflettere sulla questione della “verità” tanto decantata. Vale a dire: come possiamo essere certi di avere davanti la “verità” se non possiamo raffrontarla con una “verità” campione? Diciamolo: sarà anche successo che fra tante cose dette e scritte la “verità” sia stata messa a fuoco; ma questo non lo sapremo mai, il che equivale a dire che mai è stata detta”.

“(…) E se la “verità” esistesse nel suo opposto, come dire che la “verità” è la non esistenza della “verità”? Più precisamente: che la “verità” altro non è che la “libertà” della natura, la sua “probabilità”, il “campo di possibilità” in cui si manifesta nel suo continuo? In realtà non sto lanciando niente che già non abbia detto tra le righe. Se la “verità” non può esistere per le ragioni addotte è più che logico concludere che la natura è libera da sempre e per sempre. Questo significa una sola cosa: che la “libertà” è l’ unica certezza, l’ unica possibile “verità”.

“(…) In ultima analisi, la ricerca della “verità” ci ha portati a capire in modo inequivocabile quanto abbiamo premesso: la “verità” altro non è che la “libertà” ossia un “campo di possibilità”. Di qui però risulta più che mai evidente che non ci sarebbe “campo di possibilità” senza l’ uomo. L’ universo intero non esiterebbe in mancanza di un’ autoconoscenza. Di qui l’ idea che è l’ uomo a gestire il “campo di possibilità” che lo ha generato ma che senza il quale, ripeto, il “campo di possibilità” non sarebbe esistito. Se così è, ed è così, l’ uomo infondo gestisce se stesso, direi che gestisce la “libertà” che rappresenta ed esprime, come dire che è la “verità”.

In sintesi. L’ uomo (la natura) è “verità” in quanto “libertà”; “libertà” in quanto “campo di possibilità”. Il “campo di possibilità” è l’ espressione della “libertà”, l’ unica “verità”. Una “verità” che decisamente contrasta con quell’ altra “verità” classica, in nome della quale la storia dell’ umanità è intrisa di sangue, dai primi gruppi di forza e di potere a Cesare a Hitler a taluni capi religiosi fino a certo odierno “potere” politico, (e non solo politico). Di qui muove, anche, la nostra contrapposizione alle “vertità” di molti movimenti artistici dell’ ultimo secolo, “ismi” nati ad arte che pretendono di essere punto di riferimento, piano di riscontro per l’ io e il mondo.

Dalle suddette considerazioni sorge spontanea una domanda: la società esprime il “campo di possibilità” dell’ io di ciascun uomo? No. Il “potere” si attiva perché si realizzi pienamente un “campo di possibilità” per l’ umanità? No. Ne deriva che la “libertà” non esiste, e di conseguenza non esiste la “vertità”. Nel mondo impera il “falso”, l’ “illusione”, la “parzialità”.

(…) Da questi pochi, emerge che la “libertà” non è ancora di questo mondo. L’ odierna “libertà” non è espressione di “vera libertà”, come vuol farci intendere il “potere” democratico (meno che mai altri tipi di potere), dato che non ha la “possibilità di essere”. L’ artista che non ne ha piena coscienza è un “individuo” che non vive nella società, non abita il mondo, pertanto è estraneo alla società e al mondo. L’ artista ‘totale’, in quanto tale, è dimezzato poiché la creatività è funzione di libertà, libertà che potrà esistere solo nell’ ambito di una “società di possibilità”.

Per quanto detto possiamo concludere che l’ artista deve operare in un “campo di possibilità”. Significa che deve essere consapevole che i suoi “supporti” espressivi sono “campo di possibilità”, dall’ io allo spazio-tempo; e ulteriormente che è un elemento della complessità del mondo. Vi resta legato sempre; anche quando ne vola via. Non può sfuggire al suo destino di unità sociale. E che lo voglia o no deve interagire con la società come con l’ intero habitat naturale. Dovrà scontrarsi constantemente e duramente con molte “forze”, “debolezze”, “regole”, “atteggiamenti”, “inclinazioni”… della società tutta per contribuire alla realizzazione di una civiltà basata su un Campo di possibilità planetario, la Via del Possibile” (Salvatore Commercio).

15 ottobre. La Galleria Verticalista di Catania, Via Suor Maria Mazzarello 12, aderisce alla Dodicesima Giornata Nazionale del Contemporaneo di sabato 15 ottobre 2016, indetta dall’AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani. Per l’occasione sarà realizzata la mostra “Movimento artistico Verticalismo, verso il possibile”, con opere di Guy Bleus, Klaus Groh, Rosario Calì, Giovanni Compagnino, Rosario Platania, Guglielmo Pepe, Dietrich Fricker, Iolanda Taccini, Salvatore Spatola, Rosa Buccheri, Daniel Daligand, Lengyel Andras, Anna Moor, Robert Swierkiewicz, Salvatore Commercio. Inoltre, in esposizione “Reportage fotografico sulla moschea di Catania” dei fotografi Teresa Zingale, Daniela Calcaterra e Francesco Nicosia.

Nel corso dell’evento i visitatori potranno liberamente consultare l’’Archivio storico’ della “corrente”: libri, quaderni, cataloghi e giornali…

Galleria Verticalista – Catania, via Suor Maria Mazzarello 12, dal 3 al 13 novembre mostra d’arte “Movimento artistico Verticalismo, in ricordo di Eugenia Di Grazia”.

Qui ci piace ricordare la nostra poetessa-pittrice (gruppo storico, prematuramente scomparsa) riportando un piccolo frammento di una lunga intervista rilasciata per il saggio “Intorno a pittori e poeti siciliani vivi a stento contagiosi assetati pericolosi per se stessi e per gli altri” (di chi scrive).

D: Che cosa è cambiato in te da quando sei entrata nella vita o nell’atmosfera del Verticalismo o più semplicemente nella “Via del Possibile”?

R: Da quando sono entrata nella “Via del Possibile” che caratterizza il “Verticalismo” non credo di essere cambiata dalle più profonde radici: mi sono evoluta nel tempo, ed ho acquistato una maggiore scioltezza e libertà nell’accettare le mie cose, già fatte o in fieri, per le quali ho imparato a non esigere quella perfezione che bramavo e che mi bloccava.

            “La Via del Possibile” ha contribuito a farmi superare la mancanza di fede nelle mie potenzialità creative e, nello stesso tempo, a darmi la speranza che si possa tentare di rompere certi pregiudizi, certe chiusure, certe remore che affliggono gli artisti del nostro sud nei confronti, ad esempio, di artisti sempre italiani, ma del centro e del nord.

            Nei riguardi, poi, della produzione artistica, la “Via del Possibile”, nella concezione stessa di potenzialità e selezione che si richiede all’artista, nel divenire della sua continua crescita, esalta la priorità del valore dell’opera per se stessa, rifiutandone la mercificazione.

            Questo peculiare percorso, rende liberi dall’accattonaggio e affranca dai patteggiamenti chi impegna tutto il proprio essere nell’arte.

D: In che modo contempli l’opera prima di apporre la firma?

R: Apporre la firma è come accettare la compiutezza dell’opera finita: il finito mi dà un senso di liberazione, ma nello stesso tempo di limitazione. Il divario tra l’alto grado di perfezione che si era sperato per un’opera, prima di accingersi a farla, e quello poi raggiunto nella realtà, è difficile da accettare.

            Contemplo il prodotto uscito da me nei più segreti particolari, a me sola ben noti, spesso con profonda scontentezza e con severo distacco. A volte, però, con orgoglio o con pacata tenerezza: ora come la madre fiera della bellezza della figlia, che si bea nel contemplarla (mi viene qui, dai miei studi classici, certa reminescenza di Latona quando s’indugia a guardare la bellissima figlia Diana); ora come la madre più dolce e mite, consapevole della scarsa avvenenza della sua creatura, che per questo l’ama e l’accarezza con lo sguardo di più.

D: Se ti chiedessero di cantare la tua ultima opera con quali parole inizieresti?

R: Con queste che mi vengono ora sulle labbra: “Verde risorto sul grigio roccioso/dispiega i suoi rami alla luce più intensa…”.

In esposizione gli artisti: Rosario Calì, Giovanni Compagnino, Rosario Platania, Iolanda Taccini, Guglielmo Pepe, Rosa Buccheri, Salvatore Spatola, Salvatore Commercio.

12 novembre. Cronaca Oggi Quotidiano (Maurizio Giordano): Intervista a Salvatore Commercio. “Durante la mostra d’arte “Movimento artistico Verticalismo, in ricordo di Eugenia Di Grazia”, svoltasi dal 3 al 13 Novembre alla Galleria Verticalista di Catania, in via Suor Maria Mazzarello 12 ed in cui hanno esposto gli artisti Rosario Calì, Giovanni Compagnino, Rosario Platania, Iolanda Taccini, Guglielmo Pepe, Rosa Buccheri, Salvatore Spatola, Salvatore Commercio, abbiamo incontrato proprio il fondatore e promotore del Gruppo Verticalista etneo, il maestro Salvatore Commercio che al Verticalismo ha dedicato, oltre alle produzioni artistiche, anche alcune opere a stampa che spiegano il Verticalismo in chiave filosofica (col saggio del 1982), narrativa (col romanzo “Comizio verticale” del 1987) ed estetica (con l’opera “Dalla prospettiva rinascimentale al Verticalismo”, edito nel 1992). L’incontro con il maestro Commercio ha rappresentato una occasione per parlare della storia,  dei trascorsi, del futuro del movimento e per immergersi nell’affascinante mondo dei Verticalisti”.

“Sorto a Catania nel 1973,  – spiega il maestro Salvatore Commercio – il movimento, prodotto autonomamente, senza supporto politico né di altra natura, contrariamente alla maggior parte delle correnti che hanno solo carattere artistico o attengono a un solo ambito, ha interessato molte discipline e svariati settori dalla scienza alla filosofia, dalla letteratura alla politica, dall’arte alla tecnologia, dall’ibernazione alla semiologia, alla bioetica, alla teoria della comunicazione, alla grammatica e psicologia della visione, fino ad affondare nei proverbi e negli aforismi, nella metapsichica”.

D. 43 anni di storia. Cosa vuol dire oggi, cosa rappresenta nel 20016, il Movimento Verticalista?

R. Il movimento artistico Verticalismo in forza dei suoi 43 anni di attività (internazionale), con il suo gruppo storico e centinaia di seguaci e collaboratori in oltre 50 Paesi, si può considerare, a ragione, la “corrente” più longeva a partire dalla storia dell’arte moderna. Inoltre, è l’unico movimento artistico-culturale e sociale originale e non ideologizzato, vale a dire è un movimento che opera nella piena indipendenza delle idee per una società “campo di possibilità” (la Via del Possibile).

 

D. Come fondatore del Movimento quali differenze riscontra nella società, dalla nascita del pensiero Verticalista ad oggi?

R. Nei primi anni ’70, nonostante la ‘costante’ crisi politica, una cultura che si incurvava su se stessa e il terrorismo (si parlerà di anni di piombo), la società era piena di aspettative. Si viveva in un’atmosfera positiva, si guardava al domani fiduciosi; non c’erano grandi impedimenti nel divenire del cambiamento; ciascuno poetva disegnarsi un futuro possibile. Il movimento Verticalismo, con le sue mostre, i suoi spettacoli, i suoi workshop, i suoi film, le sue pubblicazioni… ha sempre messo sotto accusa il potere politico-economico cieco nei confronti della società reale, soprattutto negli ultimi 20 anni.

 

D. Come è cambiato in questi 43 anni il Movimento e come si è trasformata la società col passare del tempo? Riscontra una crescita, una metamorfosi, nel pensiero, nella filosofia verticalista, con l’avvento degli anni Duemila?

R. Nei primissimi anni ’70 il movimento Verticalismo era pricipalmente impegnato a crearsi uno spazio nell’universo arte (fortemente inflazionato dall’arte concettuale) anche in forza della rivista  trimestrale d’arte e cultura Verticalismo, distribuita gratuitamente sia in Italia che all’estero. Processo che culmina nel marzo del 1977 al Museo Leonardo da Vinci di Milano. Segue tutta l’attività elencata nella precedente risposta. Ma la grande svolta che guarda all’uomo, all’ambiente e all’etica tecnoscientifica arriva negli anni ’90.

            Il 13 dicembre 1993, all’Università di Catania, aula Magna Facoltà di Lettere, si istituisce la “Prima Giornata Mondiale dell’Universalesimo” (con regolare cadenza annuale); conferenza interdisciplinare sulle problematiche dell’uomo e dell’ambiente. Relatori, oltre a chi parla ed Eugenia Di Grazia, Marcello La Greca, docente di zoologia all’Università di Catania; Salvatore Notarrigo, docente di Fisica all’Università di Catania, Giovanni Russo, docente di Bioetica all’Università pontificia salesiana “S. Tommaso” di Messina; Maria Scifo, delegata regionale del WWF; l’Assessore alla Cultura Antonio Di Grado. A partire dalla Seconda Giornata… contestualmente si dà vita alla “Mostra Internazionale d’Arte”, tra gli altri circa 50 gli artisti stranieri un po’ di tutto il mondo (espongono anche Greenpeace e Amnesty International). Tra i relatori Maria Elisa Brischetto e Rosalba Perrotta del Centro Unesco (docenti all’Università di Catania) e Giuseppe Piccione del WWF Sicilia. Patrocinio (citiamo solo qualche esempio): Assessorato alla Cultura, WWF, Lega Ambiente, Centro Unesco, Croce Rossa, Greenpeace, Movimento per la Pace, Club di Roma, Emergency Italia, CGIL, CISL, UIL, CISAL, Poste e telecomunicazione e via elencando.

            A partire dal 2000 arte, cultura, società, ambiente, tecnologia, scienza, bioetica… sono l’ossatura e la sostanza del movimento artistico internazionale Verticalismo.

“(…) Non più scontri” estetici, ideologici, di linguaggi, di radici, di pelle… bensì “confronti” per una libera crescita in direzione del “possibile”. L’artista, in questo nuovo spazio sociale certamente recupera la sua funzione rivoluzionaria di operatore sociale, di “io” aperto all’”altro”, senza perdere la sua peculiarità di “inventore” di mondi, di cercatore di “passaggi”, di ricercatore…”.

 

D. Secondo il pensiero del Movimento verso dove va oggi il mondo, la società, così travagliata da mille problemi?

R. Sul piano nazionale, purtroppo, poco o niente è cambiato nel corso degli ultimi 20 anni. Anzi sono aumentati i fardelli dell’uomo. Tanto da poter ‘ripetere’ testualmente per l’ennesima volta:  "(...) La società, nella sua interezza, sembra esistere solo nei (e sotto forma di) tabulati delle istituzioni”. (...) Chi “non ha” possibilità “non è”. Non è libero di operare delle scelte né di autodeterminarsi. Dipende in toto da chi detiene le redini. Ed è facile preda di chi gestisce illusioni.  (...) La società reale è costretta a vivere dimezzata, nell’ impossibilità di divenire (troppi totem, feticci, radici usurate...). Per un cambiamento vero e radicale “(…) è necessario che in primis i governi si attestino su un progetto di costruzione di una civiltà in cui ciascun "io" possa assurgere a “campo di possibilità”. Solo in questo modo si potrà operare un reale cambiamento: dalla società in progress di “impossibilità” a una società capace di svilupparsi lungo “la Via del Possibile”. (...) J. F. Kennedy: "Se una società non può aiutare i molti che sono poveri, non dovrebbe salvare i pochi che sono ricchi". (...) Di qui la necessità di un “nodo” o un “occhio” o un “osservatorio”… interdisciplinare flessibile, aperto, (sovra)nazionale, di intellettuali, scienziati, artisti, rappresentanti di associazioni e cittadini comuni, che punti sull’ “essere” e la “natura” cuore dell’umanità. (…) Dobbiamo convincerci noi cittadini per primi, che dobbiamo nettamente cambiare i termini di concepire la politica, di fare politica, di guardare alla politica”. Tutto questo è il seme minimo se davvero vogliamo costruire la società agognata, la civiltà dove il “noi” diventa la garanzia dell’ “io” perché è un “noi” di “io” realizzati attraverso il recupero della loro genesi (…un divenire di elevazione lungo il 'possibile') dove ciascuno, finalmente, potrà dire: “'posso', dunque sono”. (...) In pieno terzo millennio stiamo ancora vivendo una strana "democrazia" non pienamente realizzata, forse interrotta, forse irrealizzabile... Sicuramente da rifondare! Ma che sia un "campo di possibilità", per una "società di possibilità": la Via del Possibile".

In quanto al mondo. Sia in Europa che a livello Internazionale siamo costantemente in piena guerra fredda (e non solo). Così facendo saremo pempre più ciechi e impotenti nei confronti dell’’invisibile’.

 

 

D. Quali e quanti sono stati in questi 43 anni i momenti, le situazioni di crescita del Movimento?

R. E’ impossibile, in poche battute,  tracciare una sintesi di una storia lunga 43 anni (e non è ancora conclusa). Nel 1987 ho dovuto scrivere un romanzo, Comizio Verticale, per meglio descrivere l’intensa attività dei primi 7 anni del Verticalismo e dei Verticalisti, a partire dal 1973. Da quel momento in avanti il ‘racconto’ si è sviluppato (e registrato) in tanti libri e 3 film lungometraggi (e un quarto uscirà tra non molto). Tutto questo sta a significare che tra non molto sarò piacevolmente costretto a scrivere un nuovo romanzo (racconto cronologico). E voglio sperare che non sia l’ultimo.

D. Come si può, secondo lei, restituire spazi, dignità, attenzione all’arte, alla cultura, al pensiero filosofico, in un momento in cui regna l’indifferenza e l’oscurantismo ideologico e culturale?

R. Il 14 ottobre 2010 il ministro Giulio Tremonti dichiara: “Con la cultura non si mangia”. Quai 4 anni più tardi il Presidente Barak Obama, in un incontro coi giovani nel Wisconsin, dichiara che una ‘laurea in storia dell’arte’ non garantisce abbastanza guadagno. E consiglia di prendere in considerazione altre soluzioni. (Solo per citare due casi di un lungo drammatico elenco.) Oggi, questa leggerezza culturale non la commento. Sarebbe fin troppo troppo facile. Mi limito a rispondere con Dostoevskij: “La bellezza salverà il mondo”. (E’ quello che dice il principe Myskin nel romanzo L’idiota.)

D. Al momento a Catania i Verticalisti a cosa stanno lavorando e chi fa parte oggi del Movimento?

R. In questo momento stiamo ultimando le riprese del quarto film lungometraggio “Noi folli per il Verticalismo”, che completerà la tetralogia. Inoltre, si lavora per altri due workshop: a Sydney e Madrid (dopo il successo ottenuto a New York, Parigi, Londra e Berlino). Nel 2017 (primavera-estate) daremo vita a una grande retrospettiva. Dei dettagli ne parleremo più in là. Naturalmente continua senza sosta l’attività artistica e culturale nella nostra Galleria Verticalista. Rispondo alla seconda domanda. Il Movimento nel mondo conta circa tremila collaboratori. Giusto per citare qualche nome italiano a partire dal ‘gruppo storico’ (oltre a chi le parla): G. Pepe, R. Platania, N. Raciti, I. Taccini, F. Liardo, B. D’Accampo, G. Compagnino, R. Occhipinti, R. Calì, S. Barbagallo, N. Minio, S. Spatola, O. Spazzoli, G. Catania, D. M. Costa, G. Arena, A. Farinella, F. Di Giovanni, C. A. di Trifiletti, R. Buccheri, F. Amato, M. Farinella, N. Bortolotto, M. Di Gloria, D. Pepe, M. Lo Presti, V. Orto, A. Guardo, A. Sciuto, O. Mamprin e via di seguito… [Proprio qualche mese addietro sono passati a miglior vita (e qui mi piace ricordarli) T. La Scala e S. Maggiore.]

D. Ma è davvero ancora ipotizzabile, in una realtà come quella dei nostri giorni, il vostro “divenire di possibilità per una nuova idea di società”?

R. In Europa un ‘terzo’ della popolazione vive in stato di povertà. L’80% dell’umanità dell’intero pianeta vive nel terzo e quarto mondo. Ogni 5 secondi muore un bambino. Ogni anno ne muoiono circa 7 milioni prima d’aver compiuto 5 anni. Da fin troppo tempo continuiamo a (soprav)vivere circondati e assediati da ‘poteri nemici’ che di fatto annullano l’”essere”. Soprattutto scartano il diritto e l’”io” degli ultimi… A tutto questo va sommato un clima di paura a tutti i livelli (non soltanto europeo) che azzera le ‘certezze’ e allontana l’alba di un domani possibile. E’ “necessario e urgente” che ciascun paese liberamente, senza forzature, metta mano a un’estetica della politica nazionale e ‘superorganica’ che veda  al centro l’”essere” e lo stato di diritto, primo mattone di una “società di possibilità” per un “divenire di possibilità”. Ma, attenzione tutto questo non vuole significare che siamo per una globalizzazione dei popoli. Oggi (o ancora oggi), non si possono ignorare le “distanze” o le “ragioni” culturali, i costumi, le specificità, le radici… che caratterizzano molti Paesi. Bisogna invece tenacemente impegnarsi per un lavoro globale per quanto attiene alle “emergenze planetarie”. Si può fare. E noi tenacemente lo faremo  insistendo, prevalentemente, con l’arte e la cultura, nostro impegno forte e fermo.

 

Galleria Verticalista -  “Mostra d’arte e workshop sull’ architettura”. Dal 17 dicembre al 21 gennaio 2017. Espongono: Giovanni Compagnino, Rosario Calì, Rosario Platania, Guglielmo Pepe, Silvio SignorelIi, Rosa Buccheri, Iolanda Taccini, Salvatore Spatola, Filippo D’Angelo, Salvatore Commercio.

 

Riportato da molti media il seguente testo (di chi scrive): “Anticipiamo alcune note solo per quanto attiene al workshop sull’architettura.

Diciamo subito che l’architettura verticale (che non sta necessariamente per perpendicolare o ascensionale, bensì a ‘campo di possibilità’)  riguarda prevalentemente il sistema abitativo: l’interno e l’esterno. L’interno è l’utero in cui si dissemina ed espande il nostro io-corpo; l’esterno è la nostra esteriorità.

“(…) Intorno alla interdipendenza, ma anche dicotomia, interno-esterno è stato scritto molto. Tutta l’architettura del Movimento Moderno ne è pregna. Gaston Bachelard: “Il dentro e il fuori sono ambedue “intimi”, sono sempre pronti a capovolgersi, a scambiare la loro ostilità. Se vi è una una superficie limite tra un tale dentro e un tale fuori, tale superficie è dolorosa da ambedue le parti”. (…)”Gli edifici non hanno in città che un’altezza esteriore: gli ascensori distruggono gli eroismi della scala, non c’è più merito ad abitare vicino al cielo. Lo “stare a casa” è soltanto una semplice orizzontalità. Ai diversi appartamenti di un palazzo dislocati al piano manca uno dei principi fondamentali per distinguere e classificare i valori di intimità.

Alla mancanza dei valori intimi di verticalità, occorre aggiungere la mancanza di cosmicità della casa delle grandi città”.

Brent C. Brolin: “… la forma dell’edificio deve essere determinata da ciò che accade al suo interno e non dall’arbitrario capriccio dell’architetto”.

Perché tutto questo si realizzi pienamente è necessario che ci si scrolli di dosso la mentalità secondo cui una abitazione altro non è che un insieme di mattoni scientificamente organizzati per fornirci un tetto ed alcune comodità e ornamenti per turisti a passeggio, e si entri nell’ordine di idee che l’architettura è spazio (anche biologico) ed in quanto tale è energia e tempo. E’ in questo campo spazio-temporale che l’utente troverà gli inputs per la sua altezza. Un brillante esempio dello spazio-tempo pluridimensionale ci è dato da Minoru Takeyama nel progetto “Soggiorno: tempo/spazio/partitura per una dimora rivitalizzata”.

Contrariamente a quanto avviene con l’opera d’arte il prodotto architettonico (seppure artistico) già nasce per un destinatario. Non è un type con cui l’emittente-progettista deve dirigere l’orchestra dei sistemi architettonici della storia. E’ piuttosto un token aperto che deve tener conto del divenire dell’essere. L’emittente, inoltre, deve tener conto sia dell’uomo tecnicistico di oggi sia delle decine di miliardi di uomini supertecnicistici del futuro. Significa che oltre al problema dell’habitat c’è quello delle strutture socio-culturali e del verde. Ma nessun progetto verticalista complesso (diverso è il discorso per quello individuale) potrà mai vedere piena luce se i Comuni per primi non metteranno ordine sui Piani Regolatori e sulle concessioni edilizie e non interverranno su vaste zone di verde incolte e abbandonate.

C’è di più. Il concetto di “abitabilità” visto nella sua estrema espansione oltre a considerare lo spazio-espressione include le strutture di connessione (link più o meno elastici), l’arredamento, le luci e varie di natura pragmatica  (con cui esplichiamo talune nostre attività ed esigenze psico-fisiche), altri “significanti”, questi, che si sovrappongono al primo al fine di promuovere “significati” diretti ad indicarci nuovi modi comportamentali all’interno dell’habitat. Di qui la necessità di verticalizzare la rappresentazione dell’abitabilità affinché oltre all’io anche il corpo ne risulti stimolato e rivitalizzato a ogni comando neuronale. Verticalizzare l’abitabilità significa inoltre rompere la determinazione dell’ambiente mediante un processo di disseminazione dei volumi, delle masse-energie e dei vari d’uso e consumo. L’ambiente in cui viviamo deve poter essere un campo di possibilità in cui la nostra drammaticità, la nostra fantasia, il nostro humour, la nostra artisticità, il nostro divenire… possano sempre seguire una “curva aperta”.

Un’abitazione, dunque, che nasce dalla stretta collaborazione tra l’architetto, il designer, l’illuminotecnico, l’artista… per far sì che l’”oggetto” non sia semplicemente “oggetto” bensì un “campo” di possibilità realizzato a misura dell’uomo, inteso come io e come corpo, e volto a favorire oltre che gli inputs gli outputs. Bachelard: “La casa è immaginata come un essere verticale. Si innalza, si differenzia nel senso della sua verticalità, è un richiamo alla nostra coscienza di verticalità”.

In ultimo, viene a determinarsi quel campo di significazione connotativa che manca nei progetti orizzontali basati esclusivamente su pacchetti di significanti denotativi che legano l’utente a una trama anemica, ripetitiva, unidirezionale e impersonale. I patterns che nell’habitat orizzontale condizionano il comportamento del corpo non meno che dell’io, si spezzano sotto l’azione dei campi di possibilità di una poetica poliespressiva autogenerantesi. Ma se la disseminazione delle connotazioni riesce a sciogliere i segni pe dare vita a un impasto accelerato bio-psichico, spaziale e fotonico, l’espansione dei processi connotativi tenderà a spingere l’io oltre la soglia della semiotica dell’architettura, oltre l’intellezione microcosmica… per un più alto e intenso colpo d’ala. Allora, sarà l’universo a entrare in casa. E niente più pareti né cielo di calce. Solo energia pura e luce di spazio nello slancio del nostro divenire”.

                                                                                 

                                                                     

 Salvatore Commercio